LA LEGGE DI BILANCIO: NIENTE AUMENTI IVA, NUOVO JOBS ACT E GOLDEN-POWER CONTRO BOLLORE’

DI GIORGIO DELL’ARTI

La legge di bilancio non è ancora scritta del tutto (anche se il decreto fiscale collegato è già in Gazzetta Ufficiale), ma intanto il consiglio dei ministri di ieri l’ha approvata e i giornalisti possono scriverne non più sulla base di anticipazioni, ma avendo ricevuto una risma di comunicati e ascoltato una conferenza stampa.

Provvedimento principale?

I 15 miliardi e 700 milioni stanziati per evitare l’aumento dell’Iva, altrimenti inevitabile per via degli accordi europei: abbiamo speso tanto negli anni passati promettendo che, se non avessimo trovato i denari previsti, avremmo aumentato l’Iva. Questa «clausola di salvaguardia» sarebbe scattata il prossimo 1° gennaio e qualche tentazione di non correre ai ripari e lasciare che l’imposta crescesse in automatico c’è stata: sarebbe servita a stimolare l’inflazione – che resta ancora a livello zero – e i 15,7 miliardi si sarebbero potuti impiegare in altro modo. Ma chi avrebbe sentito, poi, le proteste dei commercianti? E gli attacchi da tutto lo schieramento politico «per aver aumentato le tasse»? Quindi per l’anno prossimo, niente aumento dell’Iva. E siamo d’accordo col ministro Padoan: è il punto fondamentale della manovra, che vale 20 miliardi tondi.

Se dai 20 miliardi togliamo 15,7 miliardi restano 4,3 miliardi. È poco?
Una buona parte di questi 4,3 miliardi sarà impiegata per una specie di nuovo Job Act. Vale a dire: incentivi per assumere giovani. Nel 2018 le imprese che assumeranno uomini o donne di età inferiore ai 35 anni potranno versare la metà dei contributi. L’eta dei 35 anni verrà abbassata nei due anni successivi e sarà di 29 anni nel 2020. Al Sud (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Molise e Sardegna) lo sgravio non sarà del 50 ma del 100 per cento per un anno. Le imprese saranno aiutate con il mantenimento del cosiddetto super-ammortamento, cioè l’acquisto di certi beni potrà essere ammortizzato per un valore pari al 130% del costo d’acquisto (fino ad ora era del 140%, e dovrebbe restare del 140% per l’acquisto dei software). Per l’acquisto di macchinari e apparati funzionali destinati alla digitalizzazione dei processi produttivi questo super-ammortamento diventerà iper-ammortamento e sarà pari al 250%, una misura già esistente e che è stata confermata (mi domando se, a forza di super e iper ammortizzare, il bilancio di qualche azienda che in realtà guadagna non risulti alla fine in perdita!). Saranno stanziati 1,7 miliardi per il rinnovo del contratto degli statali, fermo da dieci anni e del valore, concordato con i sindacati, di 85 euro al mese. A questi si devono aggiungere 100-150 milioni necessari per evitare che l’aumento contrattuale assorba il bonus da 80 euro di Renzi, rendendolo inutile, e altri 100 milioni da destinare e forze di sicurezza e forze armate. Niente da fare invece per la revisione dell’età pensionabile (Padoan: «c’è una legge in vigore, rispetteremo la legge in vigore»). I sindacati avrebbero voluto che i meccanismi previsti dalla legge Fornero venissero ammorbiditi, ma Padoan ha detto di no. Solo, ci sarà qualche agevolazione per le madri lavoratrici (sconto di sei mesi per figlio per un massimo di due anni). Infine saranno assunti 1.500 ricercatori per l’università. Sa che per la prima volta esiste anche un «pacchetto sport»?

Sì?
Si tratta di una serie misure, tra le quali l’istituzione di un fondo ad hoc destinato a tutelare la maternità delle atlete e altre misure di incentivazione di natura fiscale.

E per i poveri?
C’è il cosiddetto «reddito d’inclusione», al quale potranno accedere le famiglie con entrate non superiori ai seimila euro l’anno e un patrimonio immobiliare – esclusa la prima casa – non superiore ai 20 mila euro. Questo reddito d’inclusione, o Rei, entrerà in  vigore dal prossimo 1° gennaio. La scorsa legge di bilancio aveva stanziato per questoi 1,7 miliardi, la manovra di adesso aggiunge 600 milioni l’anno. A regime dovrebbero beneficiare del Rei 500 mila famiglie (di cui 420 mila con un minore) sotto la soglia della povertà. Il beneficio economico è erogato in dodici mensilità, con un importo che andrà da circa 190 euro mensili per una persona sola, fino a quasi 490 euro per un nucleo con 5 o più componenti.   Il ticket?
Resta tutto come prima. È importante però ricordare le norme sul cosiddetto «golden power»: il governo potrà intervenire su operazioni societarie di soggetti esteri che vogliano impadronirsi di aziende italiane con intenti «predatori». Questo complesso di norme, che il consiglio dei ministri esaminerà lunedì prossimo, dovrebbe permettere a Gentiloni di intervenire sullo spinoso caso Tim-Vivendi che ha per protagonista il francese Bolloré.