REFERENDUM LOMBARDO-VENETO, DALLA LEGA: VINCERE, MA NON TROPPO

DI LUCA SOLDI

 

“Ci sono dodici milioni di padani che oggi si affolleranno ai seggi per far valere il loro diritto ad autodeterminarsi, per liberarsi dal giogo di Roma”-questo ci sarebbe stato raccontato qualche anno addietro ed invece eccoci, oggi, a illustrare un referendum che sembra più una conta organizzata nel condominio che un momento di vera partecipazione.
Ed invece eccoci a raccontare di seggi aperti dalle 7 alle 23 in Veneto e Lombardia per il referendum solo consultivo sull’autonomia non si sa bene da cosa.
Al voto sono chiamati complessivamente quasi 8 milioni di elettori lombardi e poco più di 4 milioni di veneti. Nessun spirito di rivalsa per quella “Roma Ladrona” che adesso sembra più buona e dispensatrice
In entrambe le regioni i cittadini sono chiamati a esprimersi sul cosiddetto “regionalismo differenziato”, ossia la possibilità, per quelle regioni statuto ordinario di ottenere “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” rifacendosi ad un richiamo dell’Articolo 116 della Costituzione in alcune materie indicate nel successivo Articolo 117.
L’appello al voto è soprattutto quello della Lega, adesso più moderata, di Zaia e Maroni che incrociano le dita sperando nell’affluenza, mentre il Pd “stranamente” si divide.
Anche il M5s spinge per quel Si che darà la possibilità a quelle Regioni di chiedere di intraprendere il percorso istituzionale per ottenere maggiori competenze dal Governo.
Differenti i meccanismi di partecipazione e voto: in Lombardia per la validità non sara’ previsto un quorum mentre in Veneto occorrerà superare il cinquanta per cento.
Diversi i quesiti ma obiettivi comuni: in Lombardia il quesito sulla scheda è: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”.
Decisamente meno articolata e più diretta la domanda in Veneto: “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”.
Se dubbi ci sono sulla partecipazione scontata sarà la vittoria del Sì, così le due Regioni potranno chiedere al governo centrale di avviare una trattativa per ottenere maggiori competenze nelle venti materie concorrenti (tra queste spiccano il coordinamento della finanza pubblica e tributario, lavoro, energia, infrastrutture e protezione civile) e in tre esclusive dello Stato: giustizia di pace, istruzione e tutela dell’ambiente e dei beni culturali. L’intesa tra lo Stato e la Regione interessata dovrà poi concretizzarsi in una proposta di legge che dovrà essere approvata a maggioranza assoluta da entrambe le Camere.
Temi importanti ma poco definiti che avranno rilievo appunto solo nel caso di una importante partecipazione al voto.
Differente anche il metodo di voto.
Mentre in Veneto si andrà avanti con la solita scheda la Lombardia ha deciso di sperimentare per la prima volta nel Paese il voto elettronico.
I lombardi troveranno nella cabina una vera e propria “voting machine”, un dispositivo simile a un tablet che sullo schermo touch screen riporterà il testo integrale del quesito referendario. “Basterà sfiorare il SI è tutto sarà fatto” – si sono impegnati dalla Lega a spiegare agli anziani dubbiosi.In caso di errore, l’elettore avrà la possibilità di modificare la scelta, ma solo una volta. In tutto ci saranno ben 24.700 tavolette distribuite nelle 9.224 sezioni della Lombardia. A vegliare sul loro funzionamento sono previsti ben 6.700 “assistenti digitali” incaricati dalla Smartmatic, la società olandese che ha vinto il bando regionale per l’e-voting. Per evitare il rischio di attacchi informatici o blackout, i tablet non saranno collegati a Internet e neppure alla corrente elettrica.
Differenti anche i costi perché l’operazione avrà un importante impegno sostenuto da entrambe le regioni.
Uno “scherzetto” non da poco per il quale la Regione Veneto ha investito 14 milioni di euro, più 2 milioni per l’impiego delle forze dell’ordine, mentre la Lombardia nei tablet della discordia di milioni ne ha investiti 50, ai quali ci saranno da aggiungere i 3 richiesti dal Viminale per coprire i costi della sicurezza.
Una goccia nel mare delle contropartite che sperano di ottenere o almeno contrattare i lombardo-veneti. Infatti in ballo ci sono oltre 40 miliardi di residuo fiscale, la differenza tra le tasse pagate dai cittadini di una regione all’amministrazione centrale e quanto lo stato restituisce loro sul territorio. Quello del Veneto è calcolato in 15 miliardi, mentre Maroni spera almeno in 27, la sua metà. E la competenza su 23 materie che, in base all’articolo 117 della Costituzione.
Un vero gioco “d’azzardo”, un voto d’azzardo che rischia di far sfigurare un po’ tutti e nel quale anche la Lega non vuole credere più di tanto.
Anche perché una vittoria schiacciante, una partecipazione importante, potrebbe spingere a chiedere anche molto altro.
Cosa che Salvini, allo stato delle cose, vorrebbe ben guardarsi dal dover fare.