MORTO ROSARIO VILLARI, STORICO DELLA TERZA VIA


DI VINCENZO SODDU

Il colore era rosso, come quello dell’ideologia che secondo molti detrattori avrebbe dovuto seguire, l’interno senza figure, tranne qualche immagine in un triste bianco e nero che nulla concedeva all’immaginazione, oltre il fiume di pagine di testo da studiare per l’interrogazione del giorno dopo.
Di certo i nostri alunni di oggi, abituati alle Lim e alle poche pagine da leggere distrattamente la sera per rimanere in pari con il programma, non ce l’avrebbero fatta a reggere quel ritmo rigoroso.
Eppure Rosario Villari e il suo testo, nonostante il suo colore pleonastico, non erano di certo monumenti di regime.
Nato in Calabria, a Bagnara, novantadue anni fa, Villari incarnava, infatti, il modello dello storico sempre attento al dibattito pubblico e in particolare alle problematiche sociali che ne scaturivano.
Da giovane aveva partecipato ai movimenti dei contadini per la riforma agraria, e a questo tema aveva dedicato alcuni tra i suoi più importanti saggi, da “Mezzogiorno e contadini nell’età moderna” (Laterza, 1961) a “Il Sud nella storia d’Italia” (Laterza 1961, seconda edizione aggiornata, 1978).
Era sicuramente uno storico di formazione marxista, membro del Comitato centrale del Partito comunista e deputato dal 1976 al 1979, ma non aveva mai disdegnato aperture, a volte sorprendenti, come quando aveva polemizzato con Eric J. Hobsbawm, lo storico del “Secolo breve”, icona di successo della storiografia di sinistra, sottolineando come la ricerca storica avesse regole e modi diversi dall’azione politica.
Il suo libro sicuramente più originale fu “La rivolta antispagnola a Napoli” (1967), dove la sua analisi profonda e raffinata delle relazioni tra Napoli e Spagna prima e durante la grande rivoluzione rifletteva i lunghi studi compiuti in precedenza sulla vita politica dell’età barocca e sulle categorie che l’avevano caratterizzata: la ragion di Stato, la fedeltà verso il sovrano, la teoria e la pratica della dissimulazione.
Coerente con la sua visione della storia scevra da dogmatismi aveva scritto un nuovo capitolo del suo manuale, che riguardava la storia specifica dei partiti comunisti occidentali, ben diversi, spiegava, da quelli sovietici. Eppure questo non gli aveva impedito di finire sotto gli strali della destra berlusconiana, che lo accusò di essere il simbolo dell’egemonia culturale di sinistra. Lui aveva risposto invitando gli storici di quella Destra a scrivere pure altri testi, ma a lasciare agli insegnanti almeno la piena autonomia nella scelta.
Per ricordarlo, domani a Cetona, città dove viveva, si terrà una cerimonia funebre organizzata dal Comune.