LEGGE DI BILANCIO 2018: SUPER AUMENTO PER I PRESIDI, BRICIOLE PER I PROF

DI CHIARA FARIGU

E’ in arrivo in Parlamento la Legge di Bilancio 2018 con i capitolati di spesa da discutere e approvare. Alla Scuola, Università e Ricerca dovrebbe andare, stando agli annunci fatti più volte dal governo, un miliardo di euro, 95 milioni dei quali, per i rinnovi contrattuali, nuove assunzioni e borse di studio per studenti ed il rinnovo degli 80 euro. Un pacchetto di misure messo a punto dalla ministra Fedeli con i tecnici del Miur che ha avuto il merito di trasformare alcuni punti caldi in roventi. E di alimentare diversi malcontenti e la bocciatura da parte dei sindacati.

Tra chi se ne avvantaggia e chi rimane al palo, queste le novità:

– Sicuramente soddisfatti i 7.993 capi d’istituto per il quali è stato stanziato un fondo di 31,70 milioni per il 2018 e 95,11 milioni a decorrere dal 2019 per “armonizzare” la parte fissa dei loro stipendi al pari degli altri dirigenti della P.A. a partire da settembre 2018. Per loro un sostanzioso aumento, a pioggia, di 440.000 netti al mese. “Tanti compiti, pochi soldi”, avevano denunciato pochi mesi orsono, minacciando di incrociare le braccia, poiché la messa a regime della #buonascuola li aveva investiti di ulteriori poteri ma anche di nuove responsabilità. Senza alcun riscontro economico per gli ulteriori carico di lavoro.

Chi rischia di prendersela in saccoccia sono come sempre i docenti. Per loro oltre il danno, la beffa. Con un contratto bloccato da otto anni dovranno accontentarsi, si fa per dire, delle briciole. Il rinnovo, come per tutti i dipendenti pubblici prevede infatti un aumento di 85 euro lordi (40 netti in busta paga). Ma circa la metà di loro guadagna meno di 25mila euro lordi l’anno e quindi, a tutt’oggi, incassa il bonus mensile da 80 euro elargito dal governo Renzi. Bonus che verrebbe vanificato dall’aumento, per cui ad entrare in busta paga sarebbero 5 euro lordi, poco più di 3 euro netti. Un vero schiaffo alla dignità a fronte di un ulteriore carico di lavoro voluto dalla riforma, se non interverranno provvedimenti atti a scongiurare un simile oltraggio. E siccome i lavoratori della conoscenza sono da sempre dipendenti pubblici sui generis, per loro niente aumenti a pioggia come per il resto della categoria e per gli stessi presidi, ma aumenti legati al “merito”. Quali i meriti ritenuti tali lo scopriremo solo vivendo.

– A fronte di mancate assunzioni (tutt’ora al vaglio del Ministero delle Finanze un numero di circa 6000) per gli Ata (assistenti tecnico-amministrativi e collaboratori scolastici) un Piano Straordinario per rinforzare il settore. Tra le ipotesi bandire un concorso e rivedere la norma anti-supplenze, quella che attualmente vieta le sostituzioni per i lavatori assenti per malattia , maternità compresa.

Mancano invece i fondi più volte promessi per gli ITS (Istituti tecnici e superiori) per i quali servirebbero 14 milioni per consentire il raddoppio degli studenti dei corsi. Il capitolo, però, potrebbe essere spostato dalla Scuola sull’Industria 4.0 e passare sul bilancio del ministero dello Sviluppo economico.

Venute meno anche le aspettative dei docenti universitari che chiedevano di recuperare gli scatti bloccati dal 2010. E per ottenerli avevano incrociato le braccia e rimandato gli esami d’appello di ottobre.

– Ancora incerto l’organico di potenziamento per la Scuola dell’Infanzia, l’unica categoria esclusa dal piano straordinario delle assunzioni della “buona scuola”, e sul sostegno.

L’unica vera novità di questo pacchetto riservato alla scuola di ogni ordine e grado rimane l’assunzione di 1500 nuovi ricercatori. Per tutti gli altri, ad eccezioni dei presidi che da dirigenti di nome e di responsabilità lo saranno a breve anche di stipendio, più che un pacchetto rischia di essere il solito pacco. La CGIL ha già annunciato una mobilitazione per il 7 novembre.
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