LUCA ZAIA RE DEL LOMBARDO VENETO. E DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

di LUCIO GIORDANO

Certe vicende si sa bene come iniziano e purtroppo si sa altrettanto bene come vanno a finire. Quella che era una semplice consultazione, poco più di un sondaggio insomma, rischia infatti  di gettare altra benzina sul fuoco di questa Italia in fiamme. Prevedibile: Luca Zaia, forte del consenso di un elettore su due o poco più ( 57 su 100) , in poche ore è passato dalla richiesta di autonomia regionale a quella di rendere il Veneto una regione a statuto speciale. Proprio come il Friuli, la Sardegna, il Trentino Alto Adige, la Sicilia, e la Valle d’Aosta. Sbatte i pugni sul tavolo, ora, Zaia. Lo fa consapevole  di un risultato importante ma non certo esaltante. Che però è bastato a dar fuoco alle polveri.

Va giù deciso con le pretese, il presidente del Veneto. A muso duro chiede al governo italiano di aprire un tavolo di trattative ampio, comprendendo tutte e 23 le competenze regionali perchè si sa,  gli elettori che hanno sfidato la pioggerellina  domenica scorsa, meritano di essere accontentati in tutto e per tutto. Dimentica, Zaia, o piuttosto  fa finta di dimenticare, che per richiedere lo statuto speciale bisogna mettere mano alla costituzione e, come già dicevamo ieri , con l’attuale classe politica Dio ce ne scampi e liberi. Ancora più prevedibili sono le mosse prossime venture. L’appetito vien mangiando, si dice in questi casi. E  così in tanti , nel Veneto della grappa più buona d’Italia, già chiedono l’Indipendenza. Scontato. Di provocazione in provocazione, magari Zaia  si autoproclamerà Re del Lombardo Veneto e poi, con il suo esercito indipendentista, muoverà alla volta del Regno delle due Sicilie per diventare  re anche lì.

Ma si, meglio scherzarci sopra, perchè una consultazione in cui sono stati bruciati decine di milioni di euro che potevano esser utilizzati per sfamare per  mesi e mesi migliaia di famiglie indigenti, rischia di diventare un’ulteriore spina nel fianco della politica italiana. Zaia e Maroni, intestandosi la paternità della consultazione, hanno in effetti riaperto con una mossa da manuale l’antica questione della Padania autonoma prima, e indipendente dopo, forti di un’amara considerazione: padroni a casa nostra. Tradotto: gli schei del Veneto e della Lombardia, rimangano al Veneto e alla Lombardia. Peccato che tradotto ancor meglio, il crack della Banca popolare di Vicenza, lo paghiamo anche con gli schei nostri.

Senza tanti giri di parole: inutile prendersi per il culo. Al Veneto, più che l’autonomia in ambito sanitario, interessa insomma non far uscire dalle ville palladiane le tasse dei trevigiani o dei vicentini. Interessa contravvenire al contratto sociale di solidarietà nazionale per chiudersi nel proprio egoistico orticello e guardare all’Italia da lontano. Certo, a questo punto i 49 milioni di debiti contratti dalla Lega nord potremmo volentieri scaricarli sui contribuenti del lombardo veneto e , già che ci siamo, far pagare ai veneziani i milioni di tangenti che sono girati con il Mose. Ovvio che con questi ragionamenti non si va lontano. Si va a sbattere. Di egoismo becero in egoismo becero, si finirebbe per distruggere il tessuto sociale del Paese, si alimenterebbero campanilismi, rivendicazioni e odi  tra regioni, in fondo mai  del tutto sopiti sin dai tempi dell’Unità d’Italia.

Attenzione, perchè se è vero che per il momento quella di Zaia è  stata  solo un’indovinata mossa politica per far fuori l’attuale segretario della Lega Nord Matteo Salvini e sottrargli la leadership del partito, l’eco rumoroso delle richieste di indipendentismo che già si ode in tutto il Veneto, non fa dormire sonni tranquilli. Tra l’altro, nella rincorsa verso la destra radicale e populista, si sono già mossi Berlusconi, che in campagna elettorale ha  promesso il federalismo e non solo fiscale, e Matteo Renzi , con lo slogan meno tasse per tutti. Peccato che già sapremmo come andrebbe a finire. A meno di non combattere con ferocia i grandi evasori fiscali e rastrellare almeno cento miliardi di tasse non pagate, si taglierebbero ancor di più  i fondi per scuola e sanità pubblica. Amen e in culo ai poveri del Paese. Come sempre.

Una folle corsa, dunque. E per una volta bene ha fatto il ministro dell’agricoltura Maurizio Martina a bloccare le velleità di Zaia : ” si può parlare di tutto ma non di fisco”. Che poi alla fine è l’unica cosa sul ventaglio delle 23 competenze regionali, che realmente interessa al presidente della regione Veneto. Zaia, lo ha dichiarato nell’estasi del sucesso di domenica,  in effetti vorrebbe trattenere 9/10 delle tasse entro i confini del Polesine. Forse però l’altolà di Martina non basterà. Il rischio però  e che le parti si irrigidiscano e che qualche esaltato ebbro di una vittoria dal quesito banale ( che più o meno suonava così: vuoi essere ricco e felice, sì o no?) arrivi a chiedere sempre di più. E queste cose si sa come iniziano  e si sa   come vanno a finire. Di solito finiscono molto male. In alcuni casi anche con una guerra civile e magari con la fine dell’Unità d’Italia.

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