IGNAZIO VISCO RICONFERMATO ALLA GUIDA DI BANKITALIA

DI CHIARA FARIGU

Con la riconferma di Ignazio Visco alla guida di Bankitalia, si chiude il caso politico che ha tenuto banco in queste ultime settimane. E che ha avuto in Matteo Renzi il più tenace degli oppositori in vista del suo secondo mandato. “Se Gentiloni lo riconferma, io non lo condivido”, aveva dichiarato in un recente passaggio televisivo, accennando “ai sei anni di disastri” nel settore bancario relativi appunto ai sei anni del mandato che stanno per concludersi.

Un giudizio tranciante sull’operato del governatore di via Nazionale, sul quale sarà “la commissione d’inchiesta a verificare com’è andata”, ha ribadito l’ex Presidente del Consiglio che ha fatto fatica a nascondere, dietro a un sorriso di circostanza, il suo netto disappunto. Un’ostilità che ha origini ben precise quella di Renzi e di tutto il cosiddetto “giglio magico”, concretizzatasi pure in una mozione di sfiducia che però non ha avuto alcun seguito, che addossa a Visco la responsabilità di non essere riuscito ad evitare lo scandalo bancario che ha coinvolto il suo governo. Mettendo alla gogna parenti ed amici degli amici e membri del suo governo, la fedelissima Maria Elena Boschi in cima alla lista. La quale, oggi in CdM, con all’OdG la riconferma del governatore, ha marcato visita, imputando ad un virus intestinale la causa della sua assenza. Assenti anche gli altri renzianissimi, per motivi istituzionali, Martina, Lotti e Lorenzin e Delrio, anch’egli ammalato. “Non si può affidare ad un virus la risoluzione del conflitto d’interesse”, scrive in una nota Arturo Scotto di Mdp, “La questione resta ed è un macigno enorme sulla credibilità del governo”.

Un’ostilità manifestata e ripetuta nel tempo, ieri con dichiarazioni al vetriolo e la mozione di sfiducia, oggi con le assenze strategiche. Ma questo non ha né avrebbe potuto impedire la riconferma di Visco sul quale pendeva il parere favorevole del Consiglio Superiore di via Nazionale, del Consiglio dei Ministri e dello stesso Mattarella che ha posto la firma sul decreto di nomina.

Una sconfitta per Renzi che sino all’ultimo ha remato contro. Così come è un tiro mancino quello che gli è giunto dal presidente del Senato, Pietro Grasso, subito dopo l’approvazione della legge elettorale. Il Rosatellum non gli è mai piaciuto, le 5 fiducie poi sono state come 5 coltellate sul fianco. Davvero troppe per “un ragazzo di sinistra”. Troppe per continuare a stare in quel PD nel quale da tempo ormai non si riconosce più. “Politicamente e umanamente la misura è colma”, così ha motivato la fuoriuscita dal Pd per approdare al gruppo misto, il gruppo dei dissidenti nel quale vengono inseriti d’ufficio tutti quei parlamentari che non sono iscritti a nessun altro gruppo. Ma lui, l’ex premier, tira dritto, in giro per l’Italia, a bordo del suo treno per narrare la “sua” verità. Che poi venga contestato dovunque arriva, qualche riflessione dovrebbe pur far scaturire. Ma tant’è.

Visco dunque si appresta a cominciare il suo 2° mandato a Palazzo Koch, col beneplacito di tutti tranne di Renzi che dovrà comunque farsene una ragione.
Napoletano di nascita, classe 1949, ricopre la carica di Governatore dal 1° novembre 2011 a seguito delle dimissioni di Mario Draghi divenuto Presidente della Banca Centrale Europea. Fresco di laurea in Economia e Commercio, conseguita nel 1971 a soli 22 anni, un anno dopo viene assunto in Banca Italia. Un curriculum, il suo, che si arricchisce di nuove nomine e nuovi impegni: nel ’90 viene nominato Capo del Servizio Studi, dal 1997 al 2002 è Chief Economist e Direttore OCSE; nel 2007 entra nel Direttorio della Banca d’Italia ove ricopre fino all’ottobre 2011 la carica di Vice Direttore Generale. Un mese dopo succede a Draghi, oggi la riconferma a proseguire come governatore, con un 2° mandato fresco d’inchiostro presidenziale.
Visco è anche autore di numerose pubblicazioni e dal 2011 Cavaliere di Gran Croce della Repubblica italiana.

Impresa davvero ardua stare dietro a tutte le nomine e le onorificenze conseguite in campo nazionale e internazionale, dall’inizio della sua scalata in Banca Italia. Nel variegato e consistente palmares non manca neppure il suo impegno come docente universitario presso La Sapienza di Roma. Punta molto Visco sull’istruzione e la conoscenza, valori fondamentali per far fronte ai grandi cambiamenti conseguenti alla globalizzazione e alla rivoluzione tecnologica. Nel suo libro “Investire in conoscenza” si sofferma a lungo sull’importanza dell’acquisizione di competenze necessarie per il XXI secolo: l’esercizio del pensiero critico, l’attitudine alla risoluzione dei problemi, la creatività e la disponibilità positiva nei confronti dell’innovazione, la capacità di comunicare in modo efficace, l’apertura alla collaborazione e al lavoro di gruppo, non possono e non devono venir meno, anzi vanno favorite e assecondate.
La sua vita pubblica è un libro aperto. La si conosce in ogni dettaglio, in ogni sfumatura. Di contro la vita privata è veramente tale. Nota solamente ai più stretti collaboratori, e forse anche no, e agli amici intimi. Marito e padre di tre figlie è appassionato lettore di ken Follet, romanzi che legge nel suo tempo libero.

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