TRAIETTORIE MASCHILI

DI FLORENZA CARSI

I viaggi con lui sono viaggi silenziosi. Poche parole dedicate a numeri, multipli e qualche cenno sulle attese dei mercati: sul valore (ormai nei prezzi) delle sue (mirabili) scelte. È uno di quei cristiani non fa il check in. Non penzola il passaporto in attesa del doganiere. Non si fa spogliare al security. Non perde l’aereo (perché è l’unico passeggero). Chiama per nome l’assistente di volo. Copre le brevi distanze con l’elicottero e quelle infime con l’auto blu passando col rosso, senza scorta, senza sirene e senza multe (mistero). Porta scarpe nuove e camicie stirate (cambiate due volte al giorno). Il suo tasso di narcisismo (potenzialmente infinito come il colesterolo del nonno) è regolato e abbattuto dalla moglie. Prova ne è la sua domenica in famiglia. L’ubbidienza alla suocera. La disponibilità a far la spesa e a mettersi in coda dal verduraio.
Una volta atterrata, finisce il tour professionale nel lusso. Ricevo un saluto formale e mi vengono affibbiati i documenti da esaminare. Vado a recuperare il mio carro, ingrano e parto.
Una mezz’retta dopo, in città. Ecco quella palletta alta. Azzurra come il cielo. Un due e tre. Ops, oplà, ualà. Poi un’altra. Oplà. Sorriso e sguardo divertito. Ste pallette che a fatica stanno in aria e a fatica vengono ripescate. Lui divertito e allegrone. Un’occhiata alla mia macchina grigia canna di fucile (troppo sportiva per una femmina), ed eccolo veloce-veloce con un paio di birilli in aria. Ma solo un attimo. Poi è già all’altezza della portiera e sorride insieme alla sua compagna: una bionda, bella e raggiante. Giù il vetro e cade un Euro dalle mie dita. Ringrazia. Arriva il verde, si riparte
Albergata la sportivetta in garage, con borsa e carte sino all’ingresso del palazzo dove incoccio il dentista del pian terreno. Saluta e apre il portone. Aggiunge qualche battuta sui tacchi (“sexy ma scomodi”) e sulle gonne attillate (“sexy ma scomode”). Sua moglie apre la porta di casa e mi guarda con benevolenza e senza rimostranze… è abituata all’eterno Peter Pan e lascia correre i tentativi d’imbrocco con la ragazza di sopra (io-me).
Chiusa la porta di casa c’è da riflettere sulle traiettorie maschili. Sti razzi sparati in aria e pronti alle virate più improbabili… imprevedibili. Se si esclude la loro “Costante di Plank” (topa e ancora topa per sei virgola sessantadue per dieci tope alla meno trentaquattro tope), il loro andamento è primariamente erratico: via in mille traiettorie: parabole altissime oppure fallimenti e vere schifezze balistiche. In ogni caso, c’è da immaginare la loro donna a far da giroscopio mentre tenta di salvare sto razzo dal suo infantile, puerile, magico bisogno d’esplorare (a vanvera) l’ignoto.
Chiamo il mio quasi-fidanzato per qualche parola d’amore e per capire se sono (anche io) il suo giroscopio. Ma non risolvo il dilemma.
Decido di non lesinare l’acqua (cosa che faccio raramente per una sopravvenuta indole semi ambientalista). Mi immergo in un bagno caldo ascoltando lei, la mia Billie Holiday.
Ripenso al viaggio in aereo, ordinata e composta su una poltrona comoda-comoda, dentro il tailleur d’ordinanza col tacco scomodo-scomodo (ma sexy), sotto quello sguardo severo, algido e insensibile. Poi, rivedo quell’Euro cadere dalle mia dita sul palmo della polverosissima mano (allegra e libera) del giocoliere da strada.
Immagino la moglie del freddo generale al servizio del capitalismo, la ragazza del funambolo o la compagna del dentista imbroccone, tutte e tre a dare forma a quelle mirabili follie (talvolta spazientite, sorprese, ammirate, sempre disperate).
Al netto della “Costante di Plank”, è davvero troppo grande, complicato, difficile da ridurre ad un universo ordinato quello maschile. Lo adoro per questo. Per la stessa ragione lo temo e tento, come tutte, di mettermi (inutilmente) al riparo

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