TORINO RISCHIA DI RESTARE SENZA AUTO PER COLPA DELL’INQUINAMENTO

DI GIORGIO DELL’ARTI

Proprio mentre Lancet avverte che nel 2015 l’inquinamento ha causato in Europa 9 milioni di morti, le nostre città sono preda degli ormai famosi Pm10 e Pm2,5, cioè le polveri sottili e sottilissime. Specialmente Torino, dove tra dieci giorni potrebbe essere vietata la circolazione a tutti gli autoveicoli, senza eccezioni.

È il guaio delle belle giornate.
Già. A Milano la situazione è tale che il sindaco Sala ha pregato i cittadini di non accendere i riscaldamenti. Ricordo infatti che la metà delle polveri è determinata dalle automobili e l’altra metà dai termosifoni. Si spera in un arrivo rapido delle piogge e del vento, unico rimedio globale: se piove le polveri spariscono.

E arrivano le alluvioni. Situazione generale in questo momento?
Ci sono i rapporti di Legambiente. Le città fuorilegge sono al momenti 24 e si trovano in quattro regioni, tutte al Nord, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. «Fuorilegge» significa che hanno superato la soglia annuale di inquinamento consentito, vale a dire 35 giorni su 365 di una media giornaliera di 50 microgrammi per metro cubo di polveri sottili. Torino sta a 66 giorni di sforamento, seguono Cremona con 58, Padova con 53, Milano con 50. A Milano da lunedì è entrato in vigore il nuovo divieto d’ingresso nell’Area C anche per le auto Euro4 senza filtro anti-particolato. Tra le città nei guai c’è anche Venezia.

Parliamo di Torino.
Il comune ha disposto quanto segue: «Fino “all’adozione di ulteriori provvedimenti” le autovetture private ad alimentazione diesel con classe emissiva inferiore ad euro 5, e i benzina, metano, gpl in classe euro 0, non potranno circolare in città dalle ore 8 alle ore 19 tutti i giorni, festivi compresi». Oggi il divieto verrà esteso agli Euro5, tra dieci giorni, i Pm10 nell’aria continuando a essere superiori ai 50 microgrammi, sarà vietata in toto la circolazione delle auto. Il Comune consiglia non solo di abbandonare lo jogging e qualunque altra attività fisica all’aperto, ma di tenere ben chiuse porte e finestre.

• In altri termini: non bisogna mettere il naso fuori di casa.
I provvedimenti sono parsi troppo duri a quelli della Regione Piemonte. Chiamparino ha accusato la Appendino di voler fare «la prima della classe». Ha in effetti stravolto tutti i protocolli. Appendino ha risposto: «Stiamo vivendo un’emergenza, ma nessuno se ne accorge, perché l’inquinamento, a differenza di altri fenomeni, non si vede, non si tocca. Ma c’è, e mette a rischio la salute dei cittadini». E in effetti: secondo Legambiente «in Italia a causa dell’aria inquinata ci sono oltre 60 mila morti ogni anno». Che è lo stesso concetto di cui dicevamo all’inizio. Secondo un rapporto preparato dalla Lancet Commission on Pollution & Health, l’inquinamento nel 2015 ha causato 9 milioni di morti, il triplo di quelli provocati – tutti insieme – da Aids, tubercolosi e malaria, quindici volte quelli di tutte le guerre in corso. «Le malattie legate all’inquinamento nei Paesi a reddito medio e basso si traducono in una riduzione annua del Pil che può arrivare al 2% e nei Paesi a reddito alto in un aggravio della spesa sanitaria dell’1,7%. Mentre le perdite di benessere derivanti dall’inquinamento sono stimate in 4,6 trilioni di dollari all’anno: il 6,2% della produzione economica mondiale». Eccetera. Probabilmente non ho bisogno di continuare.

Tapparsi in casa è veramente un rimedio?
Mah. Il Corriere ha intervistato il professor Sergio Harari, direttore dell’unità di Pneumatologia dell’ospedale San Giuseppe di Milano. Dice che, effettivamente, «bisogna cercare di evitare esposizioni prolungate all’aria aperta nelle ore di massima concentrazione dello smog» e quindi niente attività fisica, dato che l’attività fisica moltiplica la massa d’aria respirata. Quanto allo stare in casa, «spesso, a causa della scarsa ventilazione, i livelli di alcuni inquinanti possono essere maggiori all’interno che all’esterno. Ad esempio, un recente studio ha valutato le correlazioni tra livelli di inquinamento nelle aule delle scuole di cinque diversi Paesi europei, tra i quali l’Italia, e l’incidenza di sintomi respiratori come tosse secca, rinite e respiro sibilante. Allo studio hanno partecipato 654 studenti, di età media 10 anni, 242 dei quali residenti in due città italiane, Udine e Siena. Gli altri Paesi coinvolti nell’indagine erano: Norvegia, Svezia, Danimarca e Francia. I livelli più alti di inquinanti – Pm10 e anidride carbonica – sono stati registrati in Italia, Francia e Danimarca. Le scuole del nostro Paese erano anche quelle con il minor ricambio d’aria, e i sintomi respiratori valutati erano particolarmente frequenti nella popolazione studentesca italiana: 13,2% dei ragazzi ha riportato episodi di respiro sibilante, 47,1% di tosse secca, 35,4% di rinite. I disturbi erano più frequenti nei ragazzi che a casa erano esposti al fumo passivo dei genitori. Il numero di episodi di tosse, respiro sibilante e rinite erano correlati ai livelli degli inquinanti e allo scarso ricambio d’aria. I livelli di inquinanti sono risultati sempre più alti nelle aule scolastiche che all’aria aperta».