PAOLO MIELI: ROSATELLUM, LEGGE CRIMINALE

DI PINO APRILE

Devono correre tempi davvero cupi se un mite, arcipacato, cardinalizio Paolo Mieli (appena pubblicato il suo nuovo libro, “Il caos italiano. Alle radici del nostro dissesto”), mai fuori dai gangheri o dall’uso di termini precisi, ma smussati, persino nelle più aspre occasioni, ricorre a parole di una durezza inconsueta. In una intervista a IlFattoQuotidiano di ieri, parla della nuova legge elettorale definendola “criminale e autolesionista”, perché “non si fa una legge che appare contro il partito che potrebbe essere quello di maggioranza relativa alle prossime elezioni”.
La cosa potrebbe apparire un assist ai cinquestelle del giornalista e storico, in realtà, lui, in quanto sostenitore della politiche dell’alternanza al governo, condanna il Rosatellum quale generatore di inciuci post elettorali, persino peggiori, sembra di capire, di quelli che abbiamo visto finora.
Ma c’è dell’altro, detto con altrettanta, brutale chiarezza e riguarda il modo in cui è nato il nostro Paese: “L’Italia è stata fatta da una ristretta élite che aveva il popolo all’opposizione. Le masse, negli Stati preunitari, erano indifferenti al Risorgimento. Tutta la dialettica maggioranza-opposizione procede per delegittimazione, passa per accuse di tradimento degli ideali, corruzione e via dicendo”.
Insomma, il solito vizietto iper-ideologico delle nostre “classi dirigenti”: invece di indurre il popolo a comprendere e condividere un progetto per il futuro, obbligarlo con la forza o la corruzione. L’esperienza del 1799 (non si fanno le rivoluzioni senza o contro il popolo: Vincenzo Cuoco) non ha insegnato niente. Lo stesso Vittorio Emanuele II spiegava che si governa con la baionetta o la corruzione.
Ma il popolo c’è…

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