CON LA CONSULTAZIONE SULL’AUTONOMIA DEL LOMBARDO-VENETO MUORE LA LEGA NAZIONALE DI SALVINI

DI LUCIO GIORDANO

E adesso che farà Matteo Salvini? Al di là delle dichiarazioni di facciata, appare evidente che il vero sconfitto della consultazione sulle autonomie in Veneto e Lombardia è proprio  l’attuale segretario della Lega Nord. Pensateci: lui che voleva un carroccio a trazione nazionale, anche se in realtà lo zoccolo duro leghista è sempre stato il nord est, ora dovrà meditare su quel quasi 60 per cento di voti in Veneto e quel 40 per cento circa in Lombardia. Un successo certo, ma non un trionfo, sia ben chiaro. E però, proprio questi risultati sulla richiesta di più autonomia fiscale ( perchè in fondo  di questo si tratta) fanno capire che la Lega Nord è la lega pensata e realizzata da Umberto Bossi. O non è.

Salvini si rassegni. Il partito di cui è segretario, questo è: un partito che guarda alle origini, che anche ieri ha ribadito che c’è ancora una questione aperta dagli anni 80 sull’autonomia del nord-est. ” Noi vogliamo trattenerci i 9/10 delle tasse”, è stata la prima dichiarazione di Luca Zaia, leghista come Maroni, leghista come Salvini. Lega, due anime diverse, dunque. Completamente diverse. E a questo punto, in Via Bellerio i giochi si riaprono. Del tutto. L’idea di Maroni e Zaia è quella di una lega nord tutta concentrata sui temi del settentrione, su un desiderio che ora è di autonomia fiscale, domani magari di indipendentismo. Inutile illudersi, dunque. Il carroccio, sotto la linea del Po, raccoglie briciole e i distinguo continui di questi ultimi tempi del segretario di fratelli D’Italia Giorgia Meloni fanno capire che il sogno di lega Nazionale è ormai tramontato del tutto. Tra l’altro è nell’aria l’endorsement di Berlusconi proprio verso Zaia, come delfino personale dell’ex cavaliere  e come candidato  della destra radicale alle prossime elezioni politiche.

Che poi si può discutere se  la consultazione indetta da Zaia e Maroni sia stata davvero un successo. I toni trionfalistici sono scontati. Ma Maroni aveva detto che andava bene il 50 per cento dei votanti. Si arriva a fatica  al 40 con delle falle organizzative preoccupanti. In Veneto il 60 per cento è di sicuro un buon risultato che non coinvolge solo gli elettori leghisti. Ma non è un plebiscito. E soprattutto: cosa faranno ora i governatori leghisti del lombardo-veneto? Zaia parla di risultato politico evidente ed è pronto ad aprire con il governo un tavolo di trattative ampio. Sia ben chiaro, si parla di una consultazione legata a regioni a statuto ordinario. Ufficialmente nessuna richiesta di statuto speciale per il Lombardo-veneto. L’articolo 116 della Costituzione parla chiaro. C’è semmai da chiedersi perchè a questo punto non resettare tutto cancellando gli spudorati  privilegi delle 5 regioni a statuto speciale che reggono da 70 anni , e riordinare l’intera materia. Si può anche pensare paradossalmente di ragionare su un’Italia federale ma allora non basterebbe una consultazione come quella di ieri, secondo molti inutile e costosa. Bisognerebbe mettere mano alla costituzione e, ad essere sinceri, con questa classe dirigente meglio lasciar perdere. E poi siamo sicuri che dopo quanto accaduto ieri anche i pugliesi, i calabresi, i campani non siano pronti a chiedere a loro volta maggiore autonomia?

A meno che l’obiettivo vero della lega nord sia quello di arrivare in tempi brevi all’indipendentismo. Padroni in casa nostra e minchiate del genere. Ma quello che sta avvenendo in Catalogna dovrebbe far riflettere e non poco i vari Zaia e Maroni. Rinchiudersi nel piccolo orticello degli egoismi provinciali da che mondo e mondo non porta mai a nulla di buono. Nel caso, se tanto mi dà tanto, i ferraresi preparino i passaporti per andare a Venezia, si torni alle signorie e aspettiamoci anche  la secessione di Chievo da Verona. Pensateci,  niente più derby cittadino sulle sponde dell’Adige. Un dramma. Già, si ride. Per non piangere.