PALERMO. APPRODATA LA NAVE DEI MIGRANTI BAMBINI. E 11 STANNO PER NASCERE

DI MONICA TRIGLIA

La nave dei bambini. L’hanno chiamata così, la Aquarius di Sos Méditerranée, entrata in porto a Palermo la mattina di venerdì 13 ottobre con il suo carico di migranti. Più di 600 persone raccolte in 36 ore e in sette diverse operazioni di soccorso in partnership con Medici senza Frontiere.

La nave dei bambini. L’hanno chiamata così perché 241, più di un terzo dei 606 salvati, sono minori. E di loro 178 sono arrivati soli, senza neppure un parente, uno è neonato e altri undici stanno per nascere da donne incinte.

I migranti provengono da tanti Paesi: Siria, Egitto, Mali, Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Sudan, Marocco, Somalia, Eritrea, Senegal, Camerun, Nigeria, Liberia, Etiopia, Algeria, Ghana, Benin, Gambia, Yemen. Cinquanta sono i richiedenti asilo siriani in fuga dalla Libia.

«La crisi umanitaria nel Mediterraneo centrale continua o addirittura peggiora» spiega Valeria Calandra, presidente di Sos Méditerranée Italia. «Gli uomini, le donne e specialmente i tanti bambini salvati in mare scappano dal caos e dal clima di insicurezza e di violenza generalizzata in Libia.

In mancanza di un’alternativa sicura, non hanno altra scelta che tentare la traversata del tratto di mare più mortale al mondo.

Sos Méditerranée non può che interpellare di nuovo le autorità nazionali ed europee sulla necessità urgente di mobilitazione di imbarcazioni di salvataggio nel Mediterraneo per intervenire in tempo, prima che le barche di fortuna si rompano e affondino, non lasciando alcuna possibilità di sopravvivenza ai loro passeggeri.

Di fronte all’assenza di un adeguato dispositivo di salvataggio istituzionale, Sos Méditerranée continua e continuerà la sua missione in mare durante tutto l’inverno, per il secondo anno consecutivo».

Le storie raccolte sulla Aquarius sono drammatiche. Come sempre, purtroppo.

«Siamo fuggiti dalla Siria e siamo arrivati in Libia nel 2012» ha spiegato un siriano di circa 60 anni ai volontari di Sos Méditerranée. «Presto in questo Paese tutto è diventato caotico. In Libia non è più possibile accedere agli ospedali e ai servizi, non c’è più l’economia, non ci sono più soldi, né lavoro. Tutto ormai ruota intorno al racket e al traffico di esseri umani: a seconda della tua nazionalità ti viene chiesta una certa somma di denaro».

L’uomo – nessun nome per ragioni di sicurezza – desidera chiedere asilo in Germania, dove si trova una parte della sua famiglia.

«In Libia, se vedono un siriano gli dicono “dammi i soldi“. A me hanno rubato la macchina. È diventato impossibile vivere laggiù. È uguale per tutti gli stranieri, se non sei libico non sei niente. Il mio passaporto era scaduto, non ho avuto altra scelta: il mare o la morte».

Una scelta, quella di tentare la traversata in mare, che riguarda sempre più bambini senza nessuno: i dati riferiti al periodo dal gennaio 2011 al dicembre 2016 dicono che sono sbarcati in Italia 62.672 minori soli. A questi ne vanno aggiunti altri 10.000 circa arrivati nei primi sei mesi del 2017.