I PADRI SPESSO “ROVINATI” DOPO LA SEPARAZIONE E DIMENTICATI

DI ANNA LISA MINUTILLO

Si giunge sulla cronaca non solo per i successi ma anche per una vita che diventa precaria e non più brillante come accadeva fino a poco tempo fa.
Un matrimonio che termina, la separazione che inizia e la vita che si capovolge interamente, proprio come è accaduto al
cabarettista Marco Della Noce, che con i suoi divertenti racconti era uno tra i più applauditi e apprezzati protagonisti della trasmissione televisiva Zelig.
Nei giorni scorsi è stato sfrattato dalla sua abitazione di Lissone e versa ora in condizioni economiche precarie. Dalla Noce si è visto costretto a chiedere aiuto ai servizi sociali che non hanno però potuto aiutarlo in termini brevi ed ora si ritrova a vivere in mezzo alla strada. «Mi hanno promesso– ha affermato il cabarettista – che nei prossimi giorni cercheranno di trovare una sistemazione. Nel frattempo dovevo arrangiarmi. Mai avrei pensato che dopo trentacinque anni trascorsi a fare ridere la gente mi sarei trovato a piangere per una situazione veramente difficile che non auguro a nessuno». I problemi per Marco Della Noce hanno avuto inizio con la separazione dalla moglie che giustamente ha preteso gli alimenti per i due figli, arrivando a chiedere il pignoramento della partita Iva, dettaglio questo che ha fatto precipitare l’attore in una spirale dalla quale non è più potuto uscire. La comunicazione gli  è giunta  quando si trovava sul set per girare una scena come fulmine a ciel sereno, a cui non era preparato . Questo provvedimento ha avuto effetti negativi sulla sua visibilità professionale.  Televisioni e  agenzie gli hanno chiuso la porta in faccia e molti dei suoi colleghi hanno preferito ignorarlo. Solo qualcuno gli è rimasto accanto quasi come a testimoniare che le persone non sono fortunatamente tutte uguali. Non potendo lavorare non riesce a fronteggiare le le richieste della moglie alla quale ha chiesto di rivedere il mantenimento viste  le sue condizioni . Ha presentato un ricorso ai giudici ed è ancora in’ attesa di responso. Così senza soldi, senza un lavoro remunerativo e continuativo  è andato in crisi, ha iniziato a soffrire di depressione ed è in cura all’ospedale Niguarda. Riesce ad andare avanti grazie alla forza che i sui figli gli infondono.
Un aiuto concreto è arrivato dai titolari e da alcuni avventori di un bar di Lissone, ed anche l’associazione Papà Separati Lombardia Onlus si è schierata  in suo sostegno. Una situazione preoccupante che balza all’occhio per via della notorietà della persona che la sta vivendo anche se i papà separati rappresentano i nuovi poveri della nostra società. Spesso si ritrovano a dover lottare contro
mogli pretenziose e con l’accanimento dei giudici e in questo modo si vengono a creare situazioni drammatiche dalle quali uscire indenni è realmente complicato .
Non occorre avere un cognome noto, non serve aver regalato risate e momenti di spensieratezza, tutte queste cose vengono dimenticate alla velocità della luce catapultando i diretti interessati in situazioni  che dovrebbero far riflettere tutti.
Gli amori finiscono, non sono quasi mai eterni, le persone che si amavano si ritrovano “nemiche” che dimenticano di aver trascorso e condiviso buona parte della loro esistenza insieme, la società ti rifiuta perché non si è più in grado di garantire ciò che invece si riusciva a dare prima, ed ecco qui che le file alla mensa e quelle dei dormitori della Caritas o di altre associazioni si allungano ospitando anche chi ricopriva  un ruolo prestigioso nella vita, professionisti che non riescono più a mettere insieme il pranzo con la cena, persone che diventano trasparenti pur avendo lasciato orme sulle vite altrui.
