CONTRO I CURDI LA GUERRA DEL PETROLIO

DI ENNIO REMONDINO

A Kirkuk l’Iraq si riprende il petrolio e strangola l’indipendenza economica dei separatisti curdi. Le forze irachene hanno ripreso l’aeroporto e i pozzi petroliferi e infine l’intera città. Dopo i primi scontri i Peshmerga si sono ritirati. Problema tra fazioni curde e l’inefficacia americana tra gli alleati curdi e iracheno in guerra tra loro.

I mitici Peshmerga curdi vincitori sul campo contro Isis. A Kirkuk in fuga, senza quasi combattere, dagli stessi uomini che avevano lottato assieme a loro contro gli islamisti a Mosul. Situazione confusa e da interpretare. Kirkuk petrolifera contesta da sempre tra arabi e curdi, abbandonata ieri da questi ultimi dopo poche ore di combattimenti non certo accaniti. Migliaia di combattenti e a decine di migliaia di civili. Grande schieramento di forze da parte irachena con le milizie sciite filo iraniane Al-Badr e Kataib Imam Ali, e pochissima guerra. E qualche resa dei conti simbolica: almeno dieci Peshmerga decapitati dai miliziani sciiti, secondo la tv curda Rudaw. Crudeltà modello Isis, con significati reconditi.

A fine mattinata l’esercito di Baghdad si era ripreso la base militare K1, l’aeroporto, e soprattutto il giacimento petrolifero di Baba Gurgur, il tesoro di Kirkuk. 600 mila barili al giorno, tre quarti del greggio del Kurdistan. ‘Senza Baba Gurgur le casse curde saranno presto vuote ma la reazione da parte del governo del Kurdistan di Barzani è stata confusa’, annota Giordano Stabile su La Stampa. Problemi interni in casa curda, l’eterna disputa tra leader, Barzani e Talabani. I Peshmerga fedeli all’ex presidente iracheno Jalal Talabani, morto due settimane fa, ma con una fazione agguerrita, il Puk, forte soprattutto nella parte orientale del Kurdistan, confini con l’Iran: avrebbero trattato con Teheran e lasciato avanzare l’esercito iracheno.

Da Baghdad l’invito a una «pacifica amministrazione congiunta delle aree contese». Proposta rivolta al Puk, più vicino alle posizioni degli sciiti, anche per la vicinanza geografica all’Iran della sua roccaforte, la città di Suleymaniya dove, domenica, era arrivato il generale dei Pasdaran Qassem Suleimani. Il destino di Kirkuk sarebbe stato deciso lì e ora i curdi di Kirkuk in fuga, l’altra fazione che domenica scorsa aveva votato per l’indipendenza del Kurdistan, ha altri conti in sospeso. I Peshmerga «traditori», ma soprattutto l’America «in silenzio mentre veniamo invasi». L’anti-Isis a guida americana ha solo invitato le parti a «concentrarsi» nella lotta agli islamisti. Curdi i più fedeli alleati degli Usa, ma anche Baghdad è strategica. E Washington non c’è.

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