ARGENTINA: SULLE ELEZIONI PESA IL RITROVAMENTO DEL CORPO DI SANTIAGO MALDONADO

DI FRANCESCA CAPELLI

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A BUENOS AIRES

Alla fine, un corpo è stato trovato. Mercoledì 18 ottobre, settantotto giorni dopo la desaparición di Santiago Maldonado, un cadavere è emerso dal fango dell’incertezza e dalle acque del Rio Chubut. Trecento metri a monte di dove era stato visto per l’ultima volta il giovane scomparso, il 1 agosto scorso, quando secondo testimoni è stato caricato a forza su una camionetta della gendarmeria, intervenuta a sgomberare un’occupazione di un gruppo di indigeni mapuche.
Settantotto giorni dopo la scomparsa, in un tratto del fiume già più volte ispezionato dai sommozzatori, dove i nativi si recano quotidianamente per rifornirsi d’acqua e, soprattutto, più a monte di dove avrebbe dovuto trovarsi, nel caso fosse caduto per un incidente o un malore durante la fuga dalla gendarmeria.
Settantotto giorni dopo la scomparsa, ma tre prima delle elezioni di mid-term, che si terranno domenica 22 ottobre, per il ricambio del 50 per cento del parlamento, dopo una campagna elettorale tesissima. Inquinata dal timore di brogli persino nelle primarie, che si sono concluse con la vittoria – per quanto risicata – del kirchnerismo nelle due provincie principali del paese: Buenos Aires (dove risiede il 40 per cento degli elettori) e Santa Fe.
Tutto lascia pensare che si tratti davvero del corpo del giovane scomparso, dato che nella tasca dei pantaloni è stato trovato il suo documento di identità. Tanto che il fratello Sergio, convocato sul posto subito dopo il ritrovamento, ha aspettato per 8 ore, accanto al cadavere, per timore di un occultamento di prove. La famiglia è convinta che il corpo sia stato portato sul posto in questi giorni, proprio perché venisse ritrovato alla vigilia delle elezioni.
L’autopsia, che si sta realizzando in queste ore, è stata affidata al Gruppo argentino di antropologia forense, una ong che in questi anni ha identificato i resti dei desaparecidos della dittatura e ha permesso il ricongiungimento con le famiglie legittime dei loro figli, adottati illegalmente dai militari.
In attesa di avere conferma dell’identità del corpo, sono iniziate le ricostruzioni più stravaganti, dalla possibilità che un cadavere possa rimanere per settantotto giorni sul fondo del fiume, per poi riemergere all’improvviso risalendo per trecento metri la corrente. O quella che siano stati i mapuche a uccidere Santiago, non si sa in base a quale movente, visto che il giovane era un simpatizzante della loro causa.
Di fatto, il caso Maldonado sta monopolizzando le ultime ore di campagna elettorale, che finora si era giocata su due diversi piani. Uno è la disputa sulla figura del generale Juan Domingo Perón e di Evita. “Se fossero vivi, voterebbero per noi”, ha dichiarato l’ex presidente Cristina Kirchner, ora candidata al Senato per la Provincia di Buenos Aires. “No, per noi”, ha ribattuto Estebán Bullrich, suo rivale.
L’altro piano, più rilevante è la rappresentazione del paese. Gli spot elettorali di Cambiemos portano avanti la narrazione di un paese in ripresa, dove i poveri sono diminuiti (ma stranamente aumentati nella stessa misura gli indigenti), l’inflazione è rallentata, dove “tutto questo lo stiamo realizzando insieme”. Dall’altra il comizio di Cristina in uno stadio gremito di militanti. “Tutto quello che hanno fatto in questi 18 mesi è stato distruggere ciò che di buono era stato realizzato e peggiorare ciò che invece andava migliorato”, ha detto. “Vogliono vedervi lavorare per pochi spiccioli, 16 ore al giorno, senza diritti, come schiavi”.
Nel frattempo ieri, a poche ore dal ritrovamento del corpo, gli addetti alle pulizie della stazione di Constitución, la più grande di Buenos Aires, stavano già staccando i manifesti della campagna “Dónde está Santiago Maldonado?” (dov’è Santiago Maldonado?). A chi chiede spiegazioni, il personale scuote mestamente il capo: ordini superiori.