RAQQA LIBERA. ECCO LE PROSPETTIVE DOPO LA SCONFITTA DELL’ISIS, PARLA IL COMBATTENTE PAOLO PACHINO

DI ROSSELLA ASSANTI

Raqqa finalmente libera, lo aveva preannunciato già ieri il portavoce dell’Unità di Protezione Popolare (YPG) Nouri Mahmoud. Ora la conferma arriva dall’Osservatorio per i Diritti Umani e non solo, anche Gabar Carlo, combattente italiano dello YPG che da una settimana si trova sul fronte di Raqqa, lancia una prima corrispondenza dalla città liberata: “Gli ultimi posti in mano all’Isis erano l’ospedale e lo stadio, c’è stata una trattativa per far evacuare i civili e per la resa dei miliziani. Alcuni di loro si sono arresi, altri erano rimasti asserragliati nell’ospedale. C’è stato un blitz notturno e l’ospedale è stato ripulito. Ora di fatto la città è libera.”

Gran parte dei civili erano stati liberati nelle ultime ore dopo una lunga e sanguinaria prigionia nelle mani dei miliziani dell’Isis.
La coalizione anti-Isis a guida statunitense aveva raggiunto in questi giorni un accordo per evacuare i cittadini e per consentire ai jihadisti di abbandonare la città. Il patto è stato siglato dal “Consiglio Civile” di Raqqa e dei capi tribali locali e prevede di “ridurre al minimo le vittime civili”. Se da un lato la sconfitta militare dell’esercito di Daesh dà spazio ad un respiro di sollievo, dall’altro si muovono già le prossime nubi all’orizzonte. Ne abbiamo parlato con Paolo Pachino che per nove mesi ha combattuto nel Nord della Siria al fianco dello YPG.

Quali sono le prospettive e i cambiamenti che avverranno nel Nord della Siria dopo la sconfitta dell’Isis?

“Credo che dopo la sconfitta dell’ISIS la situazione nel nord della Siria e in tutta la Siria va verso uno scenario che non è molto facile da prevedere.
La coalizione internazionale, composta ricordiamo da Stati Uniti, Inghilterra e Francia, probabilmente rivelerà l’altra faccia della medaglia schierandosi contro il popolo curdo e cessando di fare il gioco di “coalizione”. La Russia altro attore presente nello scenario, al fianco del regime di Assad, ha bombardato proprio recentemente le postazioni delle SDF. Una delle prospettive certe sarà il tirarsi indietro del sostegno della coalizione internazionale e l’incremento di attacchi nei confronti di YPG, YPJ e SDF. Fino ad ora nessuno ha mosso un dito per difenderli dai bombardamenti che ricevevano. Ricordiamo che Raqqa è libera grazie non solo al popolo curdo, ma all’unione di arabi, curdi, turcomenni, yezidi.”

L’Isis, dopo la sconfitta a Raqqa, avrà meno forza? Credi ciò possa influire sulla frequenza degli attentati terroristici nel mondo?

“La sconfitta militare dell’Isis non fa cessare purtroppo il pericolo. Ci sono cellule dormienti che si sono mischiate nella popolazione stessa e sono pronti a colpire. L’ideologia dell’Isis è abbracciata da persone comuni in ogni angolo di mondo, e questi risultano molto più pericolosi. Anche negli ultimi mesi molti sono stati gli attentati rivendicati dall’Isis. Molti comandanti e miliziani di Daesh che sono riusciti a scappare da Raqqa durante l’ultima battaglia, si sono spostati verso altre zone mischiandosi anche ad altri gruppi.
Bisogna capire che c’è una differenza tra la sconfitta militare di Daesh e la sconfitta ideologica. Militarmente nel Nord della Siria è stato fatto scacco matto, liberando l’autoproclamata capitale dello Stato Islamico, ma per sconfiggere la filosofia e annientare l’ideologia che regge l’Isis ci vorrà molto tempo e sarà un processo lungo.”

Credi dunque che dopo la sconfitta del nemico comune, che è Daesh, si creerà uno squarcio con la coalizione internazionale che andrà a discapito della popolazione curda?

“Certo, questo è quello che tutti temono e questa è una delle prospettive certe. C’è una forte incompatibilità del progetto rivoluzionario e anticapitalista – per il quale il Rojava sta lottando – contro il sistema capitalista che regge le potenze che formano la coalizione internazionale. Dopo l’Isis il nemico numero uno è il sistema capitalista. Questo porterà a degli scontri.”

Una guerra dalle mille pieghe, quella contro il terrorismo di Daesh. Tante le posizioni prese a livello internazionale, perché tante le potenze in campo. Eppure il cerchio si restringe di fronte al crollo del nemico comune e si allarga per opprimere una rivoluzione, quella del popolo curdo, che mira ad annientare non solo il terrorismo, ma anche il capitalismo. E questo no, la famigerata coalizione internazionale non può accettarlo, retta su basi patriarcali e capitaliste.