ASIA ARGENTO-WEINSTEIN E LE DONNE VITTIME DI CHI ACCOGLIE MA NON COGLIE

DI ANNA LISA MINUTILLO

Ecco che ci risiamo, puntualmente invece di parlare dei “carnefici” si parla ed anche molto male delle vittime.
A cosa  ci si sta riferendo?  Beh in questi ultimi giorni non si fa che parlare della vicenda Weinstein, e la cosa non può lasciare indifferenti.
Poi questa vicenda potrebbe essere smentita, anche se non si comprenderebbe però come mai tutte queste donne abbiano parlato menzionando di essere state vittime degli stessi trattamenti.
Si sarebbero “concesse” solo per fare carriera? Può essere come anche no, perché magari la paura del rifiuto si sarebbe potuta ripercuotere negativamente, ma ora che sono “famose” e che non si occupano solo di recitare nella vita, tutto questo clamore a cosa servirebbe?
Ad avere un’altra visibilità? Ma il prezzo da pagare non vi appare un po’ elevato? Date tutte le reazioni che si stanno scatenando.
Una bolla di sapone? Qualcosa montata ad arte per punire questa persona? Rimane il fatto che chi ne viene a conoscenza ha anche il diritto/dovere di esprimersi a riguardo.

Ovviamente per chi abusa ed usa ci sono innumerevoli attenuanti, ora si fa alla svelta: tutti malati di sesso, di impulsi che non sono gestibili ne controllabili, tutti da curare e da assistere ma a farne le spese chissà perché sono sempre le donne.
Vittime da secoli ormai di retaggi culturali errati, di troppe parole ma anche di troppe contraddizioni gratuite.
Vite spese a cercare di tenere ben distanti gli uni dagli altri aspetti gradevoli e cervello, perché chissà perché poi , poco si sposa il binomio : bella e intelligente, e questo diventa una sorta di “colpa” da espiare, diventa qualcosa con lui lottare quotidianamente ed a poco serve cercare di avere un aspetto sobrio e poco ostentato, chi ti osserva penserà sempre che sei una persona ben disposta alle avances di persone che potrebbero avere l’età di tuo padre e la bava alla bocca di un lupo mannaro in calore.
La bella deve essere “oca” è risaputo ed a vederla così spesso sono proprio le donne, qui nel nostro paese che accoglie ma non coglie quanto ancora c’è da fare ed il male che certe esternazioni possono arrecare.
E’ sempre “colpa tua”, sei sempre tu che te la sei andata a cercare, dipende sempre da come ti atteggi, da come ti vesti, dalle espressioni che ti si dipingono sul viso, dal tuo corpo che magari è più procace di altri.
Ed invece, NO non è affatto così, perché nessuna sceglie il corpo che la ospiterà, nessuna si diverte a cercare elegantemente il modo di rifiutare inviti non richiesti, nessuna sceglie di ricevere attenzioni da figuri che fanno rabbrividire solo a guardarli, nessuna ama ritrovarsi vittima di un sistema che per partito preso non si interroga ma punta il dito alla velocità della luce.
Le parole di Asia Argento, giungono alle donne, donne come tante, ma donne tutte uniche: “Cercare di ricostruire quello che è successo vent’anni fa , è stato difficilissimo, credetemi. Mi sono messa in gioco in prima persona e ho fatto in modo che anche altre donne potessero parlare. Se avessimo denunciato prima, noi donne non saremmo state credute. Saremmo state trattate come delle prostitute. Come, tra l’altro, sta succedendo qui in Italia: una cosa di cui mi dispiace tremendamente”.
E prosegue: “Mi ci sono voluti anni per capire che ero una vittima.E per tutto il tempo mi sono sentita colpevole di non essere scappata via, di non aver avuto la forza di dire no. Io mi sono opposta dieci, cento, mille volte a Harvey Weinstein. Mi ha mangiata. Un orco in mezzo alle gambe è un trauma. Io ero una ragazzina. Questa è una cosa che ricordo ancora oggi. Una visione che mi perseguita. Non c’è bisogno di legare le donne, come dice qualcuno, perché ci sia violenza”.
Parole su cui fermarsi a riflettere, parole che appartengono ad un passato che passato in effetti non diventerà mai, poiché sappiamo bene i segni che le violenze lasciano in chi le subisce, e cosa siamo capaci di fare?
Di salire in cattedra, di giudicare, di incolpare, di esprimere tutto tranne che la “famosa solidarietà femminile”, la sorellanza, cosa che eccetto in rare donne sono del tutto inesistenti.
Tutto questo fa particolarmente indignare, e non ci si può non incavolare per tutta la leggerezza, per tutta la facilità con cui si esprimo giudizi senza fermarsi a riflettere un solo attimo, indossando sempre la veste di chi nè sa di più, e dimenticando il lungo lavoro che chi viene abusato in qualunque modo deve svolgere prima di giungere a perdonarsi ed a ricatterai.

