ELEZIONI IN ARGENTINA: VINCE MACRI. E ORA PRECARIATO E STATO SOCIALE IN PEZZI

DI FRANCESCA CAPELLI

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A BUENOS AIRES

Il risultato più sorprendente è quello della provincia di Chubut, teatro dell’affaire Maldonado, dove il candidato di Cambiemos (la coalizione di governo) arriva secondo per appena un punto percentuale nelle elezioni di mid-term, per il ricambio di metà del parlamento. Il primo partito risulta “Chubut para todos”, una colazione dove sono confluiti peronisti, radicali e macristi delusi. Solo terzo e molto distanziato, il kirchnerista Frente para la victoria.
Segno che il caso del giovane desaparecido (il cui corpo è stato rinvenuto mercoledì 18 ottobre) ha avuto un effetto sul voto diverso da quello che ci si aspettava. E in gioco non c’era solo la sparizione forzata di una persona (l’autopsia farà luce sulla morte), ma la criminalizzazione della protesta pacifica, dal momento che Santiago è scomparso durante un intervento delle forze di sicurezza sproporzionato rispetto all’entità dell’operazione. I diritti umani come politica di stato, frutto di un accordo super partes che sembrava unanime in Argentina, sono in affanno in un modo preoccupante.
Il caso Maldonado non sembra aver influenzato nemmeno l’elettorato di Buenos Aires, dove pure si sono tenute le manifestazioni più numerose per l’aparición con vida del giovane scomparso. Segno che le elezioni si vincono alle urne e non in piazza. Alla Camera è schiacciante la vittoria di Elisa Carrió, la candidata di Cambiemos, ex radicale, scheggia impazzita della politica, le cui dichiarazioni su Maldonado (il cui corpo è stato rinvenuto mercoledì 18 ottobre) hanno suscitato uno scandalo che l’ha costretta a scuse pubbliche pochi giorni prima del voto.
Per il resto, la delusione è enorme per chi sperava in un risultato punitivo per il partito di governo, o almeno in un segnale di attenzione per politiche che stanno distruggendo lo stato sociale argentino. Con un’affluenza alle urne intorno all’80 per cento, i candidati di Cambiemos vincono in 14 province su 23. Una vittoria che si inserisce in una tendenza mondiale, a cominciare dai paesi europei, dalla Repubblica Ceca all’Austria, alla Germania.
L’ex presidente Cristina Kirchner, candidata al Senato nella provincia di Buenos Aires, ottiene un numero assoluto di voti superiori a quelli delle primarie, ma perde con uno svantaggio del 4 per cento circa contro Esteban Bullrich, in quello che fino a due anni fa era un feudo peronista. Una doppia sconfitta: sul piano simbolico, ma anche su quello dei numeri, visto che nella provincia di Buenos Aires risiede il 40 per cento dell’elettorato. “Non finisce nulla, oggi inizia tutto”: con queste parole Cristina, che comunque ottiene il seggio di senatrice, ha riconosciuto la sconfitta del proprio partito e ha salutato i propri elettori.
I risultati dimostrano poi che la politica argentina resta polarizzata tra peronismo e antiperonismo, nel quale confluiscono indistintamente la destra e parte del partito radicale (che corrisponde più o meno a un partito socialdemocratico europeo). Gli altri partiti sono praticamente fuori dai giochi.
Nei prossimi mesi si vedranno le conseguenze di queste elezioni di mid-term. Con una maggioranza assoluta in Parlamento, sarà più facile per Mauricio Macri realizzare quanto promesso ai propri sostenitori. L’annunciata riforma del lavoro basata sulla flessibilita’ e la precarietà. Una riforma previdenziale che vuole eliminare tutte le pensioni non basate su un sistema contributivo. La totale liberalizzazione del prezzo dei carburanti, che avverrà tra qualche giorno e porterà a un aumento generalizzato dei prezzi, a partire da quello dei trasporti. Un problema per chi vive nell’hinterland e che per raggiungere il posto di lavoro deve prendere anche 3-4 mezzi diversi, pagando ogni volta la corsa dal momento che non esiste un biglietto unico orario. Provvedimenti, dunque, che colpiranno la fasce più vulnerabili, ma che il resto del paese sembra accettare come mali (altrui) necessari, “perché staremo meglio poi”.
La destra di Cambiemos, poi, ha saputo occupare un immaginario – abbondantemente aiutato dai mezzi di comunicazione e dalle indicazioni dello spin doctor Jaime Durán Barba – basato su ideali di realizzazione individuali, il cui collante non è più la società, ma la squadra. Non più i programmi politici, ma le emozioni.
“Equipo” (squadra) e “juntos” (insieme) sono le parole ripetute ossessivamente in tutta la campagna elettorale. Come se la politica non fosse più il luogo dei conflitti – e del progresso che nasce dalla mediazione tra conflitti – ma della convergenza. Perché, parafrasando Antonio Gramsci, il grande successo della borghesia è stato far credere che i propri interessi coincidano con quelli del resto della società.