IL COMUNISMO CONFUCIANO DI XI JINPING

DI MICHELE MARSONET

Felicità da donare ai cittadini e prosperità crescente da conseguire sotto la guida illuminata e attenta del partito comunista, annuncia Xi Jinping al mondo. Concetti e aspettative più confuciani che marxisti. La riscoperta di Confucio e gli inviti costanti a studiare il suo pensiero che da parecchio tempo hanno corso nel grande Paese asiatico, nell’analisi di Michele Marsonet.

L’apertura del 19° congresso del partito comunista cinese, e il lunghissimo discorso inaugurale del presidente Xi Jinping, presentano senza dubbio notevoli motivi d’interesse. Da notare innanzitutto che l’attuale leader sta proiettando se stesso, e il partito che – da quanto si capisce – marcia compatto dietro la sua guida, in un futuro piuttosto lontano.
A quanto sembra Xi verrà confermato sino al 2022, quando avrà 69 anni. Non si è tuttavia accontentato di fare programmi collegati a quella data. Ha infatti parlato ampiamente di un “grande rinascimento cinese” che dovrebbe concretizzarsi entro il 2049. Senza peraltro escludere di essere ancora sulla scena a quell’epoca (e avrebbe allora 96 anni).

Delirio di onnipotenza? Forse, ma non solo. Xi Jinping ha lasciato intendere con chiarezza che il partito, forte dei successi conseguiti negli ultimi decenni (e in particolare, ha rammentato, durante la sua leadership), non cederà neppure un millimetro di potere. La società civile continuerà a essere strettamente controllata dal potere politico (e, quindi, dall’onnipresente partito comunista).
Discorso identico per l’economia. Va benissimo la sua crescita costante rammentando, però, che il controllo e – soprattutto – la strategia, spettano ancora una volta al partito. Nessuna alternativa, pertanto, all’orizzonte. I “ribelli” di Hong Kong, i gruppi di dissidenti che continuano con grande fatica ad opporsi nell’ambito metropolitano, gli indipendentisti uiguri e tibetani, non devono nutrire alcuna illusione. La morsa verrà mantenuta e, se possibile, addirittura rafforzata tramite il capillare controllo dei media e dei social network.

E un altro fatto dev’essere sottolineato, anche se a molti è sfuggito. Xi ha parlato di “felicità” da donare ai cittadini e di prosperità crescente da conseguire sotto la guida illuminata e attenta del partito.
Ha rispolverato concetti e aspettative che paiono assai più confuciani che marxisti, del resto in linea con la riscoperta di Confucio e gli inviti costanti a studiare il suo pensiero che da parecchio tempo hanno corso nel grande Paese asiatico.

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