PULISCE MALE I PAVIMENTI? LICENZIATO

DI VINCENZO SODDU 

Una vita intera a passare lo straccio, pulire pavimenti dove i passi incuranti dei capi lo costringevano spesso a ripulire lo spazio, senza una scusa, senza uno sguardo, senza un grazie.
E poi c’erano stati i periodi in cui aveva desiderato di passarlo, quello straccio, quando rimaneva fermo, a volte per mesi, senza impugnare un attrezzo di lavoro che gli rendesse la giornata un po’ più dignitosa.
Così, ora, a nove mesi soltanto dalla pensione, aveva accettato quell’ennesimo incarico, sempre uguale a se stesso, nonostante l’età, la presunta anzianità che aveva pur maturato in tutti quegli anni. Eh, sì, perché i manovali non sanno nemmeno cosa siano gli scatti, la progressione di una carriera che non è una carriera, ma appena un mestiere, umile, ma dignitoso, e cercano di farsi perdonare, soprattutto a se stessi, tutte quelle occasioni perse in gioventù, quando ancora c’era una pur flebile speranza di mutare quel loro rigido destino. Ora, da dieci mesi, portava avanti quel suo lavoro con attenzione, scrupolo, senza una contestazione, men che meno disciplinare.
E invece, ieri, qualcosa di inaspettato era successo, senza che lui potesse farci nulla, fermare quello stupido scherzo del destino. Il consorzio Unilabor si era aggiudicato l’appalto per la pulizia degli uffici postali di Mantova e provincia, subentrando a un’altra azienda. Un lavoro come un altro, una bella lucidata ai pavimenti di una piccola agenzia postale dove nel giro di pochi minuti si sarebbe scatenato l’inferno: vecchie signore desiderose di incassare i soldi della Pensione, madri di famiglia perse in una lunga fila per pagare le bollette del mese, giovani migranti che chiedono inutilmente di capire come si spedisce un pacco in Mali. E proprio mentre lui rifinisce gli ultimi ritocchi del suo ripetitivo lavoro, una voce si alza stizzita a denunciare qualche macchia residua, uno strato di polvere a fatica visibile, poi qualche rimostranza di un impiegato troppo zelante, e il sogno della pensione svanisce di colpo.
Un pavimento pulito non a regola d’arte, utilizzando attrezzature inadeguate, e la compilazione errata del foglio presenze (perché, a ricontrollare, gli errori formali spuntano sempre)… Queste le accuse, i motivi disciplinari per i quali lui, che percepiva circa 500 euro mensili, è stato improvvisamente lasciato a casa, e la sua vita improvvisamente distrutta?
Daniele Grieco, segretario generale aggiunto della Uil di Mantova, ha le idee chiare. A suo avviso ci si trova di fronte a un licenziamento illegittimo che il Sindacato ha già impugnato, in quanto l’azienda ha già tenuto a comunicare che non intende conciliare. Tra l’altro Grieco ricorda che «secondo lo Statuto dei lavoratori servirebbero almeno tre sanzioni disciplinari consecutive prima di licenziare un dipendente. A meno che non si tratti di motivazioni molto gravi. Invece, per quanto riguarda il caso specifico, l’uomo da quando lavora per Unilabor, è stato richiamato soltanto in quest’occasione.» E non con motivazioni gravi.
La lettera di contestazione da parte dell’azienda, poi, sarebbe arrivata a fine agosto e, nonostante le richieste del Sindacato, l’Azienda avrebbe rifiutato qualsiasi incontro e anzi per tutta risposta avrebbe fatto pervenire la lettera di licenziamento per il lavoratore rappresentato dalla Uil.
Ora si andrà in causa, ma non essendo più in vigore l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, anche se il Sindacato dovesse vincerla, non sarebbe previsto il reintegro del lavoratore, ma soltanto la corresponsione di un anno di mensilità.
Anche la moglie del lavoratore licenziato è dipendente di Unilabor, anche lei pulisce i pavimenti per conto del consorzio che ha licenziato il marito. In due riuscivano a portare a casa 800 euro mensili. Ora dovrà pensarci lei a garantire il salario alla famiglia, anche se forse il Sindacato riuscirà ad accompagnare il lavoratore alla pensione attraverso l’utilizzo della disoccupazione.
Rimane l’ingiustificata macchia nell’esercizio di un lavoro in cui credeva e che gli dava da vivere, e per la quale i suoi colleghi sono scesi in piazza lo scorso 25 settembre. Lamentano anche il ritardo con cui vengono pagati i miseri stipendi: l’ultima beffa in questa storia di un’Italia del precariato e del Job act.