FISCO: ENNESIMO COLPO DEI SOLITI NOTI SULLA PRESCRIZIONE DELLE CARTELLE ESATTORIALI

DI ELIO LANNUTTI

Con un emendamento alla legge finanziaria il Governo tenta di cambiare la prescrizione delle cartelle esattoriali ed altri atti di Equitalia (alias Agenzia delle Entrate) notificati fino al 31 dicembre 2017, che passerebbero così da 5 a 10 anni, per resuscitare la generalità delle cartelle estinte o prescritte, facendo ricadere i costi sui contribuenti che devono aspettare 10 anni invece degli attuali 5 anni, prima di eccepire la prescrizione di crediti illegittimi o sbagliati, nella maggior parte dei casi.
L’ennesimo colpo di mano di un governo gabelliere che cancella i diritti, per taglieggiare i contribuenti, perseguitati dal fisco e da una delle più elevate pressioni fiscali, che con tale audace colpo dei soliti noti rischia la censura di incostituzionalità sulla prescrizione decennale delle cartelle non contestate dai contribuenti/trasgressori inserito nella legge di bilancio, per di più con effettivo retroattivo, trattandosi di una norma interpretativa.
In pratica si equiparano gli agenti della riscossione, un tempo chiamati “gabellieri”, secondo il codice canonico, alle Autorità Giudiziarie, le cui sentenze sono, per legge, soggette alla prescrizione ordinaria di 10 anni, a prescindere dal tributo/sanzione cui si riferiscono. Attualmente, a seguito di una sentenza a SS.UU. della Corte di Cassazione (2335/16) ribadita ed esplicitata anche da una recentissima ordinanza (4502/2017) degli stessi Ermellini, Tribunali e Giudici di Pace, nonché le Commissioni Tributarie, fino alla stessa Cassazione, sono sommersi di opposizioni contro la nuova Equitalia, che continua a pretendere il pagamento delle sue cartelle esattoriali anche se notificate dopo 3 anni per i tributi e 5 anni per le sanzioni amministrative e previdenziali.
Secondo l’orientamento ormai consolidato della Suprema Corte, che il Governo vorrebbe ora disattendere a beneficio delle casse degli enti impositori (Stato, Regione, Comuni, Consorzi, etc.), il termine della prescrizione è in relazione al tipo di credito da esigere, dal momento che la cartella è un atto amministrativo, quindi, non assimilabile ad una sentenza, tenuto conto, tra l’altro, della natura privatistica dell’ente che la emette.

 

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