IN METRO TRE UOMINI DISSERTANO SULLA MODA DI TENERE UNA PISTOLA

DI MARCO GIACOSA

Questa mattina, in metropolitana, c’era un gruppetto di tre uomini.
– Una volta, un mio amico, viaggiava verso l’Iveco, nella zona lungo Stura, era in macchina, davanti aveva un’Ape che gli taglia la strada, dice Minchia-fèrmati, e l’Ape si ferma, il mio amico scende, va verso l’Ape, c’era uno là tutto rannicchiato, minchia quando si alza una montagna era, il mio amico gli fa: Amici, siamo amici noi, è tutto a posto.
[Ridono]
– Sono i piccoletti quelli più bastardi – dice un altro.
Il terzo è quello grosso.
– No, devi avere paura di quelli con la pistola. La sera in cui hanno sparato a quel ragazzo in corso Massimo meno male che non lavoravo, se no me lo prendevo io quel colpo.
[Lo guardo: sì, è un buttafuori]
– Non è più come una volta – prosegue – adesso anche i ragazzini ci mettono un cazzo ad andare a casa a prendere una 38. Che ne sai…Poi ve ne racconto un’altra. Una sera ero in piazza Carlina con la mia ragazza, uno mi centra da dietro. Scendo, era uno piccolo, mi dice: «Scusa, ho mia moglie incinta, sta per partorire, devo andare». Io gli ho detto: «Va bene, non c’è problema, prendo i dati, mi firmi il CID e poi lo compilo io. Lui mi fa: «Aspetta un attimo», sale in auto e fa per aprire il cruscotto. «Siamo a posto così!», gli ho detto, e sono scappato via. Sono andato dal carrozziere, ho messo in mezzo l’avvocato, ho poi preso 2.100 euro. Ma la pistola sono sicuro che ce l’aveva, nel cassetto.
[Gli altri due dicono «Minchia…», «Eh…»]
– Era uno di Savona. Sono nato in via Cigna io, quelli come lui li annuso, li riconosco da come guardano, da cosa dicono. Appena ha detto «Aspetta un attimo», da come l’ha detto ho capito che aveva la pistola.

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