FOCARDI: FRANK VITTIMA DEL NAZISMO MA CONTI ANCORA APERTI CON IL FASCISMO

DI CARLO PATRIGNANI

Questa volta una forte reazione generale di fronte a un grave episodio, l’ultimo di una lunga serie di manifestazioni di antisemitismo e fascismo, almeno c’è stata: la speranza è che da questa reazione pressocchè unanime venga la spinta a fare i conti ancora aperti con il fascismo.

E’ quel che pensa lo storico Filippo Focardi, docente di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali dell’Università di Padova, del preoccupante ritrovamento nella curva Sud dello stadio Olimpico di adesivi con la foto di Anna Frank in maglia giallorossa.

L’analisi dello storico sull’episodio che ha indignato l’opinione pubblica mette subito a fuoco un’acuta osservazione: perchè è stata scelta la ragazza tedesca ebrea? Perchè vittima delle persecuzioni naziste e simbolo della Shoah. Famosissimo il suo diario edito in tutto il mondo in cui racconta la sua vita di perseguitata e di deportata nel campo di concentramento di Bergen-Belsen.

Dopodiché, arriva il severo e puntuto monito: non è che il fascismo, per non aver fatto i campi di concentramento e le camere a gas, sia esente dalle persecuzioni contro gli ebrei: nel ’38 promulgò le Leggi Razziali dopo il Manifesto della Razza e con la Repubblica Sociale di Salò ebbe un ruolo di primo piano contribuendo alla cattura e deportazione degli ebrei in Germania.

Le cifre della spietata, orrenda caccia agli ebrei avviata dalla Repubblica Sociale di Salò (Rsi) – rivela Focardi – parlano di circa 7 mila ebrei catturati e deportati in Germania nei campi  concentramento, tra cui Auschwitz: di questi circa 4 mila furono catturati dalle forze di polizia della Rsi e dalle famigerate bande nere, i restanti dalle SS: esclusi i morti ammazzati in Italia, le vittime della Shoah furono ben 5790.

Indignarsi per l’episodio dell’Olimpico è necessario ma non sufficiente: puntare solo sull’antisimetismo dei nazisti è oscurare le responsabilità dei fascisti, perpetuando la tragica favola esplicitata dal titolo del best seller dello storico Il cattivo tedesco e il bravo italiano: la rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale, in cui l’autore ricostruisce, minuziosamente, la campagna d’Africa voluta dal Duce e poi eseguita, con stermini e bombardamenti ai gas tossici, in Etiopia, Somalia e Libia, tra gli altri, da Rodolfo Graziani e da Pietro Badoglio, inseriti nella lista dei criminali di guerra  dell’Onu e mai puniti.

Quel che si vuol perpetuare, in buona sostanza, è la totale assoluzione del fascismo, in nome della pacificazione nazionale come si fece cancellando la pregiudiziale repubblicana a partire dalla ‘svolta’ di Salerno per approdare al Governo di Pietro Badoglio del ’44.

E’ proprio questo costante richiamo nostalgico al fascismo e alle sue radici [le manifestazioni rievocative del Regime, la marcia su Roma, il raduno di Predappio, l’esibizione dell’osceno saluto romano A noi ] che, unitamente alla crescente ostilità e xenofobia nei confronti  dei migranti, mi preoccupa assai: come se il Regime del Ventennio, tutto sommato, fosse stato una dittatura all’acqua di rose. Per me, è la conferma che il nostro Paese la resa dei conti con quel periodo di repressione, di oppressione e di violenza, non l’ha ancora affrontata, è la constatazione amara dello storico dell’Università di Padova.

Ma non c’è rassegnazione alcuna: la speranza è che i conti con il fascismo si facciano, anche se tardi – è la conclusione di Focardi, la cui opera viene presentata domani a Roma alla Biblioteca Nelson Mandela insieme al saggio Gli uomini di Mussolini. Prefetti, questori e criminali di guerra dal fascismo alla Repubblica italiana di Davide Conti – E questa speranza sta nella significativa reazione dell’opinione pubblica e dei media al grave episodio dell’Olimpico.

Insomma, i fatti, come diceva l’azionista Vittorio Foa, non possono essere annullati, devono sempre essere richiamati […] La memoria non è soltanto la ripetizione delle domande di ieri. La memoria è soprattutto il proporre delle domande nuove.