ROSATELLUM BIS ALLA 3^ FIDUCIA: COSA PREVEDE

DI GIORGIO DELL’ARTI

Se in Spagna sono giorni politicamente drammatici, anche in Italia il dibattito tra i partiti è parecchio acceso. Il punto è la nuova legge elettorale che si sta votando alla Camera. 

• Dobbiamo proprio parlare di legge elettorale? È un argomento noioso… 
Ci tocca. Ieri a Montecitorio il governo ha incassato i primi due via libera al cosiddetto Rosatellum 2 o Rosatellum bis, dal nome del capogruppo alla Camera del Partito democratico, Rosati, un testo su cui Gentiloni martedì ha posto la questione di fiducia. Oggi terza e ultima fiducia, poi in serata (o al limite domani mattina) il voto finale, che molto probabilmente sarà a scrutinio segreto (basta che lo chiedano 30 deputati).


• Mi dica subito i favorevoli e i contrari.
Presto fatto: siccome la nuova proposta avanzata dal Pd introduce le coalizioni, Berlusconi è d’accordo, Alfano pure e la Lega anche. Il M5S da sempre dichiara di non volersi sporcare in nessuna alleanza e quindi spara a zero. È chiaro che gli altri, mettendosi insieme, saranno più forti. Contrari anche Mdp e Sinistra Italiana. Ieri i primi due voti di fiducia sono passati con circa 300 sì, mentre leghisti e forzisti non hanno partecipato. Ma a farla da padrona, più che l’Aula, è stata la piazza, o meglio le due piazze. Da una parte, davanti Montecitorio, è andata in scena la protesta del M5S, una maratona a «difesa della democrazia» che sarà bissata oggi, con la presenza in più di Beppe Grillo. A pochi metri di distanza, in piazza del Pantheon, hanno sfilano a uno a uno i big di Mdp e Sinistra italiana. E i toni contro il governo e la sua maggioranza non sono certo più teneri di quelli dei cinquestelle: «Il Pd logora la democrazia» (D’Alema); «Con 307 voti Berlusconi salì al Quirinale per dimettersi, nessuno di Forza Italia se lo ricorda?» (Bersani). I fuoriusciti del Pd protestano soprattutto perché il governo ha posto la fiducia sulla legge elettorale. Anche l’ex presidente Napolitano è stato critico su questo punto.


• Già, ma perché è stata posta la fiducia?
Le leggi elettorali sono da sempre terreni minati, su cui i gruppi parlamentari tendono a spaccarsi al loro interno. Ricorderà che lo scorso giugno la Camera non è riuscita ad approvare un’altra legge elettorale su cui c’era l’accordo di Pd, Forza Italia, Lega Nord e M5S. All’ultimo momento molti grillini votarono contro un emendamento della forzista Biancofiore, insieme a numerosi franchi tiratori di Pd e Forza Italia. Per questa ragione adesso il governo, su richiesta del Pd, ha deciso di mettere la fiducia sui tre articoli di cui è composto il Rosatellum. Un modo per far decadere le decine di emendamenti presentati dalle opposizioni, evitando così possibili tranelli. Inoltre, il voto di fiducia serve a irreggimentare i parlamentari della maggioranza, che sanno che se voteranno contro le indicazioni di partito rischiano di far cadere il governo. Porre la questione di fiducia su una legge elettorale è considerato un gesto politicamente inopportuno, anche se formalmente non ci sono regole che lo impediscano. Il principio che lo sconsiglia è che la sorte di un governo non dovrebbe essere legata a una materia di competenza tipicamente parlamentare come la legge elettorale. In passato, lo strumento della fiducia è stato usato altre due volte per approvare una legge elettorale nazionale. La prima, dalla Democrazia Cristiana nel 1953; la seconda dal governo Renzi per l’Italicum. A proposito dell’ex premier, ieri sera ha detto che la fiducia alla legge elettorale «non è un colpo di mano, ma una possibilità parlamentare».


• Mi spieghi cosa prevede questo Rosatellum 2.
È un mix tra maggioritario e proporzionale. Alla Camera ci saranno 232 collegi uninominali, in cui ogni partito o coalizione presenterà un suo candidato. Entra in Parlamento chi prende nel collegio almeno un voto in più degli altri. Gli altri 386 seggi saranno assegnati col proporzionale: si conteranno i voti ricevuti da ogni lista e ciascuno riceverà un numero di parlamentari proporzionale ai voti ottenuti. Altri 12 seggi saranno assegnati nelle circoscrizioni estere. Al Senato le cose funzioneranno in maniera quasi identica: i collegi uninominali saranno 102 e 207 i collegi del proporzionale; sei i seggi degli eletti all’estero. Nei collegi i partiti si potranno coalizzare per sostenere un comune candidato. Non è previsto un premio per la coalizione vincente, né l’indicazione di un candidato premier per i partiti alleati. Non sarà possibile il voto disgiunto: significa che si potrà votare soltanto il candidato al collegio uninominale e una delle liste che lo appoggiano.


• Dobbiamo attenderci nuovi franchi tiratori?
I malumori sono trasversali, al di là delle posizioni ufficiali. Del resto i collegi uninominali mettono a rischio la rielezione di molti. Il malcontento è palpabile tra i senatori azzurri perché dalle varie proiezioni, che alcuni si sono fatti fare per capire i veri effetti del Rosatellum, il quadro che esce per Forza Italia è tutt’altro che roseo, soprattutto al nord, dove la parte del leone, secondo le previsioni, la farà la Lega. Infine le ricordo che Renzi, a parte le ultime aperture a sinistra, è sempre stato contrario alle coalizioni.