LA NUOVA BATTAGLIA DI LEPANTO DELLA POLONIA BIGOTTA

DI ENNIO REMONDINO

Nel segno di Lepanto, la battaglia del 1571 che ha fermato l’avanzata in mare verso occidente dell’impero ottomano, la Polonia bigotta e xenofoba schierata ai confini a colpi di rosario.
Per la Chiesa la Polonia è un caso, il primate: “Sospenderò i preti anti-profughi”. Tensioni interne alla Conferenza episcopale.

La Polonia di papa Wojtyla cruccio vaticano

Lepanto 7 ottobre 1571, la battaglia che ha fermato l’avanzata in mare verso occidente dell’impero ottomano, l’islam che invadeva l’Europa. Dieci giorni fa la preghiera di fedelissimi polacchi schierati ai confini per difendere la radici cristiane della Patria. A guidare la preghiera in aeroporti e stazioni l’arcivescovo di Cracovia, il ruolo che fu di Carol Wojtyla. Per la Chiesa di Polonia fortemente segnata da spinte nazionaliste e xenofobe, è un caso. Frattura interna, come vedremo, e problemi ovviamente anche per il Vaticano che risponde ignorando il fatto.

La risposta del primate dei vescovi polacchi, monsignor Wojciech Polak dopo la manifestazione dell’ultradestra cattolica che ha presidiato i confini del Paese: «Sospenderò preti anti-profughi». La manifestazione che ha presidiato i confini del Paese con rosari e processioni per “salvare l’Europa dall’islamizzazione” è apparsa dissonante dalla linea di papa Francesco oltre che pericolosamente vicina alle posizioni dell’ultradestra, in una fase in cui la Polonia si è rifiutata di accogliere – come impongono le regole Ue – una quota dei profughi sbarcati in Italia e Grecia.

Il primate polacco, l’arcivescovo metropolita di Gniezno, Wojciech Polak, decisamente più duro dalla Conferenza episcopale polacca, che ha cercato di sdrammatizzare i toni anti-migranti della manifestazione affermando che si trattava solo di un evento religioso, salvo la battaglia di Lepanto, che non fui certo combattuta a colpi di rosario. L’arcivescovo di Cracovia Marek Jedraszewski – che siede sulla cattedra che fu di Karol Wojtyla e poi del suo segretario Stanislaw Dziwisz – nel mettersi alla guida della discussa iniziativa aveva parlato di “Europa cristiana per salvare la sua cultura”.

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