REFERENDUM : TRIONFO ZAIA, MARONI SI ACCONTENTA, MENTRE RENZI E BERLUSCONI RESTANO A GUARDARE

DI LUCA SOLDI

 

 

La campana dell’autonomia suona e suona forte, ma non ha lo stesso timbro a Milano e Venezia. Decisamente più convinto il messaggio del Veneto dove la partecipazione ha toccato il 57,2 per cento mentre la Lombardia di Maroni, dopo inspiegabili ritardi, manda a dire che arriva ad un buon 40. Chiuse le urne di certo emerge una partecipazione complessiva alta, ampia ma non stratosferica che comunque indica la volontà correre per conto proprio di quelle regioni che fino ad oggi sono considerate le principali locomotive del Paese.

Quello ch’è riuscito a Zaia è stato un vero plebiscito con i sì che hanno raggiunto il 98 per cento. Mentre Maroni, in Lombardia, con un’affluenza del 40 per cento fa detto: “Nessuna gara con Zaia, ora uniamo le forze per la battaglia del secolo”. “Il governo è pronto ad avviare una trattativa”, ha risposto Gian Claudio Bressa, sottosegretario per gli Affari regionali. A volere più competenze e risorse per la Regione è la maggioranza assoluta dei veneti.
Un risultato che ha fatto dire a Zaia che deve essere legittimo aspettarsi di dover aspettare che nella regione restino i nove decimi delle tasse.
Sul fronte lombardo ci si attardava nel fornire dati ed informazioni tanto che intorno alle 4 sul sito della Regione un cartello-comunicato annunciava che si erano registrate “alcune criticità” nella fase di riversamento dei voti nelle famigerate voting machine. I numeri lombardi ufficiali che emergerebbero sarebbero più bassi di quelli annunciati da Maroni e cioè darebbero una stima di affluenza sul 38-39% con una percentuale di Sì del 95,3%.

Al voto erano chiamati complessivamente quasi 12 milioni di persone: 7,9 milioni di elettori lombardi e poco più di 4 milioni di veneti.

Tutti i cittadini delle due regioni erano chiamati a esprimersi sul cosiddetto “regionalismo differenziato”, ossia la possibilità, per le Regioni a statuto ordinario di vedersi attribuite “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”, come recita l’Articolo 116 della Costituzione ed in alcune materie indicate nel successivo Articolo 117. Il voto per i primi numeri che arrivano paiono attestare il SI ad oltre il 97/98 per cento di consensi ma ci vorranno ancora diverse ore prima di veder comparire i dati definitivi. Appare comunque evidente che adesso siamo di fronte alla prospettiva di veder mettere mano ad una riforma istituzionale che parta da sentimenti che arrivano dal basso. Riassumendo in Veneto probabilmente si è voluto rimarcare un voto indipendentista mentre in Lombardia un più cauto sentimento autonomista. Una differenza di passioni ed attenzioni che adesso caricherà ancor più di preoccupazioni i principali partiti nazionali che escono colpiti duramente. Fra tutti ancora una volta il Pd che assorto nelle sue divisioni e dai proclami del leader pare aver perso il treno per l’ennesima volta. Zaia, ad urne chiuse, alla sua prima uscita di fronte alle telecamere, ha naturalmente manifestato una forte soddisfazione. Il governatore veneto ha però voluto segnalare che oscure manovre hanno fatto in modo ci fosse un ritardo di comunicazioni causato da un forte attacco di hacker che hanno messo in scacco il sistema informatico. Un vero attacco fino al secondo livello di protezione tanto che si è dovuto procedere con un piano di emergenza. Zaia ha voluto ricordare che c’è stato un “Segnale di civiltà, grazie alla partecipazione di circa due milioni di veneti”. Il governatore ha detto che il referendum sicuramente diventerà endemico, allargando i confini al resto dell’Italia, che darà maggiori responsabilità alle amministrazioni regionali, obbligando a rivedere certe dinamiche che tengono poco di conto della realtà dei numeri economici ricordando per esempio che il Veneto ha 400 forestali contro i 22000 della Sicilia. Tutto questo portando un rispetto profondo nei confronti delle prerogative costituzionali ha tenuto ha ricordare il governatore veneto più volte. Un cammino non sappiamo se più veloce che nel passato ma sicuramente più incisivo e meno boicottato dalla capitale politica del Paese. Ed è Zaia, in modo particolare che ha voluto ricordare che ci troviamo di fronte ad un “cambiamento nella storia” di cui si dovrà tenere presente fino dalla mattina del lunedì. Un concetto che aveva espresso anche nella mattinata, quando al momento del voto aveva dichiarato: “E’ comunque una pagina di storia che si scriverà, il Veneto non sarà più quello di prima. Sta poi ai veneti, e ai ‘nuovi veneti’, ai tanti che hanno scelto di avere qui un progetto di vita, approfittare di questa opportunità”. Sicuramente emerge un centro destra a trazione leghista anche se Salvini ha tentato più volte di defilarsi o comunque non si è speso più del dovuto lasciando il palcoscenico ai due governatori. Un peso che alla luce dei risultati potrebbe venirgli imputato da più di uno.
La sua potrebbe essere stata sicuramente una strategia che sicuramente ha aiutato più di un suo schierarsi in modo deciso. È proprio Salvini era uscito allo scoperto: “A prescindere da tutto – aveva detto Matteo Salvini al seggio – se alcuni milioni di persone ci daranno il mandato, noi da domani trattiamo con il governo centrale”. “Non faccio i numeri al lotto. So che è un’occasione unica, so che il 50% in Veneto verrà superato, in Lombardia vedremo quanta voglia di autonomia e di buona politica c’è. Io sarei andato a votare chiunque lo avesse proposto” aveva pronosticato Salvini.
Gli altri? Soddisfatti i cinquestelle mentre il silenzio glaciale di Renzi e Berlusconi dice molto.