Una gara di ripicche e squallore, qualcosa di oscuro che spesso “usa” i figli come armi di ricatto, quasi un piacere perverso nel vedere affondare l’altro, che alla fine tanto altro non è se si è percorso un cammino insieme durato molti anni.
I padri separati balzano agli onori della cronaca per la precarietà economica ed emotiva della loro esistenza. I soldi non bastano più, molti di loro devono lasciare la casa alla famiglia e si riducono a dormire in auto.
Gli esseri umani sono, liberi di agire, sbagliare e correggersi ma non dovrebbero coinvolgere persone innocenti come i figli. I figli si adattano alla condizione di genitori separati e divorziati , pur vedendo disillusa la concezione di famiglia in cui vivevano, ma è profondamente errato usarli per alimentare odi e rancori che non fanno bene alle loro vite. C’è chi prosegue a vivere insieme nonostante comprenda di non amarsi più, ma anche qui forse non fa la cosa giusta. In realtà è molto difficile trovare il comportamento migliore da adottare, una cosa è certa però : il matrimonio non è un gioco ma un progetto impegnativo che richiede costanza ed attenzione, oltre che amore e rispetto per il quale se non si è “tagliati” è meglio non realizzare.
Molte unioni terminano per piattezza, per noia, o anche perché la coppia ha un modo differente di evolversi e di adattarsi nella vita.
Alcuni ” semplicemente” smettono di amarsi, altri perdono il lavoro e con esso lo stabilità economica da dare alla famiglia e così il rapporto si logora a causa di sensi di colpa, frustrazioni e inadeguatezza si inizia a discutere, si guarda in direzioni differenti, ci si allontana perché inadeguati e rifiutati dal mondo lavorativo e sociale.
La fine di un matrimonio equivale a un lutto che va interiorizzato ed elaborato, se poi ci si aggiungono anche le condizioni economiche avverse, la difficoltà a ritagliarsi ancora un ruolo nella società e l’abbandono non solo dell’coniuge ma di molte relazioni interpersonali, ci si rende conto che il passo che conduce alla depressione diventa realmente molto breve.
Un mondo avverso da cui difendersi, diritti da far valere e il riconoscimento di un ruolo genitoriale, ma anche di guida ed amicale che non deve mancare nelle relazioni padre/figli ma che deve proseguire per assicurare un cammino di vita che possa definirsi sereno, anche se non totalmente appagante.
Soprattutto per gli uomini che, per via del contesto di machismo nel quale è immersa la nostra società, faticano di più ad accettare che l’altro non gli appartiene più. Senza contare che, nel 70% dei casi, l’uomo subisce la separazione decisa dalla donna.
La fine della coppia non significa la morte della famiglia che, al contrario, continua a esistere, anche se in modo diverso, perché i padri non devono smettere di ricoprire  il loro ruolo, non a caso si è soliti sostenere che ci si separa tra coniugi ma mai dai figli.
Il sentimento paterno esiste, non è un mito. E si esprime attraverso la sensazione di vivere una “castrazione”, causata dalla perdita della condivisione. E, quando incontra i figli, si sente perso, non sa come comportarsi con loro.
Bisogna impegnarsi e garantire la presenza in avvenimenti importanti come i compleanni, gli esami da sostenere, lo sport, tutto ciò che fa parte della vita di un figlio interessandosene, magari trovando alternative alla vicinanza fisica grazie alla tecnologia: Skype, social network possono trasformarsi in validi canali di comunicazione.
Alcuni padri arrivano addirittura a “sacrificarsi”, rischiando però la solitudine perché si chiudono  nel lavoro e nello sporadico rapporto con i figli. Altri, invece, rifiutano di rinunciare alla libertà riconquistata con il nuovo stato di single.
I separati infatti sembrano dividersi in due classi .

