IL ROSATELLUM BIS E’ LEGGE ELETTORALE. E A VINCERE SARANNO I 5 STELLE

DI LUCIO GIORDANO

Il rosatellum bis è legge, grazie all’aiuto fondamentale  dei verdiniani ,che passeranno all’incasso alle prossime elezioni. Dunque, dopo aver chiesto la fiducia sia alla camera che al senato, record storico che nemmeno Mussolini, il governo Gentiloni può  concludere qui il proprio percorso, anche se ancora ci sarebbe da varare la finanziaria. Un dettaglio, secondo i leghisti, molto più di un dettaglio, secondo altri.

Quel che è certo è che massimo  tra sei mesi si andrà al voto con quella che in molti definiscono una legge truffa, ribattezzata  fascistellum, e che è già in odore di incostituzionalità. Ma la consulta, se non dovesse decidere in tempi brevissimi, finirà per mettere cappello sul rosatellum bis dopo le elezioni. A giochi fatti. A legge elettorale già attiva e che secondo lo schema pensato prima del varo, sfavorirà  i cinque stelle e la sinistra. Ma la destra è così certa di vincere le politiche del 2018?

In tutta onestà no: anche se Renzi, Berlusconi, Salvini e la Meloni dovessero trovare un accordo elettorale, difficilmente farebbero il pieno di voti. Anzi. Proprio le furbizie di queste ultime settimane, le  modalità antidemocratiche nell’approvazione del Rosatellum bis e la fretta con cui è stata varata questa legge elettorale, a ridosso tra l’altro dello scioglimento delle camere, hanno creato in molti, moltissimi italiani rigetto e  un clima di sospetti che si rivolterà proprio contro gli artefici del Rosatellum bis, già in profonda crisi di credibilità.

Alla fine, è probabile che i quattro poli si divideranno la torta elettorale ma anche una grossa coalizione di destra  non riuscirebbe a governare.  Forza Italia, Pd, Lega nord e Fratelli d’Italia insieme, l’unico accordo ideologicamente possibile, non hanno i numeri per farlo. Evitando infatti  di dar retta ai sondaggi, che negli ultimi anni in Italia hanno spesso sbagliato, ed  escludendo possibili brogli che renderebbero l’Italia non più un paese democratico ma una dittatura sud americana, Forza Italia al momento non arriverebbe al dieci- 15  per cento.

E’ vero, Berlusconi è uomo da campagna elettorale e la corazzata televisiva di cui è proprietario potrebbe dargli una grossa mano. Ma il cavaliere è un uomo stanco, ha 81 anni, ha sul groppone una condanna definitiva ed è uno degli artefici del crollo economico italiano. Per non parlare di quello culturale. Insomma, difficilmente sarà protagonista assoluto, stavolta. L’araba fenice non risorgerà più, tranquilli.

Certo Berlusconi, per contare ancora,  si alleerà quasi sicuramente con Renzi, ma il Pd, già ribattezzato Partito di destra, divani e poltrone o partito democristiano, è in profonda crisi. All’ex premier si imputano tutte le peggiori leggi degli ultimi anni nonchè l’aggravarsi della crisi dalla quale, a distanza di 9 anni ,ancora non siamo usciti. In poche parole, il treno  elettorale di Renzi ha le ruote sgonfie. Ovunque vada viene contestato duramente, vuoi da gruppi organizzati, vuoi da elettori di sinistra che si sentono traditi , vuoi  da semplici  cittadini che nei suoi tre anni di governo hanno visto crollare il proprio tenore di vita e con l’introduzione del jobs act anche la sicurezza del posto fisso. Insomma, se il partito renziano arrivasse al dieci- 15  per cento, potrebbe festeggiare a champagne e caviale. In pratica è lo stesso risultato che avrebbe ottenuto la Margherita anni fa. Giusto qualche punto in più.

Appare chiaro: Con il 30  per cento massimo,  non si va da nessuna parte.  Ala e gli Alfaniani , più dell’1 per cento  non raccoglieranno. L’unica è allearsi con la destra radicale. Ma Fratelli d’italia, veleggia attorno al 4 cento. Resta la lega nord, ideologicamente il partito più vicino alla destra di Renzi e Berlusconi. Il carroccio però pagherà gli errori del referendum. E’ chiaro a tutti che la vera lega nord non è quella nazionale di Salvini ma quella di Zaia e Maroni, quella delle origini, quella che ha ottenuto un successo ragguardevole nella consultazione sulle autonomie. Ebbene: nel lombardo veneto i leghisti faranno il pieno di voti, ma dal polesine in giù raccoglieranno briciole.

In soldoni,  la linea politica dell’attuale segretario di Via Bellerio, con domenica scorsa è uscita ampiamente sconfitta. Nonostante le foto di circostanza, il partito padano è spaccato  nettamente in due. E’ addirittura molto probabile una scissione, immediatamente dopo le politiche del 2018. Dipende dai risultati. Difficilmente però la Lega nord si schioderà dal 10  per cento. Paradossi della politica: Noi con Salvini avrebbe raccattato voti anche nell’estrema destra meridionale. Cosi, invece, a gioco scoperto, dipenderà solo dalle percentuali  che otterrà nel lombardo veneto.

A vincere, dunque, saranno i 5 stelle accreditati di un 25,  forse anche 30 per cento. E non è detto che sia un bene. Messo alla prova nelle grandi città, Roma e Torino, M5s non ha brillato, bisogna essere onesti. Ma è altrettanto vero che insieme alla sinistra, alla quale nel 2013 prima Letta, poi Renzi, infine Gentiloni  hanno scippato Palazzo Chigi, a livello nazionale  sono gli unici  a non aver ancora  governato . Forse sarebbe un disastro la loro guida del Paese, forse invece peggio di così non andremmo.

Certo, i 5 stelle dovrebbero allearsi con qualcuno, per governare. Esclusi per ragioni ideologiche e distanze politiche siderali i leghisti, nonostante l’anima di destra del movimento   in questo momento abbia preso il sopravvento, rimane proprio la sinistra. Quella sinistra da cui sono usciti molti elettori  e che  poi hanno votato il partito di Grillo. Tra Mdp , sinistra Italiana e Possibile di Civati siamo tranquillamente al 15- 20 per cento. Se non avessero tentennato alla ricerca dell’unità e di impossibili formule di centro sinistra, Bersani e Fratoianni realmente uniti  oggi potrebbero godere addirittura di un 25 per cento di consensi. E comunque, alla prova dei fatti, delle cronache politiche di questi ultimi anni,  ci sono più convergenze tra cinque stelle e sinistra che tra tutti gli altri partiti, che per governare dovrebbero puntare alla grande ammucchiata.

Altro paradosso, insomma : tra pochi mesi potrebbe ripresentarsi l’occasione andata perduta cinque anni fa con quel maldestro streaming  tra Bersani, Crimi e la Lombardi. Fantapolitica? Meno, molto meno di quanto si creda. Provare per credere.