IN GIAPPONE LA SINISTRA SI È DISSOLTA

DI PIO D’EMILIA

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Mentre il nostro PD celebra il suo anniversario citando ma non invitando Prodi, quello giapponese si è dissolto. E senza nemmeno una mozione, una riunione della direzione, un dibattito interno. Poche ore dopo lo scioglimento della Camera e l’annuncio di elezioni anticipate, l’attuale segretario Seiji Maehara, prima ancora di dimettersi dal suo partito, ha annunciato di candidarsi con il nuovo partito della governatrice di Tokyo, invitando tutti gli altri a seguirlo. Molti l’hanno fatto (salvo poi vedersi chiedere un gettone di entrata di 15 milioni di yen…) altri hanno deciso di “resistere” fondando l’ennesimo partito democratico (che stavolta si chiama “partito democratico costituzionale”) altri hanno deciso di candidarsi, senza alcuna possibilità di successo, come indipendenti, dopo essersi fatti liquidare la loro quota del finanziamento pubblico. E pensare che 9 anni fa questo partito aveva conquistato, dopo 60 di governi liberaldemocratici, il governo. Ma l’alternativa di governo non può esistere, senza cambio di potere. Ed in Giappone, non c’è mai stato.