a) marpione allucinante, che pensa di avere ancora 20anni e si sente autorizzato alla “caccia” libera, come a voler recuperare gli anni persi.

b) quello che vuole /vorrebbe rifarsi una vita che ci crede anche ma che con il tempo pare aver perso la capacità di condividere, di mandare avanti una relazione, forse per via del poco tempo a disposizione, oppure per una celata malfidenza che fa giungere alla “destinataria” tenendola al di fuori dalla sua vita che riguarda figli e matrimonio precedente.
Dopo la fine della vita coniugale, ognuno torna libero di vivere come meglio crede. Ma se nascono nuove relazioni, ognuno deve essere capace di stare al proprio posto: al padre va riconosciuto il ruolo di unico padre, e alla madre quello di unica madre, al fine di non creare ulteriore disorientamento nei figli.
Inoltre la madre deve essere in grado di non trasferire i suoi risentimenti, di non alzare muri tra padri e figli, di non lasciarsi andare a giudizi che comunque li ferirebbero essendo  nati proprio da quella contestata unione.
Essere un padre separato oggi fa quasi vergognare di sé, ed allora
eccoli battaglieri in tribunale, ma anche fragili, disorientati, divorati dal senso di colpa e incattiviti dagli espedienti giuridici che vanificano le buone intenzioni dei legislatori.
Perdere in un solo colpo i figli, la casa e gran parte del proprio reddito significa per molti aggiungere al dolore della separazione duro colpo alla propria autostima.

Non va dimenticato che per alcuni il fine settimana con i figli viene visto come un diritto e non un dovere educativo, così avviene che nelle ore in cui potrebbero stare coi bambini li lascino a una baby- sitter, oppure si dimenticano di versare l’assegno di mantenimento alle mogli.
Se un uomo non sentiva il legame della paternità nella coppia, diventa difficile imporglielo dopo la separazione, in termini sia affettivi sia economici.
Discorsi che non hanno un genere di appartenenza poiché si vedono comportamenti errati anche da parte di alcune donne nei confronti degli ex mariti, alcune si portano via tutto ciò che riescono a prendere. Dalla macchina alla casa, con tutto ciò che conteneva, senza riuscire a comprendere che gli oggetti non si possono equiparare al valore di un amore che se non voluto non si può imporre.
I dati dell’Eurispes rendono noto che, solo in Italia, su 4 milioni di padri separati sono circa 800mila quelli che vivono sotto la soglia di povertà mentre più di un milione e mezzo vive in condizioni di indigenza. Esistono diverse associazioni che danno sostegno a chi si ritrova in situazioni del genere, come l’Associazione Adamo di Matera, una onlus che sostiene sotto ogni punto di vista i padri separati in condizioni di disagio economico e sociale.
Metà degli homeless finisce in strada per tre ragioni: la separazione dal coniuge o dai figli (63%); perdita del lavoro (56%), cattive condizioni di salute (25%). L’aumento dei padri separati che di colpo si sono trasformati in senza fissa dimora, è tra i dati più allarmanti.
Parliamo di padri separati che, nonostante abbiano ancora un lavoro, tra gli assegni di mantenimento in favore dell’ex-moglie ed i figli ed il mutuo della casa da pagare, non riescono a sostenere le spese neanche per affittare un alloggio; ma parliamo anche di padri separati che hanno perso la loro occupazione e non hanno più le forze per rialzarsi, diventando inevitabilmente dei clochard.
In alcune Regioni si sta cercando di fare qualcosa per  aiutare chi si ritrova in strada almeno un minimo di conforto ed assistenza , dobbiamo anche tenere presente cosa voglia dire ritrovarsi a vivere in strada ed a quali rischi espone oltre ai cambiamenti climatici nelle varie stagioni ai rischi di aggressioni violente .

A Milano, vicino al Parco Sempione, si trova il centro Giopà: uno spazio colorato e pieno di giochi per i papà che non hanno un luogo adatto dove poter incontrare i figli.
A Treviso presto verrà aperta una casa per ospitare i mariti separati e in difficoltà. E’ uno dei progetti avviati da Csv, Centro Servizi Volontariato che unisce 350 associazioni, e che sarà al centro dell’attività 2018. L’immobile è già stato individuato, e ora l’associazione sta predisponendo i regolamenti per renderlo attivo al più presto. Sarà un centro di accoglienza per situazioni di emergenza.
Amori che finiscono, lavori che si perdono, rapporti interpersonali che si danno alla macchia e intanto la vita corre sempre più velocemente e non ci fa vedere quanto sarebbe semplice smettere di alimentare sterili guerre, fomentare discussioni, portare rancore, per cedere il posto all’intelligenza e alla razionalità che avrà magari poco a che fare con l’amore ma diventa necessaria in alcuni contesti.
I rapporti terminano ma i buoni ricordi e i bei momenti non dovrebbero farlo con loro, perché in questo modo non è solo il matrimonio a fallire ma si fallisce come persone, cosa ben più grave.
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