BABIS IL FAVORITO IN CECHIA CHE TRA DUE GIORNI SCEGLIE IL PRIMO MINISTRO

DI CECILIA CHIAVISTELLI

Domani 20 e 21 ottobre la Repubblica Ceca eleggerà il nuovo primo ministro. Andrej Babiš si prepara alla vittoria con la sicurezza del potere che lo sostiene. Populista, contrario all’entrata nell’euro, un forte oppositore dell’accoglienza ai migranti, una sicurezza per il gruppo di Visegrad che sostiene una linea dura nei confronti dell’Unione europea perché con la sue elezione ne uscirebbe rafforzata.
Chi è l’uomo che si imposto sulla scena politica recentemente, scalando i gradini della popolarità a colpi di scorrettezze, di influenza mediatica e trascinando i consensi di almeno il 27 % dei cechi con il suo partito “Ano”, “Si”?
Di origini slovacche, da genitori fedeli al regime, ha scelto di vivere nella Repubblica Ceca dopo aver trascorso diversi anni in Marocco dove ha assistito da lontano alla rivoluzione di velluto, quando la Cecoslovacchia si ribellò senza spargimento di sangue all’egemonia russa durata cinquant’anni. Del suo passato si dice che è stato collaboratore dei servizi segreti, e dei documenti ne proverebbero la veridicità. Se questo fosse provato scatterebbe per lui l’interdizione dai pubblici uffici perché la legge ceca è inflessibile con i collaborazionisti della Russia.

Un’escalation fra case editrici, chimica, agricoltura e alimentazione per diventare il secondo uomo più ricco e il primo più contraddittorio della Cechia. La sua entrata in politica risale al 2012 con il suo Movimento degli insoddisfatti per combattere la corruzione dilagante. Non è un campione di coerenza, ma riesce a diventare il capo del maggiore partito in opposizione ai socialdemocratici, attualmente, per poco ancora, al potere. Proprietario di due giornali, noi italiani sappiamo bene cosa significa, cavalca con grande disinvoltura l’informazione in suo favore. Vicepremier e ministro delle finanze è riuscito a dare una buona immagine di sé, riducendo il debito pubblico, combattendo la corruzione e riattivando l’economia. Si considera pratico più che politico, garantendosi così le simpatie di tante persone. I migranti non li vuole, così contrasta la ricollocazione europea, con il progetto di una fortezza, per ora solo a parole, che circonda il paese. Sembra che durante il suo mandato da ministro delle finanze si sia appropriato di circa 2 milioni di finanziamenti europei. Non ha mai pensato di mollare la politica neanche quando è stato ritenuto colpevole e accusato di frode fiscale in patria, mentre anche l’Europa indaga.

Se Babiš vince queste elezioni parlamentari il gruppo di Visegrad sarebbe ancora più saldo, sorretto dalle stesse ideologie. Emerge anche un’Europa che guarda a destra. Dopo il risultato della vicina Austria, dove ha vinto il giovane Kurz di estrema destra, con le attuali posizioni della Polonia, che con le sue politiche non liberali sta tentando di controllare il sistema giudiziario, l’Ungheria anti-immigrati, e una Germania, con un partito xenofobo che sta diventando sempre più forte, ora la Repubblica Ceca si troverebbe al centro del gruppo populista, come un ritorno al passato. All’interno della UE i vari stati che sono riuniti nella sigla V4, possono contrastare le politiche più liberali e puntare su leggi e regole che restringono la libertà dei cittadini. Il pericolo di essere trascinati in un vortice di restrizioni violente è abbastanza vicino. Sorprende che le destre stiano rialzando la testa proprio nei paesi che per tanti anni sono stati schiacciati dalla oppressione comunista.