IT. ARRIVA NELLE SALE IL CLOWN PIÙ PAUROSO DELLA STORIA

DI COSTANZA OGNIBENI

È in arrivo nelle sale uno dei film più attesi dell’anno e forse più paurosi di sempre: distribuito dalla Warner Bros Pictures, It, dopo 27 anni, torna sugli schermi per spaventarci. E lo fa in una veste tutta nuova, con tanto di trucco, effetti speciali e tecnologie all’avanguardia che lo supportano nel suo intento, lasciandoci sbalorditi per l’uso magistrale che il regista Andy Muschietti ha saputo fare degli strumenti a sua disposizione. Impeccabile anche la fotografia, che sommata alla magistrale interpretazione di Bill Skarsgård nei panni del clown assassino, ha permesso al film di guadagnarsi gli applausi del creatore del primo vero It, Stephen King.

Parlare di remake non è corretto, si tiene a precisare, poiché il primo It, quello che già ci aveva levato svariate ore di sonno negli anni novanta, era, invero, un mini serie televisiva; quindi, se vogliamo, questo è effettivamente il primo vero film tratto dal romanzo del genio dell’horror.

La trama, se c’è bisogno di ricordarla, rimane invariata: siamo a Derry, un paesino sperduto del Maine, dove da tanti anni si verificano atroci accadimenti che rimangono privi di spiegazione: morti, sparizioni, massacri, con un’altissima concentrazione di bambini fra le vittime. Bill, Ben, Beverly, Eddie, Sten, Richie e Mike, i sette protagonisti della vicenda, riconosciuti a scuola come “i perdenti”, scoprono l’aguzzino che da tempo tiene sotto scacco la cittadina e decidono di affrontarlo.

Anche se catalogato come “primo vero film”, recarsi in sala come neofiti è a dir poco impossibile, e inevitabile, di conseguenza, il paragone con la miniserie di Tommy Lee Wallace, che, anche se priva degli strumenti di cui dispone il regista della versione 2.0, rimane una spanna sopra questa. Creare un film di paura negli anni novanta era decisamente più complicato rispetto a oggi, ma la riuscita garantiva senz’altro un risultato migliore: ciò che desta veramente paura, infatti, non è tanto l’immagine, più o meno truculenta, che in effetti lì per lì un salto sulla sedia te lo fa pur fare, quanto la capacità di risvegliare quelle angosce che davvero risiedono in ognuno di noi. Destare senza mostrare, trasmettere senza parlare: questa la sottilissima capacità che i grandi autori dei vecchi film horror, da Kubrick con Shining, a Hitchcock con Psyco, sono riusciti a sfruttare, e Tommy Lee Wallace non era stato da meno. Il suo It non era particolarmente pauroso: era un clown a tutti gli effetti, con la faccia simpatica e il sorriso rassicurante – fin tanto che non tirava fuori i denti canini – sempre allegro e compiacente. Sapevamo dei suoi assassinii, ma non abbiamo mai visto una scena di omicidio in tutta la serie. Poi, a osservarlo bene, notavamo che in effetti, su quel sorriso giovale erano stampati denti forse un po’ troppo rossi, e il dubbio se fosse il riflesso del rossetto che portava o il richiamo al sangue che cospargeva, elemento ridondante in tutta la serie, si insinuava pian piano nel nostro animo. Bussava nella nostra mente e si sedimentava, senza essere mai troppo invadente, privandoci così degli elementi per respingerlo. Privi di mezzi, i vecchi registi dovevano contare sull’intelligenza e la capacità di captare del proprio pubblico.

Pensa, invece, di avere a che fare con un pubblico meno attento, la nuova generazione di autori, certamente meno sensibile e forse più puerile. Non conta sulla capacità di trasmettere l’angoscia, ma la mostra, la sbatte in faccia attraverso scene splatter, fantocci più o meno terrificanti e colpi di scena a iosa che possono spaventare un bambino, ma forse fanno sorridere un adulto. È quello che vediamo in questo nuovo It, che desta emozioni effimere, destinate a rimanere circoscritte ai 135 minuti di visione, per scomparire non appena varchiamo la soglia della sala: è l’intrattenimento di nuova generazione, la famosa logica dell’ “enterteinment”. Un tourbillon di sensazioni, come se dovessimo essere risvegliati da un torpore, destinato a esaurirsi in breve tempo, senza lasciare traccia. Senza la possibilità di trasformarsi in qualcos’altro, come ad esempio la curiosità verso il romanzo originale da cui è tratto.

Anche la struttura narrativa è mutata: lineare, con una trama che segue il naturale svolgimento dei fatti, si contrappone decisamente ai continui flashback e flash-forward cui ci aveva abituato la vecchia serie; uno stratagemma narrativo a cui Wallace era ricorso per alimentare la curiosità dello spettatore. Allora, l’incontro con i protagonisti era avvenuto quando erano già adulti, oggi li vediamo per la prima volta nel pieno della loro pubertà. Il nuovo It è stato inoltre attualizzato: per permettere, forse, una maggior immedesimazione, si è pensato di contestualizzare la vicenda negli anni ottanta, facendo sì che l’incontro con It “da grandi” avvenga ai giorni nostri. Ma questa è una storia di cui parleremo fra un paio di anni, quando verrà proiettata la seconda parte, prevista per il 2019.