UN PO’ DI #STORYTELLINGEFFICACE DEL GENERE #METOO #QUELLAVOLTACHE

DI DANILO MASOTTI

Avrò avuto 13-14 anni. Ero in bici in Strada Maggiore.
Non me la tiravo di essere in bici in Strada Maggiore.
All’altezza delle frecce piantate sul soffitto mi si affianca un vecchio sfigato sulla trenta-quarantina che mi fa.
<<Ciao>>
E io gli faccio <<Ciao>>
Cominciamo a parlare come fanno i piccioni quando si avvicinano uno all’altro, voi non lo sapete, ma i piccioni quando si avvicinano uno all’altro parlano tra loro e dicono delle cose allucinanti.
Non ricordo bene di cosa avessimo parlato, ma ricordo che abbiamo voltato a sinistra in Via Albertoni e ricordo che questo qua mi ha detto <<Fermiamoci qui>>.
Avete presente il cortile interno dell’Ospedale Sant’Orsola dove c’è una specie di torretta? Ecco, ci siamo messi lì.
Questo qua mi mette una mano sul pacco e mi dice di tirarlo fuori e io, scemo come uno che tira fuori l’uccello a comando, lo tiro fuori.
Questo sfigato me lo tocca e io gli tolgo la mano, allora lui mi fa <<Masturbati tu allora>> e io, tolgo il costume da scemo e gli dico di no. L’uccello viene reinserito all’interno della cerniera e lo sfigato mi fa <<Dove abiti?>>.
Non avendo più indosso il costume da scemo, gli fornisco un indirizzo falso e un cognome falso <<Via Albertoni 12, mi chiamo Danilo Venturi>>. <<Bene, ti passerò a trovare>> dice lui qua e io penso “Sì, sì, vienimi pure a trovare…. idiota. Citofonare Venturi, mi raccomando” e aggiunge <<Stasera quando ti masturberai penserai a me e ti do’ un consiglio. Cospargiti il pene di sapone>> poi sorride <<E fai un bel cinque contro uno>>.
Lo saluto e raggiungo i miei amichetti che sono in cortile a giocare a calcio e gioco con loro. Non dico niente di quello che è accaduto, ma una sensazione di schifo misto disagio mi accompagna tra un goal e l’altro. La sera, dopo mangiato, vado in bagno, osservo la saponetta e penso “Cinque contro uno… ma vaffanculo!” e mi sale una rabbia enorme che non sedo masturbandomi, altrimenti avrei fatto il gioco di ‘sto cretino. Roberto, credo si chiamasse così.

PIU’ O MENO TRENT’ANNI DOPO
Passeggio per Via Indipendenza e all’interno di un negozio di futilità vedo il “nome in codice Roberto” che è lì dentro che parla con una ragazzina. Credo che lavori lì, o forse no, era solo lì di passaggio. Lo guardo e penso “Ma chi è lui lì… dove l’ho visto?” e poi mi viene in mente il sapone, il cinque contro uno, Via Albertoni, Danilo Venturi. Mi sale un po’ di rabbia, vorrei entrare e dirgli <<Ciao ti ricordi di me?>>, ma mi fermo. Potrebbe non essere lui. Ogni tanto lo vedo in giro, vorrei dirgli qualcosa, anche solo prenderlo per il culo, ma mi fermo. Tempo fa l’ho visto in Piazza di Porta Ravegnana seduto su un fittone che parlava da solo e guardava la gente che passava, un’altra volta alla Coop di Via della Repubblica che parlava con della ricotta. Quell’uomo ha sicuramente bisogno di aiuto, ma se qualcuno gli desse un fracco di botte andrebbe bene lo stesso.