REFERENDUM, ZAIA, MARONI E LA VITTORIA DI PIRRO, ATTENTI AL SUD

DI RAFFAELE VESCERA

Hanno speso una settantina di milioni di euro per fare un farsesca domanda alla gente: “Volete più soldi, c’è qualcuno che non li vuole?” Tutta qui la sostanza della consultazione che, ben al di là della contrattazione sulle competenze e autonomie previste dall’articolo 116, ha mirato alla pancia degli elettori lombardo-veneti, quella più sazia e anche la più cinica, poiché il sazio non capisce il digiuno. Il pretesto è quello del cosiddetto “residuo fiscale” questa misteriosa creatura evocata non solo dagli incolti leghisti, ma anche dai “fini intellettuali di sinistra” alla Cacciari. Ma che cos’è, è quanto paga di tasse una regione in rapporto a quanti soldi riceve dallo Stato?

Se così stanno le cose, il lombardo-veneto dovrebbe restituire un bel po’ di soldi, visto che da decenni si abbuffa di ferrovie ad alta velocità (100 miliardi di euro) autostrade doppioni e inutili, aeroporti superdimensionati e numerosi, ospedali, università, asili e altri servizi finanziati dallo stato e negati al Sud. Un Sud accusato di essere “assistito”, ma assistito da chi e come se ogni cittadino meridionale in spesa pubblica riceve ben 2.350 euro l’anno in meno rispetto a uno del Nord? Fate un po’ i conti cari leghisti e paraleghisti piddini, forzisti o a cinque stelle che siate, sono ben 49 miliardi di euro l’anno che il Nord riceve in più dallo stato. E se ai maggiori finanziamenti pubblici aggiungiamo gli 80 miliardi di euro evasi ogni anno dal Nord e le aziende che, pur operando e inquinando il Sud,  versano le tasse al Nord dove hanno sede legale, che fine fanno i fantomatici 50 miliardi l’anno di “residuo fiscale” sventolati dal Nord?

Ma Zaia, al contrario di Maroni che chiede “solo” più soldi, alza il tiro e per il Veneto chiede di trattenere alla regione addirittura i 9/10 delle tasse che paga il ricco Veneto. Il 90%, come per una regione a statuto speciale, di cui l’ardito Zaia ora chiede il riconoscimento di status.

Il pretesto esibito in modo martellante dai media, vieppiù nordcentrici, per giustificare la richiesta di più soldi al Nord è la cosiddetta efficienza che queste mostrerebbero nella buona amministrazione delle loro regioni. Ma di che parliamo, del Piemonte regione più indebitata d’Italia? Della Lombardia regione più inquisita e corrotta d’Italia e forse d’Europa visto che il nostro paese è ai primi posti nella classifica europea? Come dimenticare Tangentopoli uno, due e tre, l’alta velocità ferroviaria Milano-Torino costata 67 milioni di euro a km a fronte dei 10 francesi? E come dimenticare la corruzione dell’ospedale San Raffaele per un paio di miliardi di euro che paga tutte le “siringhe” del Sud? E la corruzione dell’Expo con gli appalti che puzzano di mafie? E che dire poi del Mose di Venezia e di Galan e delle banche venete, salvate con i soldi di tutti, anche dei “terroni”?

Tuttavia, ammettendo per assurdo la favola del “residuo fiscale” e della “buona amministrazione” del Nord, se i soldi devono tornare a chi paga più tasse, allora ne vanno dati di più ai milanesi e veneziani dei quartieri “alti” molto più ricchi di quelli delle povere periferie. E in un condominio abitato da ricchi e meno ricchi come la mettiamo? Allora se la logica è questa, un disoccupato milanese, che per ovvi motivi non può pagare tasse, non ha diritto a servizi pubblici e cure mediche, e neanche a uscire di casa perché camminando consumerebbe l’asfalto delle strade, pagato con le tasse dei ricchi?

Ma l’egoismo del Nord è un autogol inconsapevole, poiché sta aiutando il risveglio di un gigante addormentato qual è il Sud, impoverito, discriminato e vessato da un secolo e mezzo dalla logica feroce di “Prima il Nord”. Già il Mezzogiorno da anni ribolle di un rinato sentimento meridionalista, che i sondaggi danno al 22%, e di forti proteste popolari contro l’occupazione coloniale di fabbriche monstre, sgradite altrove, che tutto inquinano e nulla lasciano, contro le rovinose trivellazioni petrolifere nel paradiso mediterraneo e contro la calata dei rifiuti tossici dal Nord. Di più s’aggiunga la scarsa o nulla volontà dello Stato di combattere le mafie, tollerate poiché portatrici di voti e di soldi al potere dominante nordcentrico.

Ciò che ancora manca al Sud per manifestare in pieno la sua ribellione è una dirigenza politica adeguata, poiché il ceto politico meridionale viene selezionato dai partiti nazionali sulla base della fedeltà che mostra agli interessi esogeni. Non è forse questa la ragione per cui un De Luca che apprezza Salvini e inneggia alle fritture di pesce è promosso da Renzi, mentre Emiliano e De Magistris, di ben altro spessore politico e morale, sono contrastati?

Tuttavia, anche grazie all’esasperato egoismo del Nord e alla crescente indignazione dei cittadini del sud, i politici meridionali perbene, che pur ve ne sono molti, per amore della propria terra incrineranno il loro rapporto di fedeltà ai partiti nazionali, partiti che al Sud potrebbero letteralmente implodere con la creazione di una forza politica in grado di controbattere quella del Nord. Allora ci sarà da ridere per leghisti e paraleghisti.

I primi significativi segnali di reazione ci sono, dalla volontà di riunificazione delle varie anime meridionaliste, al lancio di una campagna mediatica per il “Compra Sud”, la qual cosa potrebbe mettere in crisi un Nord che esporta gran parte della sua produzione proprio nel Mezzogiorno. Di più, sabato 28, in Basilicata nel Parco della Grancia, sono stati convocati dallo scrittore meridionalista Pino Aprile gli “stati generali meridionalisti”, per un convegno che vedrà a confronto docenti universitari, giornalisti, scrittori economisti e storici sul tema “Ricominciamo da Sud, insieme”.