CATALOGNA, ESAUTORATO PUIGDEMONT, ELEZIONI ENTRO SEI MESI

DI ENNIO REMONDINO

Il premier spagnolo Mariano Rajoy assumerà le competenze del presidente catalano Puigdemont per convocare nuove elezioni. Indipendentisti: ‘Colpo di Stato’. Podemos: ‘Sospensione della democrazia’

«Non si sospende l’autonomia né l’autogoverno della Catalogna ma si sospendono le persone che hanno messo la Catalogna fuori dalla legge».
Il governo spagnolo ha deciso di proporre al senato la destituzione del presidente catalano Carles Puigdemont, del vicepresidente Oriol Junqueras e di tutti i membri del Govern. Obiettivo, «Andare a elezioni il prima possibile, massimo sei mesi». Le misure decise prevedono anche il divieto per il Parlament catalano di eleggere un sostituto di Puigdemont. L’assemblea catalana eserciterà solo una “funzione rappresentativa”, non potrà adottare “iniziative contrarie alla costituzione” e Madrid avrà un potere di veto entro 30 giorni sulle sue decisioni.

Le ragioni della Spagna

Rajoy parte del contestato referendum catalano. «Un processo totalmente unilaterale e contrario alla legge per imporre al governo spagnolo di accettare il referendum sull’indipendenza».
«Per tutti questi motivi il governo ha dovuto applicare l’articolo 155 della Costituzione, non era il nostro desiderio e non era la nostra volontà. Non era mai successo prima ».
Quattro gli obiettivi dell’esecutivo si è posto: ritornare alla normalità, ripristinare la legalità, continuare con il recupero economico, indire subito nuove elezioni.
Secondo il capo del governo spagnolo, «Gli ultimi dati sull’economia sono molto preoccupanti, più di mille aziende hanno traslocato. C’è stato un disincentivo degli investimenti e un crollo del turismo».

Polizia e tv controllate da Madrid
Il governo spagnolo, attraverso i delegati che nominerà in Catalogna, potrà destituire e sostituire i dirigenti di polizia e radio-tv catalane. In questo modo avrà il controllo dei Mossos d’Esquadra, la
Severo con il governo della Catalogna, il premier spagnolo, Mariano Rajoy, ha mandato un messaggio alla popolazione catalana: «Tutto si aggiusterà, senza maggiori danni per nessuno». Il premier ha anche invitato le imprese a non lasciare la regione e a non ritirare i fondi dalle banche.

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