ELEZIONI DOMENICA IN GIAPPONE: VENTO DI DESTRA, VENTO DI GUERRA

DI ALBERTO TAROZZI

Elezioni, domenica è il turno del Giappone. Convocate su due piedi, almeno in rapporto ai nostri costumi, solamente un mese fa.
Se il premier Abe ha deciso in tal senso è evidente che ritiene di esserne avvantaggiato. Che ci abbia azzeccato si vedrà. Lo stesso New Yok Times appare dubbioso.
Se lo scenario giapponese replicherà quello britannico, con Cameron e la May versione Tafazzi, lo possiamo considerare già fritto, ma aspettiamo una settimana e avremo la verifica.

Pericoli? In primo luogo pare tiri vento di destra. Promette di risultare insidiosa una nuova formazione di centro destra, più di destra dei Liberal Democratici di Abe, e meno di centro.
Il fenomeno del giorno è la governatrice di Tokyo, Yuriko Koike, col suo nuovo Partito della Speranza, che potrebbe essere la sorpresa delle prossime elezioni. Novità assoluta a livello nazionale. Meno a livello locale visto che la Koike ha appena conquistato il governo della capitale, sconfiggendo proprio i Liberal Democratici di Shinzo Abe, con una lista “indipendente” che rappresentava il preludio del nuovo partito.

La sessantaquattrenne Koike, già ministra della Difesa e militante nel partito di Abe, ha un currculum variegato. Donna, dentro a un universo politico come quello giapponese come e più che altrove sotto controllo maschile, vanta un’identità cosmopolita avendo studiato all’Università del Cairo e lavorato come interprete e traduttrice (sia per l’inglese che per l’arabo). A ciò si aggiunge pure un passato di presentatrice in un programma di news, come segnala iI Post con la sua consueta competenza. Alle elezioni di Tokyo si era presentata come indipendente, dopo avere militato per diverso tempo nel partito di Abe, ottenendo consensi sia nella destra moderata che in ambienti marcatamente nazionalisti.
Con lei pertanto tira, anche in Giappone, un vento di destra, avendo già dimostrato di costituire un punto di coagulo per i dissidenti liberaldemocratici come per i nazionalisti più accesi.

Anche in Giappone spira dunque vento di destra o comunque tira aria di nazionalismo, ma fare analogie con l’Austria o con la Spagna non avrebbe senso. Qui si respira infatti l’aria di una possibile catastrofe bellica: troppo vicine le Coree e le acque e i cieli in cui le forze contrapposte si esercitano nel riscaldamento dei muscoli.
In questi casi, il Sud Corea ne costituisce un esempio, le reazioni degli elettori oscillano da un polo all’altro: si può passare da un profondo e sincero desiderio di pace a un altrettanto profondo e bellicoso odio per il vicino e le sue intemperanze. E sul fatto che Kim sia intemperante i dubbi sono ben pochi, come sa anche un pacifista come l’attuale premier sudcoreano.
Inoltre, al di là della realtà contingente, il non detto. Un odio cinogiapponese di cui la seconda guerra mondiale ha rappresentato il contesto forse più tragico. Coi 300000 cinesi massacrati dagli invasori giapponesi a Nanchino, che rimbalzano nelle memorie dei due popoli. E quanto sia vicina la Cina alla Corea del Nord, a Tokyo, lo sanno bene, a prescindere dai distinguo del governo di Pechino.

Rischi forti di concorrenza a destra per Abe, dunque, che peraltro qualche ragione ce l’ha, se ha scommesso sull’anticipo delle elezioni. Dopo un prolungato periodo di scandali che hanno colpito il suo partito, si registra oggi nel paese una condizione di relativa calma, che non si sa quanto possa durare. Meglio allora pagare un eventuale piccolo prezzo oggi che uno ben più elevato domani. Inoltre, il momento potrebbe essere favorevole ad Abe anche per le difficoltà del principale partito di opposizione, il Partito Democratico, in crisi di consensi e con una leader dimissionaria.
Ma è lo scenario internazionale, assieme a qualche segno di ripresa nei sondaggi e nell’economia, quello che probabilmente ha spinto Abe alla rischiosa scommessa elettorale.

Egli ritiene che qualche segno di fermezza contro i nordcoreani gli possa essere sufficiente per dare di sé al suo popolo l’immagine della stabilità e della sicurezza. Il soggetto idoneo ad affrontare gli incubi dei lanci missilistici altrui.
Resta il fatto che il clima di indecisione, quando la guerra da fredda diventa tiepida, non si limita a produrre considerazioni relative alla propria sopravvivenza ma si riflette anche sull’incertezza al momento del voto.
Tanti, troppi per fare previsioni certe, gli indecisi oggi in Giappone
Per la fretta di portare a casa il così detto “uovo oggi” il premier giapponese potrebbe fare una frittata.