PARALIZZATO E CIECO DA 40 ANNI SCEGLIE LA “DOLCE MORTE” A ZURIGO

DI CHIARA FARIGU

Era un ragazzo come tanti, Loris Bertocco. Spensierato, pieno di sogni da realizzare, un futuro tutto da costruire appena terminati gli studi. Gli amici, la musica, lo sport, i primi sconvolgimenti amorosi. Poi quell’incidente, a 19 anni cambia tutto. Priorità, aspettative e sogni. Costretto su una sedia a rotelle a guardare il mondo dalla finestra, finché ha potuto. Perché le complicanze poco alla volta sono comparse tutte, inesorabili, aggravando la sua già precaria condizione. Dolori sempre più forti, progressiva perdita della vista sino alla cecità. E quel mondo dapprima osservato da seduto era lentamente scivolato nel buio, presente solo nei suoi ricordi. Una quotidianità fatta di sofferenza vissuta nel nero pesto della sua camera. Il sentimento prevalente l’impotenza. Per non riuscire ad afferrare più quella vita che nonostante tutto continuava ad amare ma che non era più vita. Non si rassegnava Loris a quella non esistenza. Soffriva e lottava contro le istituzioni, contro la Regione Veneto, nella quale risiedeva, affinché ascoltassero il suo grido di porre fine al suo dolore. Quaranta anni è durata la sua vita da paralizzato al buio. Dipendente 24 ore su 24 dagli altri per soddisfare qualunque esigenza e bisogno, anche i più elementari. Poi la grande decisione meditata e sofferta a lungo: recarsi a Zurigo per il suicidio assistito.
Ma prima un ultimo appello all’Italia che gli ha negato di scegliere quando e dove dire addio alla sua non più esistenza: “fate una legge sul fine vita”.

Se n’è andato ieri Loris, all’età di 59 anni. Nel suo memoriale un’accusa “Io, lasciato solo dalle istituzioni”.
Loris come DJ Fabo, e altri come loro. Che sfiniti da anni di sofferenze inenarrabili hanno lottato affinché venisse approvato quel disegno di legge sul testamento biologico che divide la politica. Che continua a rimandare perché come disse Fabiano Antoniani “non hanno il coraggio di metterci la faccia”.

E’ durata due anni la battaglia di Loris con le istituzioni. Un grido inascoltato il suo, come inascoltato rimase quello di DJ Fabo. Tanta solidarietà dopo la sua morte e infinite rassicurazioni dalla politica sul fatto che la legge sul fine vita sarebbe stata approvata a breve. Parole. Solo parole sino ad oggi.
Quanti altri Fabo e Loris dovranno recarsi a Zurigo prima di poter chiudere gli occhi nel loro letto circondati dall’affetto dei loro cari?
Alla fine del 2016 sono stati 50 gli italiani che sono andati a morire in Svizzera. Mentre ben 225 si sono rivolti all’Associazione Luca Coscioni per ricevere informazioni sulla procedura da seguire. Persone disperate con anni di terribili sofferenze alle spalle, tutti accomunati da un unico desiderio: scegliere di morire dinitosamente

Questo il ricordo del sociologo veneziano Gianfranco Bettin:
«Un uomo generoso e tenace, impegnato su molti fronti. Animatore culturale fin da ragazzo, per decenni aveva condotto trasmissioni musicali e politico-culturali nelle radio libere venete. Ambientalista convinto, era stato tra i fondatori dei Verdi italiani e non aveva mai smesso di partecipare a lotte sia territoriali che di portata globale: contro il nucleare e i mutamenti climatici, per la riconversione ecologica, per la pace».

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