VISEGRAD, LA SPINA NEL FIANCO DELL’EUROPA

DI CECILIA CHIAVISTELLI

Il V4 festeggia la carica del neo primo ministro Andrej Babiš in Repubblica Ceca. La sua elezione rafforza e rivitalizza la determinazione del Gruppo per cooperare insieme e sostenere una politica di intenti comuni.

Il Gruppo Visegrád o semplicemente V4 ha una lunga storia alle spalle. Nata nel 1991, nella città di Visegrád in provincia di Pest in Ungheria, aveva la finalità di condividere l’inserimento di Cecoslovacchia, poi suddivisa in Repubblica Ceca e Slovacchia, Polonia e Ungheria, nell’Unione Europea. Allora per i quattro paesi iniziava un nuovo percorso, dopo aver fatto parte per tanti anni del blocco orientale. Il nuovo periodo di rinascita aveva portato alla condivisone di obiettivi comuni come l’aprirsi all’occidente partecipando alla Ue. Per questo il 15 febbraio di ventisei anni fa, le tre nazioni si erano unite, per agevolare questo processo di inserimento. La loro collocazione geografica, nell’Europa centrale, il loro passato comune ha facilitato la loro collaborazione in diversi campi di interesse, come valori culturali, intellettuali, scientifici, economici e religiosi da conservare e mantenere. Con il loro ingresso simultaneo nell’Unione, il primo maggio 2004, i confini europei si sono definitivamente allargati a est, e nonostante la loro integrazione all’interno della UE hanno mantenuto il loro gruppo. Un gruppo, che almeno teoricamente, non mira a indebolire la cooperazione con gli altri paesi ma la vuole incoraggiare, non vuole sovrapporsi o competere con le strutture europee ma è interessato allo sviluppo democratico. L’alleanza fra i quattro paesi si traduce in un rapporto profondo e costante, economico, con il Fondo di Investimento Internazionale di Visegrád, difensivo e perfino legati dalla Giornata Internazionale di Visegrád, il 15 febbraio, ricorrenza della nascita del gruppo. Con il tempo si sono organizzati incontrandosi in riunioni annuali fra primi ministri e capi di stato a cui presiede, con il compito di elaborare un piano d’azione, un presidente che cambia ogni anno, a rotazione fra i quattro paesi. L’obiettivo del Gruppo Visegrád è quello di rafforzare la stabilità dell’Europa centrale. La loro cooperazione reciproca ha rafforzato anche la loro integrazione nell’Unione europea.

La visibilità del Gruppo di Visegrád è cresciuta con l’aumentare della loro cooperazione che, in alcune scelte si è rivelata una presa di posizione in contrasto con le regole e le leggi dell’Europa, e con i suoi 65 milioni di persone ha un peso notevole nelle decisioni. L’Ungheria di Viktor Orbán, la Polonia di Jarosław Kaczyński, e a seguire la Repubblica Ceca e Slovacchia si sono distinte durante la discussione sul futuro dell’Europa, dopo la Brexit, vista dal V4 come “una opportunità per migliorare il funzionamento dell’Unione”, e poi ancora sulla questione dei migranti con un irrigidimento sul controllo dei confini esterni dell’area Schengen. Questo atteggiamento, amplificato dalla folla migratoria, che, tra il 2014 e 2015, decise di raggiungere il cuore dell’Europa attraverso la rotta Balcanica, ha incoraggiato il gruppo di Visegrád a pianificare un progetto comune di difesa che li ha portati a periodi di esercitazioni e addestramenti con l’obiettivo di bloccare un eventuale nuova ondata, nel caso l’accordo con la Turchia dovesse saltare per vari motivi. La proposta è quella di rafforzare la cooperazione di sicurezza, attraverso l’attivazione del Corpo europeo di guardie di confine.

Le quattro nazioni del Gruppo di Visegrád si sono sempre distinte nelle loro posizioni rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea. La difesa della sovranità nazionale è stata una delle loro battaglie, capeggiata dall’ungherese Orbán, ma che anche gli altri hanno sempre condiviso. I paesi dell’Est hanno chiesto a più riprese un rafforzamento del ruolo dei parlamenti nazionali in aperta critica alle proposte legislative dell’Unione giudicate troppo di segno federale. I governi nazionalisti delle tre nazioni, a parte Slovacchia, finora non hanno aderito ad una maggiore integrazione attraverso la moneta comune, l’euro. E giudicando dalla vittoria di pochi giorni fa, di Babiš in Repubblica Ceca, acceso oppositore dell’euro, c’è da pensare che il boicottaggio durerà ancora, almeno per altri quattro anni.
Le reazioni e le decisioni politiche più decise ci sono state contro la ricollocazione obbligatoria dei rifugiati. I V4 sosterrebbero una solidarietà flessibile, scegliendo liberamente come affrontare ‘emergenza migranti. Le quote obbligatorie imposte dall’Ue per il reinsediamento dei richiedenti asilo sono state criticate da tutti i membri V4.

In questo anno, dopo Macron e la conferma della Merkel, il cambiamento più importante nell’Eurozona, è stato il cambio di governo in Austria con l’avvento di Kurz al potere. Varsavia, Bratislava, Praga e Budapest, potrebbero decidere di disegnare il proprio avvenire con un allargamento del gruppo, unendo ai quattro l’Austria, per rafforzare una comune ideologia.