MAI FARSI INDIETRO

DI GIULIO ALBANESE

La settimana scorsa, proprio mentre a Brescia si stava svolgendo il primo “Festival della Missione”, è giunta la notizia del sequestro di don Maurizio Pallù, sacerdote italiano della diocesi di Roma, rapito in Nigeria e liberato mercoledì, nel giorno del suo compleanno.

Questi due eventi, per quanto diversi tra loro, hanno avuto un comune denominatore: sono stati espressione, con differenti modalità, della forza della Parola di Dio. Nel primo caso, i missionari e missionarie, nostri connazionali, hanno avuto la possibilità di esprimersi in piazza, condividendo, soprattutto con i giovani, i saperi delle giovani Chiese presenti in quelle che papa Francesco definisce le «periferie del mondo». Nel secondo caso quei contenuti, resi manifesti durante il Festival bresciano, hanno, per così dire, “bucato lo schermo”, nel momento in cui è stata diffusa la notizia del rapimento di don Maurizio, in un contesto, quello nigeriano, segnato dalle diseguaglianze e dalla crescente violenza. Per quanto vi fosse preoccupazione per la sua sorte, nel consesso ecclesiale, non è mai venuta meno la speranza e la sua liberazione, alla luce della fede, è stata interpretata da molti come il premio di chi ha il coraggio di osare, la “parresìa”, testimoniando fedelmente l’impegno missionario ad gentes.

Tutto questo nella consapevolezza che il Vangelo rappresenta il rimedio per eccellenza contro ogni genere di recessione spirituale e materiale. Esso, infatti, non può essere inteso come fosse un bene esclusivo di chi lo ha ricevuto: è anzitutto dono affidato a tutti i battezzati – i quali sono «stirpe eletta, gente santa, popolo che Dio si è acquistato» (1Pt 2,9) – perché proclamino le sue opere meravigliose. Ecco perché l’odierna Giornata missionaria mondiale (Gmm) rappresenta per le nostre comunità parrocchiali un tempo di grazia nel quale siamo chiamati a fare memoria del Mandatum Novum affidato da Gesù Cristo agli apostoli duemila anni fa. Quest’anno, lo slogan della Gmm – «La messe è molta» – offre numerosi spunti di riflessione, trattandosi di un’espressione di Gesù, dalla forte valenza missionaria, che troviamo nei Vangeli di Luca (10,2) e di Matteo (9,37).La scelta di questa citazione biblica, da parte della Fondazione Missio – che in Italia è espressione delle Pontificie Opere Missionarie (Pom) – è in linea con l’esortazione apostolica di papa Francesco Evangelii gaudium sull’annuncio e la testimonianza del Vangelo nel mondo attuale. Ed è proprio il mondo, inteso come contesto esistenziale nel quale siamo stati posti dalla Provvidenza, il campo di grano nel quale vivere la nostra avventura di credenti. Il termine “messe” riguarda da sempre, nel linguaggio comune, il raccolto agricolo. Un raccolto che, stando alle parole di Nostro Signore, si rivela «abbondante». Dunque è evidente che il seminatore, nella narrazione dei Vangeli, è stato Dio stesso. L’impegno missionario, dunque, rientra, nell’ottica del Regno di Dio (potremmo anche dire che la «messe» è il Regno) e il compito dei missionari e delle missionarie consiste nel cogliere i frutti di bene e di verità che si rivelano nel mondo.

La tradizionale colletta della Gmm che verrà destinata alle Pom, in questo contesto, è il segno di una condivisione, all’insegna della solidarietà, di cui i nostri missionari e missionarie (membri di istituti e congregazioni, sacerdoti fidei donum, laici) sono i primi interpreti. Numericamente parlando, essi sono passati da oltre 24mila unità del 1990, a circa ottomila di oggi. Il calo è sotto gli occhi di tutti ed è sintomatico di come occorra rinnovare in profondità le modalità dell’annuncio evangelico, nella consapevolezza, come dice papa Francesco, che la Chiesa deve essere davvero «in uscita». Per questo, proprio nella parte finale del tradizionale messaggio per la Gmm, il Papa ricorda che «i giovani sono la speranza della missione», invitandoli a continuare a essere «viandanti della fede, felici di portare Gesù in ogni strada, in ogni piazza, in ogni angolo della terra!». D’altronde, di fronte a una messe abbondante, non è possibile farsi indietro.

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