CRISI EPILETTICA IN PIZZERIA: “GENTE COME VOI STIA A CASA”

DI CHIARA FARIGU

E’ domenica sera e dopo una settimana di corse tra lavoro e famiglia ritagliarsi qualche ora in pizzeria sembra un’ottima idea. Vedere un po’ di gente, stare in compagnia, chiacchierare del più e del meno, scacciare qualche preoccupazione. Un momento di evasione non può che far bene per ricaricare le pile prima di ricominciare.

Così credeva Susanna, quarantasettenne di un paesino del pesarese, prima che tornasse la “crisi” a sconvolgere i suoi programmi domenicali. Una crisi epilettica di pochi minuti, come le accade di sovente, che si è risolta spontaneamente, senza l’intervento di un medico o di altri commensali presenti.
Ma tanto è bastato per “spaventare i clienti” si è sentito apostrofare il marito al momento di pagare il conto senza neppure aver consumato. “Gente come voi stia casa, si faccia portare a domicilio la pizza anziché venire in pizzeria” ha aggiunto la proprietaria del locale visibilmente contrariata per l’accaduto.

Epilessia e pregiudizi vanno da sempre a braccetto. E questi spesso sconfinano in episodi di discriminazione. Questo di Susanna uno dei tanti, denunciato dalla Federazione Italiana Epilessie. Paura e ignoranza sulla patologia causano ancora lo stigma sociale. E questo fa soffrire le persone ammalate ancor più delle crisi.

Diverse le denunce di chi viene discriminato sul posto di lavoro o ingiustamente demansionato perché ritenuto contagioso e, nella peggiore delle ipotesi, malato di mente. Tenuti d’occhi e guardati con sospetto quasi sempre. Eppure non c’è attività che sia loro preclusa. I medici raccomandano soprattutto ai recidivi e ancor più ai pazienti farmaco-resistenti solo alcune precauzioni, come evitare di lavorare su impalcature, scale o guidare mezzi di trasporto. Precauzioni, non divieti. Perché oltre il 70% degli epilettici sa come gestire con successo le crisi.
Chi ne soffre, come Susanna, non può prevedere quando queste scariche elettriche e incontrollate dei neuroni decidono di farsi vive interrompendo, per pochi istanti, la normale funzione cerebrale. Stato di incoscienza, convulsioni e movimenti involontari del corpo sono i segni tipici della crisi quando colpisce chi ne è affetto facendolo cadere a terra in preda a scosse involontarie. In Italia sono oltre 500mila le persone che soffrono di epilessia, il 30% dei quali sono farmaco-resistenti.

Una patologia avvolta nell’ignoranza, che spaventa e che fa prendere le distanze da chi ne è affetto.

Lo sa bene Susanna che si è ammalata a 33 anni e per questo ha perso il lavoro. Conosce quegli sguardi, conosce quelle dicerie. “Mi sono sentita colpevole, una persona sporca, e anche adesso che ne parlo mi viene da piangere”, ha raccontato la donna.

Respinge al mittente l’accusa di discriminazione la proprietaria del locale, la quale fornisce una versione opposta dei fatti. A parlare il profilo FB del ristorante-pizzeria, carico di insulti e di minacce di boicottaggio.

Mai stancarsi di informare. La conoscenza è la chiave di tutto. Allontana le paure respinge i pregiudizi, i più duri da morire. Il 17 ottobre parte la campagna “Trenta Ore per la vita” dedicata quest’anno proprio all’epilessia. Promuovere la conoscenza, informare e sostenere la ricerca l’obiettivo dell’Associazione che da 20 anni finanzia progetti e fornisce aiuti concreti ai familiari dei pazienti.