VENTI DI GUERRA IN GIAPPONE: GLI EXIT POLL PREMIANO ABE

DI ALBERTO TAROZZI

Ha azzeccato la mossa giusta a quanto dicono gli exit poll, il premier di centro destra liberaldemocratico Abe, per le elezioni giapponesi.

Pareva in difficoltà sotto attacchi concentrici: da una parte da una nuova destra o quasi destra spregiudicata (il Partito della Speranza della Sindaca di Tokio capace di raccogliere consensi sia tra i nazionalisti che tra i democratici moderati); dall’altra un Partito comunista in crescita, in grado di allearsi con la minoranza di sinistra dei democratici cacciata dal Partito.

Troppo presto però, per entrambi i rivali, per organizzarsi in chiave elettorale: divisi i sostenitori del Partito della Speranza, ma anche quelli della sinistra a causa di antiche divisioni tra socialisti e comunisti, accusati gli uni di filo americanismo e i secondi di essere morbidi contro Cina e Corea del Nord.

Nel frattempo i principali rivali tradizionali, democratici, o socialisti che li vogliamo chiamare, dei liberaldemocratici erano completamente fuori dai gangheri e fornivano un serbatoio elettorale da cui tutti potevano prendere a piene mani.

E così è stato, per Abe, a meno che gli exit poll non vengano clamorosamente smentiti.
Svolta o se preferiamo conferma massiccia della dominanza di centro destra, ma non solo.

Punto di forza di Abe è stato lo sfruttare la situazione semibellica del Giappone, faccia a faccia con le esercitazioni militari nordcoreane, per chiedere la cancellazione di quella clausola che rendeva il Giappone uno stato comunque non belligerante se non attaccato.

Quella clausola verrà quasi sicuramente cancellata e il vento che tirerà prevalentemente su Tokyo sarà un vento di guerra.
Speriamo che si tratti solo di guerra fredda, ma gli sgarbi tra Donald e Kim, in zona coreana, lasciano temere anche svolte peggiori.