Nessuna ricorda quante volte il “capo” ha provato ad invitarla a bere il caffè?.
Nessuna ricorda se lo sguardo dell’interlocutore era rivolto al viso di chi aveva di fronte piuttosto che al suo abbigliamento?
Nessuna ricorda quando velatamente ( ma neanche troppo) si veniva scelte per ricoprire il ruolo di segretaria personale solo per l’aspetto e non tanto per la preparazione?
Siamo oneste e senza bisogno di essere star del cinema diciamo apertamente che alcuni tabù legati al genere di appartenenza non sono ancora stati superati.
Pensiamo a quante donne sono riuscite a raggiungere apici professionali meritati grazie all’impegno, allo studio, alla dedizione e poi si sono ritrovate retrocesse, (senza capire le motivazioni, oppure conoscendole fin troppo bene ) e per continuare a portare a casa la retribuzione mensile si sono “accontentate”  poiché non sarebbe stato facile rimettersi alla ricerca di un nuovo posto di lavoro.
Possibile che basti così poco per rimuovere quei “sorrisetti ebeti” di chi solo perché ricopriva ruoli di prestigio ci ammollava senza chiedersi minimamente se li avremmo poi graditi?
Non occorre essere registi,  produttori, manager, o altro per far valere questo spiccato senso di morboso interesse.
Non occorre la laurea di cartapesta che ti insegna come sgomitare per arrivare e non ti fa fermare un nano secondo per chiederti che razza di uomo sei.
Non occorre vestirsi bene per nascondere la bruttezza interiore, quella traspare comunque e non dà scampo,  resta appiccicata addosso anche quando gli abiti griffati cadranno, sul servo muto della camera da letto dove una moglie “ignara” di ciò che sei,  ti attende la sera, o nella camera dei tuoi figli quando da “bravo papà” augurerai loro la buonanotte.
Perché è così, gli errori, le malefatte, la supponenza delle persone “arrivate” non si vedono, si nascondono bene tra le pieghe di quel tacito assenso delle corti di persone interessate a circondarsi di te e della tua persona perché nella vita non si sa mai e potrebbero aver bisogno del tuo aiuto, di un favore, di questo scambio silenzioso ma palese di servigi che non faranno altro che alimentare questa spirale di interesse interessato.
Grandi solitudini, vuoti esistenziali riempiti da amicizie camuffate di lealtà e di falsa cordialità, sarà questo il destino degli orchi ben vestiti ma mal amati.
E ora veniamo a noi, donne della società contemporanea che invece di esprimere solidarietà, riempiamo di critiche distruttive chi almeno ed anche se dopo anni ci ha messo la faccia ed ha parlato.
Ma come pensiamo di risolvere questi problemi se siamo proprio noi le prime a puntare il dito contro le nostre simili?
Come facciamo a non pensare che molte volte si è costrette a tacere dalla vergogna che si prova, dal timore di non essere comprese, dall’accettazione di se in mezzo ad un turbinio di contrastanti emozioni?
La facciamo “facile” perché non riguarda noi, oppure facciamo finta di non vedere per non dover ammettere quante volte la stessa storia si è verificata anche in contesti differenti.
Ci sentiamo “forti” con chi è stato debole, non ha valutato i contro o non poteva valutarli perché magari giovane, ammaliata da chi aveva più esperienza, o soltanto terrorizzata da ciò che stava vivendo , non è riuscita a trovare la forza di stoppare quell’inferno sgradevole .
Ci scagliamo contro chi ogni giorno subisce vessazioni di qualunque tipo solo perché magari quel giorno ha deciso di curare maggiormente il proprio aspetto, quasi come se questo autorizzasse questi eterni ladri di attenzioni e fare incetta di noi.
Si giudica e troppo facilmente anche chi ha qualche chilo in più, chi non veste adeguatamente, chi non segue gli ultimi trend di accessori o scarpe, chi resta semplicemente se stessa, e non si guarda mai in casa propria, non si vedono le lotte intestine con la bilancia perché altrimenti se si sgarra si passa dalla parte delle “sfigate”  che  nessuno vuole più.
Ci si dimentica che non tutte hanno la “fortuna” di essere accompagnate da un corpo perfetto, da lineamenti gentili, ci si dimentica che la bellezza svanisce e che mantenerla ha un costo che non tutti possono sostenere, perché a avere figli e famiglia fa si che le priorità siano altre nella vita.
Ci si dimentica che le “punturine” rendono il viso levigato ma che occorre solo abbassare lo sguardo sul collo o sulle mani, sui gomiti o sulle ginocchia per far emergere l’età reale.
Non si nota che i visi “trattati” tendono ad essere tutti uguali, tutti inespressivi, tutti fotocopie di qualcosa che non corrisponderà mai a ciò che si è realmente, ma va bene così, tutte stordite, tutte in fila, tutte perfette quando di perfetto non c’è proprio nulla.