L’IRA DI PRODI CONTRO QUELLA DECISIONE AVVENTATA

DI LUCA SOLDI

La decisione di ricordarsi di essere un partito di sinistra è arrivata a tempi scaduti e così la mozione di censura contro il governatore della Banca d’Italia appare sempre più come una scelta avventata.
Ed il passare delle ore invece che stemperare un clima sempre più incandescente intorno alla vicenda Bankitalia e sembra accentuare il clima di distacco nei confronti del segretario del Pd.
Una posizione rafforzata, in queste ore, anche dal ministro dello sviluppo economico.

Per Calenda dietro alla mozione “non c’è una strategia, ma si è sottovalutato cosa si stava facendo e la sede dove lo si faceva. Se ci fosse stata una strategia sarebbe un errore gravissimo”. Calenda ha anche detto ”penso che sia stata una leggerezza non ci sia stato il disegno di indebolire il governo”.
Di queste tensioni sembrano accorgersene anche gli iscritti del partito che proprio nel periodo dei congressi locali manifestano ulteriore insofferenza per delle decisioni prese con una certa sufficienza.
“Il Governo non era semplicemente informato: era d’accordo. La mozione parlamentare non solo era nota al Governo, ma come sa chi conosce il diritto parlamentare, prevedeva che il governo desse un parere. Che c’è stato ed è stato positivo” e’ così che riassumendo si esprime Matteo Renzi prima in un’intervista al QN e subito dopo in serata durante Otto e mezzo su La7.
Una posizione ben diversa da quanto pubblicato sui giornali secondo la quale, la sottosegretaria Maria Elena Boschi, avrebbe messo a punto il testo votato dalla Camera senza informare il premier e il Quirinale. “L’esecutivo è fatto di persone serie, non danno parere positivo senza sapere di cosa stiamo parlando”, ha voluto dire Renzi smentendo la sua pupilla.
Non contento Renzi ha voluto rincarare la dose: “Un partito di Sinistra deve stare con i risparmiatori e non col governatore”, ha proseguito rivendicando la sua natura di leader rivoluzionario “Io – ha detto – sono sempre il solito, non è che sono nato rottamatore e sono diventato il difensore delle magagne del sistema”. Questo, però, non vuol dire che l’eventuale riconferma di Visco “sarà una mia sconfitta – dice -. Io non ho posto una questione di nomi. Abbiamo detto che la Vigilanza non ha fatto granché, Quirinale e governo avranno sempre il rispetto del Pd”.
Naturale che la mozione e una dichiarazione del genere abbiano letteralmente scatenato l’ira di chi fa della moderazione sistema di vita.
Fra tutti, decisamente arrabbiato l’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, che sbottando ha replicato: “Vedo maldestri tentativi di ricercare precedenti alla improvvida mozione presentata dal Pd sul governatore della Banca d’Italia e che si propone un parallelismo con una mia presa di posizione del 2005. Il mio intervento di allora mirava ad accelerare la approvazione della Legge sul risparmio che conteneva il giusto passaggio della carica di Governatore da carica a vita a carica con una scadenza di mandato e che assegnava alla Consob il compito di vigilare sulla concorrenza anche nel sistema bancario. È del tutto evidente che parliamo di obiettivi e modalità completamente diversi.”
Un vero boomerang quello di Renzi che non viene compensato per niente dalla rinata volontà di “vendersi” come leader progressista e rottamatore alla vigilia di confronti importanti come il referendum sulle autonomie economiche promosso da alcune regioni del Nord ed il voto elettorale in Sicilia.