SCOMPARE A 83 ANNI L’ANTROPOLOGA AMALIA SIGNORELLI

DI VINCENZO SODDU

È morta a 83 anni l’antropologa Amalia Signorelli, professoressa romana, che a lungo ha insegnato anche nelle Università di Urbino e Napoli. Allieva di Ernesto de Martino, ha studiato per una vita intera i processi delle migrazioni e quelli sociali e culturali e di modernizzazione del Sud Italia, ma si è occupata anche di clientelismo, di culture urbane e della condizione femminile. Negli ultimi quattro anni l’abbiamo vista spesso apparire come opinionista in diversi programmi di attualità politica, come “Ballarò”, “Dimartedì”, “Fuori Onda”, “Otto e mezzo” e “Servizio Pubblico”. Inoltre, da circa tre anni, scriveva per il Fatto Quotidiano. Tra le sue opere “Antropologia urbana” (Guerini e Associati, 1996), tradotto anche in spagnolo, “Migrazioni e incontri etnografici” (Sellerio, 2006) e “Ernesto De Martino: teoria antropologica e metodologia della ricerca” (L’Asino d’oro, 2015). Nata nella capitale, si è laureata nel 1957 discutendo una tesi con Ernesto De Martino, conosciuto durante l’anno accademico 1954-1955 mentre teneva un corso di Etnologia nella Facoltà di Lettere dell’Università di Roma, e che un anno dopo la chiamò a far parte dell’équipe di ricerca impegnata nello studio sul campo del tarantismo pugliese. A lui lo legava la capacità di coniugare impegno scientifico, scelta morale e militanza politica con tutto il potenziale di un’intelligenza alternativa. Noi la ricorderemo sempre, simpatica ma severa, rimproverare all’attuale classe politica, e a Renzi in particolare, un che di ignoranza e ambiguità che aveva fatalmente dissipato le conquiste sociali del passato, specie nella gestione della scuola, campo dove la Signorelli aveva anche insegnato per alcuni mesi.