AD ALTOPASCIO, IN PROVINCIA DI LUCCA, HA VINTO LA ‘NDRANGHETA

DI BARBARA PAVAROTTI

In via Puccini 7/9 in località Spianate, ad Altopascio, in provincia di Lucca, ha vinto la ‘ndrangheta. O meglio, scusate, la presunta ‘ndrangheta, visto che l’ex inquilino di questa casa, Giuseppe Lombardo, è stato condannato in primo grado nel 2016 a 16 anni di carcere per droga, minacce, estorsioni, attentati incendiari contro imprese edili, case e vetture, ma senza l’aggravante del metodo mafioso, come chiedeva l’accusa. E va bene. La mafia in Toscana basta non nominarla e non esiste.
In via Puccini 7/9 ad Altopascio ha perso lo stato ed è stata sconfitta la giustizia. Perché quella casa confiscata dalla legge italiana nel 2001 al padre di Giuseppe Lombardo, Antonino, appartenente a una cosca calabrese e condannato in via definitiva nel 2003 – proprio l’anno in cui il fabbricato fu acquisito al patrimonio del comune – il comune non l’ha mai utilizzata per le sue lodevoli iniziative a favore della cittadinanza. Era occupata dai familiari di Antonino Lombardo, i figli Giuseppe e Maurizio e dalle relative famiglie. A costoro il comune, il 18 dicembre 2004 (sindaco Giorgio Ricciarelli), ha rinnovato la locazione. Poi il 25 giugno 2009 (sindaco Maurizio Marchetti), altro contratto di locazione dell’immobile confiscato con Maurizio Lombardo. Marchetti è furibondo per le modalità con cui la storia è tornata sotto i riflettori: “Sembra che la colpa sia mia, dice, ho rinnovato il contratto in accordo coi carabinieri e prefettura perché lì abitavano dei minori, non potevo fare altro. La croce di questa vicenda è finita solo addosso al comune, ma non è giusto: la casa la confischi, butti fuori gli occupanti e poi me la dai. Non la si dà al comune con mogli e figli dentro”.
Di fatto la villetta – tre piani con tre appartamenti di 120 mq ciascuno, mansarda, garage e terreno – è rimasta in possesso dei figli di Antonino Lombardo fino al 2010. Quell’Antonino che, fuggito dalla Calabria dopo un agguato del 1987 in cui venne ucciso un altro figlio, decise di rifugiarsi proprio ad Altopascio ricostruendo qui il suo feudo. In quegli anni la famiglia Lombardo ha avuto il tempo di allestire nella villa di Spianate un bel bunker sotterraneo, il primo nella storia della Lucchesia, di continuare le proprie attività criminali (ma non ‘ndrangheta eh, per carità), con ramificazioni in Lombardia, fino allo smantellamento della “presunta” cosca nel 2013 con un botto di arresti, a cominciare da colui che ne era ritenuto il capo, ovvero Giuseppe Lombardo.
Poi quando la casa è stata riconsegnata al comune, il 6 marzo 2010, da Maurizio Lombardo, titolare dell’ultimo contratto di locazione, è stata trovata sventrata, distrutta, inutilizzabile. Pareti e solai abbattuti, tutto smantellato. Una devastazione. E’ la tipica modalità di chi lascia una casa confiscata, spiegano al Gico di Firenze: prima di andarsene distruggono tutto. Basta aver avuto a che fare un minimo con la criminalità organizzata al sud per saperlo. Invece ad Altopascio chi è il colpevole? Ignoti. Nessun vicino delle villette adiacenti ha sentito il fracasso di mazze e martelli che con furia si sono accaniti sul fabbricato. Eppure quando si demolisce una casa, un po’ di rumore si fa. L’ex sindaco Marchetti fece una denuncia per danneggiamento contro ignoti. Denuncia archiviata dalla procura. E questo è l’incredibile. Nessuno ha tenuto conto dell’articolo 1590 del Codice Civile: “Il conduttore (ovvero l’inquilino) deve restituire al locatore la casa nello stato medesimo in cui l’ha ricevuta”. Insomma, l’affittuario è il custode del bene e deve restituirlo tal quale. Quindi un responsabile a norma di legge c’è. Ma quando c’è di mezzo la ‘ndrangheta o presunta tale in Calabria, come in Toscana, come in Lombardia, è meglio star zitti, far finta di nulla e lasciare che i Lombardo neghino di aver devastato la villa e non paghino nemmeno una multa. Versione assolutamente ridicola, il che è lampante anche per un bambino, ma non per la procura che ha archiviato la denuncia. Mentre i Lombardo abitavano lì, non si sono accorti che un malfattore era entrato furtivamente per devastare la casa? E metti che sia successo in loro assenza, perché non hanno denunciato la distruzione?
Ma queste sono altre logiche. Quelle delle persone normali, che nulla hanno da nascondere alla giustizia.
Quando nel 2013 Giuseppe Lombardo fu arrestato, saltarono fuori beni a lui riconducibili per almeno un milione e mezzo di euro: oltre alla villa delle Spianate, anche un appartamento di sette vani e un’autorimessa sempre ad Altopascio. Poi una casa di sei vani a Chiesina Uzzanese con magazzino e autorimessa, varie auto e titoli. E armi, tante armi. Oltre a un tenore di vita non da poco: vari viaggi in Calabria, villeggiature estive di almeno due mesi, vacanze sulla neve a Natale. E, naturalmente, redditi dichiarati non congrui. Insomma, alla luce del patrimonio scoperto, regge poco il fatto che i Lombardo abbiano chiesto di rimanere nella villa confiscata in attesa della fine dei lavori di costruzione di un’abitazione adiacente. Le case dove trasferirsi non mancavano.
Questa è una storia in cui hanno perso tutti, a cominciare dalla comunità di Altopascio, anche se i cittadini non se ne rendono conto. In cui comune, prefettura, reparti vari dello stato, si sono fatti beffare alla grande. E naturalmente la ‘ndrangheta in questa fetta di Toscana non esiste. Come la camorra a Lucca. Nella Toscana felix non si parla di mafia. Esisterà quando si avrà il coraggio di nominarla.