“MAMMA MI ACCOMPAGNI A SCUOLA?”

DI RENATA BUONAIUTO

E’ il quesito del momento, continuare ad accompagnare i propri figli a scuola anche alle medie?

Potrei rispondervi da pedagosista ma, finirei con lo sciorinare teorie ed ipotesi spesso obsolete o fintamente attuali, per questo ho deciso di parlarvi da mamma, solo da mamma.

Ricordo ancora i primi giorni di scuola materna, la mia piccola era estremamente incuriosita da questa scatola magica che per qualche ora avrebbe accolto lei e tanti bambini per giocare, disegnare, scribacchiare…le aveva raccontato molto sua sorella maggiore, tra l’altro molto maggiore avendo 12 anni in piu, e credo lei avesse ben presente che questo passaggio l’avrebbe consacrata ad essere finalmente “piu grande”.

Ma ricordo anche che lasciare la mia mano quei giorni e quei mesi diventava sempre piu’ difficile sempre piu’ incerto. Poi iniziarono le elementari, la mano adesso era sfuggevole e, confesso delle volte un pizzico mi faceva male, acquisivo la consapevolezza che potesse andare oltre me, anche se solo di pochi passi, capivo che il tempo stava scorrendo e che il mio ruolo doveva trasformarsi…l’avevo già vissuto!

Il tempo scorre veloce, arrivano le scuole medie, stessa scuola che “secoli” prima avevo frequentato io, poi la sorella.

A quel tempo c’era il nonno a seguire i suoi passi quando, dopo il primo anno, decise di far da sola.

Lo scoprì mesi dopo, l’aveva notato appostato dietro ad un albero nei giardini che fronteggiavano casa.

Mio padre era molto alto, l’albero pure ma, tant’è l’aveva visto.

Giurammo di non farlo piu’ ma, dopo mesi scoprii anch’io che mio padre, in orari improbabili andava a fare la spesa, pur di seguire almeno con lo sguardo la sua strada.

Quando Roberta ha iniziato le medie, mi sono chiesta cosa fare, ed ho capito che non dovevo fare ma, aspettare, aspettare e rispettare le sue esigenze. Non esiste un tempo per lasciarli andare e, non esistono pericoli da poter evitare, esiste il buon senso, la capacità di ascoltare e non intendo solo le parole, ascoltare spesso va oltre le richieste, ascoltare talvolta impone di far emergere con amore quelle che sono le sensazioni nostre e dei nostri figli.

Non ci sono regole secondo le quali alle medie debbano andar da soli ci sono infinite variabili da valutare. Distanza, quartiere, strade piu’ o meno isolate, insomma c’è il buon senso che deve farla da padrone.

Molti ritengono che per diventare grandi occorra spingerli ad allontanarsi, molti pensano che tenergli ancora la mano li possa rendere insicuri per tutta la vita, vi assicuro non è così. C’è un tempo per tutto, anche per correre via e, questo me l’ha insegnato proprio mia figlia, quella che ultimamente molti chiamano “signora” provocando in lei profonda irritazione.

Francesca per lungo tempo, quando suo fratello Marco è volato via, è stata figlia unica.

Figlia unica di una madre spaventata e disperata che, in lei vedeva l’unica ragione ancora di vita e che temeva di poterla perdere ogni giorno, che ascoltava il suo respiro la notte e cercava il suo sguardo ogni volta si allontanava troppo.

Francesca ha scelto, con la “dolcezza” che la contraddistingue di allontanarsi da me, di lasciare la mia mano, di vivere la sua vita. Ho vigilato certo su di lei e, ancora oggi continuo a farlo ma le sue ali hanno spiccato il volo lo stesso, nonostante mi chiami ancora oggi “mamma ansiogen”!

Roberta adesso frequenta il primo liceo, le ho fatto vedere il percorso e la linea degli autobus da prendere per arrivare a scuola ma, mi ha risposto che preferisce andare con l’auto…”gli autobus sono troppo affollati”…non è ancora pronta mi sono detta e, chissà forse in fondo non lo sono nemmeno ancora io, ma sono certa che anche lei cercherà una strada tutta sua, per questo mi godo la sveglia all’alba, le corse per prepararci ed il traffico sotto scuola, tanto lo so fra un po’ mi dirà ciao!