A SINISTRA PAROLE PAROLE, IN SCENA ASPETTANDO GODOT

DI CARLO PATRIGNANI

Parole, parole, non sono altro che parole, anzi fiumi di parole che nel teatrino della variegata e disorientata sinistra, post-comunista e post-democristiana, si rincorrono, s’intrecciano ma non trovano dove posarsi, non portano nulla di nuovo sotto il sole.

E’ il dramma umano che ci ha raccontato, magistralmente, Samuel Beckett in Aspettando Godot: quando non c’è più legame tra parola e azione, tra linguaggio e storia che comunica e attiva, si resta fermi, incapaci come Vladmiro e Estragone, di muoversi prima con il pensiero poi con l’azione.

Godot non dovrebbe essere Dio piccolo o grande, lo stesso Beckett chiarì che non si trattava di Dio, ma è, stando ai proclami Jeremy Corbyn, ovviamente in versione italiana, come riferimento di una sinistra radicale, non settaria e non manesca.

Per andare dove? Purtroppo c’è chi guarda a Papa Francesco ed è la maggioranza e chi a San Paolo che nella lettera agli Ebrei 1 dice: non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura. 

Per non finire come accade a Vladmiro e Estragone – ora possiamo andare? dice l’uno e l’altro sì, andiamo, ma essi non si muovono – occorrono alcuni seri aggiustamenti ideali, e in primis la laicità, proprio se si guarda alla travolgente e straordinaria impresa culturale, politica, sociale di Corbyn che non anela alla città futura promessa da San Paolo ma a cambiare la città quaggiù che non è, umanamente, stabile, egualitaria e giusta.

Il vecchietto laburista, nè post-comunista, nè post-democristiano, ha riposizionato il nuovo socialismo del XXI°  fuori dalla terza via di Tony Blair e messo in crisi, con il suo inatteso e strepitoso 40% alle elezioni politiche di giugno, il gotha del Pse, il Partito Socialista Europeo.

Per troppo tempo le voci più eminenti del nostro movimento sono apparse fuori dal mondo, troppo inclini a difendere l’ordine precostituito, nel tentativo disperato di proteggere ciò che è visto come il centro politico. Per poi scoprire che il centro si è spostato o non è mai stato dove le élite pensavano che fosse, ha detto giorni fa alla conferenza Europe Together di Bruxelles dove è stato accolto come il nuovo primo ministro della Gran Bretagna.

E’ perciò la città che abbiamo quaggiù che va radicalmente cambiata: il nostro sistema malato ha fornito terreno fertile per la crescita delle politiche di stampo nazionalista e xenofobo. […] Sappiamo tutti che la politica dell’odio, della colpa e delle divisioni non è la risposta e se non offriremo un’alternativa netta e radicale, soluzioni credibili per i problemi che abbiamo davanti, la possibilità di cambiare questo sistema malato e una speranza per un futuro più prospero, spianeremo la strada all’estrema destra che penetrerà ancora più a fondo nelle nostre comunità. Il loro messaggio di paura e divisione diventerà il mainstream politico. Ma noi possiamo offrire un’alternativa radicale, abbiamo le idee per rendere le politiche progressiste, la forza dominante di questo secolo. Però se non facciamo chiarezza sul nostro messaggio, se non difendiamo i nostri valori fondanti stagneremo  e affonderemo, ha scandito al gotha del Pse.

La forza di Corbyn è tutta qui: di essere credibile nel movimento che promette il socialismo del XXI° , perché il suo passato – i valori fondanti del socialismo d’antan e le idee di sempre, certo, ma aggiornate all’oggi e sempre difese nel Labour Party – è una garanzia e una speranza per quanti, soprattutto i giovani e le donne, vogliono mettersi in movimento verso il cambiamento quaggiù, qui e ora.