IL REFERENDUM LOMBARDO-VENETO? E’ IL NORD CHE CHIAGNE E FOTTE

DI RAFFAELE VESCERA

Dicono che non vogliono spartire la loro ricchezza con quei poveri terroni del Sud, i loro soldi devono restare nelle opulente regioni padane, ed è questa la ragione per cui domenica prossima le due regioni leghiste andranno a votare per mantenere i soldi delle loro tasse nelle proprie casse regionali, per avere, come se gli mancassero, più ferrovie, più strade più ospedali, più asili, etc. Sostengono che la loro ricchezza sia il prodotto della superiore capacità imprenditoriale, a confronto dei meridionali “poltroni, incapaci e parassiti”. Si lamentano che il cosiddetto residuo fiscale, ovvero la differenza tra le tasse versate allo stato e quanto gli ritorna in finanziamenti statali sia di 50 miliardi di euro l’anno.

E’ una classica sceneggiata in salsa “padana”, che fa seguito a quelle a cui i barbari elmocornuti ci hanno abituato nella loro incivilissima Pontida, paesino subalpino in cui, altro che arretratezze islamiste, è vietato parcheggiare alle donne incinte se “extracomunitarie” e ai gay. Ci sarebbe da ridere, se non fosse che ancora una volta vogliono far piangere il Sud con le loro bugiarde menate egoistiche, accompagnate da un secolare razzismo strisciante, e se non fosse che l’ignoranza leghista è accompagnata dalla perfidia dei partiti, quali Forza Italia, il Pd e ahinoi lo stesso M5S, che confondono la giusta autonomia territoriale con la protervia di chi si è arricchito per un secolo e mezzo sulle spalle del Sud, trattandolo come una “colonia di sfruttamento” (cit. Antonio Gramsci) e ora lo incolpa dei propri mali.

E sia, da Sud accettiamo la sfida e smontiamo pezzo per pezzo le falsità propagandistiche su cui si fonda tale referendum che non mina l’unità nazionale, ben favorevole al Nord, ma i fondamenti stessi della ragione umana. Facciamo i conti della serva e ridiamo un po’.

I dati sulla spesa pubblica annua per gli italiani ci dicono che per ogni cittadino del Nord è di 981 euro l’anno, mentre per un cittadino del Sud è di quasi la metà, 525 euro. Il totale per i 60 milioni di Italiani fa 50 miliardi di euro, ma di questi ai 20 milioni di meridionali ne vanno solo 10, i restanti 40 al Centro Nord. Di questi, ben 30 alle regioni “padane” con un gettito più favorevole di almeno 10 miliardi di euro sottratti al Sud. La tabella del Mattino che riportiamo in basso parla chiaro.

Come gli economisti non di parte ci dicono, la concentrazione di investimenti pubblici al Nord, in infrastrutture e finanziamenti vari è operativa da un secolo e mezzo e ciò ha chiaramente favorito lo sviluppo industriale delle regioni settentrionali, a danno di un Mezzogiorno lasciato al palo. Un esempio per tutti, la sola Fiat ha ricevuto dallo Stato l’1% del Pil nazionale, a fronte dello 0,5% versato alla tanta vituperata Cassa per il Mezzogiorno, che pure rubava ma fino agli anni ’80 faceva crescere il Sud più del Nord, riducendo il rapporto del reddito procapite Nord-Sud dal 53% al 67%. Ricaduto al 53% dopo la chiusura della Cassa voluta dagli industriali del Nord per timore della concorrenza industriale che il Sud iniziava a fare e dalla Lega Nord, volta alla sistematica diffamazione del Sud.

Il maggior sviluppo industriale del Nord, ottenuto abbiamo visto come, fa sì che dei 70 miliardi di Euro spesi dai meridionali annualmente in acquisti, ben 63 vadano al Nord, poiché la stragrande maggioranza delle merci vendute è made in nord, dove le aziende produttrici pagano le tasse regionali. Come se non bastasse, molte delle industrie operanti al Sud hanno la loro sede legale al Nord, dove versano altresì le loro tasse. Ancora, se un cittadino delle ex Due Sicilie paga la bolletta dell’Enel, telefona con Telecom e altri, paga il canone Rai, mette benzina, paga l’assicurazione, prende l’autostrada, prende il treno, l’aereo, etc. porta soldi alle regioni del Nord dove tutte le aziende, pur promosse dallo Stato, risiedono e pagano le tasse regionali, chissà perché. Di più, data la scarsa dotazione di strutture sanitarie, molti meridionali affrontano i viaggi della speranza per farsi curare nei più ricchi ospedali del   Nord. Vogliamo quantificare i miliardi di euro così trasferiti alle regioni “padane”? E che dire dei tanti studenti universitari meridionali che pagano tasse e affitti nelle città del Nord. Facciamo i conti? Se sull’esempio di Ghandi contro l’occupante Inghilterra, il Sud smettesse di comprare merci del Nord, le aziende “padane” che fine farebbero, quanto ci metterebbero a fallire?

Ma non basta. Parliamo di evasione fiscale. Secondo i dati forniti dal Sole 24 ore, la cui tabella riportiamo, un cittadino del Nord evade per 2.532 Euro l’anno, mentre uno del Sud per 950. Ovviamente non perché i settentrionali nascono più ladri, ma perché tra la piccola evasione degli scontrini dei bottegai del Sud e quella in grande stile delle aziende del Nord vi è una sostanziale differenza. Comunque sia, se moltiplichiamo i 2.532 euro pro capite per i circa 25 milioni di cittadini del Nord ne viene fuori la bella cifra di 63,3 miliardi di Euro, ben 44 in più di quanto si evade al Sud. Se poi a questi aggiungiamo l’evasione pro capite di 2.936 Euro delle regioni centrali, Emilia compresa si aggiungono altri 44 miliardi di Euro, per un totale di 107 miliardi evasi al Centronord a fronte dei 19 del Sud.

Se al tutto si aggiungono le ruberie per tangenti di 60 miliardi solo sulle ferrovia alta velocità fatta per il 95% al centronord, i fondi Fas europei destinati al Sud e dirottati al Nord e quanto rubato all’Expo, al Mose e alle infinite tangentopoli, certi detrattori del Sud farebbero bene a tacere.                                                                                                                           Per finire, ancora la matematica ci dice che i circa 20 milioni di cittadini del Sud producono il 25% del Pil nazionale e pagano allo stato tasse per il 25% ma ricevono in cambio per spesa pubblica appena il 18%. Detto questo, la differenza fiscale è tutta a vantaggio del Nord, per almeno un centinaio di miliardi: allora dov’è il “residuo fiscale” e chi vive sulle spalle di chi? A chi converrebbe l’autonomia fiscale se non alle regioni del Sud? E dove sono gli onesti opinionisti che divulgano queste elementari verità? Da Sud continuiamo a chiedercelo.