NO VACCINO, NO NIDO. PER FRANCESCA DECIDERA’ IL GIUDICE

DI CHIARA FARIGU

“Mannaggia al diavoletto che c’ha fatto litigà/pace pace e libertà”, cantano i bambini dopo una scaramuccia intrecciando i mignoli. E torna il sereno.
Ma con mamma e papà questo rituale non funziona. Troppo presi a non darla vinta, cascasse il mondo, non si arretra di un millimetro. Anna e Marco hanno una bambina di 13 mesi. Anna si reca all’asilo nido per iscrivere la piccola Francesca e si trova dinanzi al 1° ostacolo da superare: presentare il certificato delle vaccinazioni obbligatorie effettuate o da effettuarsi nei tempi consigliati. Impossibile poterlo allegare all’altra documentazione richiesta. Francesca non ha fatto un solo vaccino. Il suo papà è un fervente no-vax, di vaccini non ne vuol sapere, la sua bambina si autoimmunizzerà “naturalmente”, niente preparati da somministrare via intramuscolo, non se parla. No vaccini, no nido, le rispondono in segreteria, ritenti quando avrà adempiuto alle vaccinazioni obbligatorie. Che fare? Ad Anna non rimane che cercare di superare il 2° ostacolo: convincere suo marito. Perché alla Asl nessun medico di buon senso può sottoporre a vaccinazione la piccola senza il consenso informato di ENTRAMBI i genitori. Ma Marco è irremovibile. Il suo è un NO convinto e definitivo. Anna si informa, chiede aiuto ma nessuno sembra in grado di poterglielo offrire. Qualcuno le consiglia di rivolgersi all’Associazione Luca Coscioni che le garantisce assistenza legale gratuita per venirne a capo. In che modo? Quando mamma e papà, che esercitano entrambi la patria potestà, sono in disaccordo l’unica soluzione è rivolgersi al Tribunale dei minori, affinché sia il giudice a decidere in merito. E questo è uno di quei casi. “Nell’arco di un mese il magistrato autorizzerà la vaccinazione, perché qui parliamo della salute del bambino e degli altri piccoli, con i quali entra in contatto, ma che non possono immunizzarsi per motivi di salute. Quindi si esce dalla sfera dei diritti personali e si entra in quella dei diritti di terzi”, dichiara il legale di Anna.

Il recente decreto voluto dal ministro Lorenzin che ha re-introdotto l’obbligatorietà vaccinale come requisito fondamentale per la frequenza dei nidi e delle scuole d’infanzia e primarie ha tenuto banco per mesi interi e fatto divampare infinite polemiche soprattutto tra quanti invocavano la libertà di poter scegliere. Un obbligo scaturito dal calo della copertura “di gregge” dei decenni precedenti dopo che le vaccinazioni da obbligatorie erano diventate facoltative e molte malattie, ritenute erroneamente debellate, erano tornate in auge. Un obbligo per correggere un’inversione di marcia portata avanti da campagne antivax che hanno trovato terreno fertile soprattutto in rete. Marco un assertore del NO. Ora sarà il giudice a decidere.

Ma se è scontato, quasi, il verdetto per la piccola Francesca, non lo è altrettanto per la pace in famiglia