PRECIPITA DAVVERO LA SITUAZIONE CATALANA O E’ ANCORA GIOCO DELLE PARTI?

DI ALBERTO TAROZZI

A sentire i proclami nessun dubbio. La situazione in Catalogna precipita e ci si avvicina alla resa dei conti.

Ma è davvero così?

Apparentemente non potrebbe andare peggio. Puigdemont e il parlamento catalano, con l’uscita dall’aula dei contrari, hanno dichiarato l’indipendenza (che andrà però ratificata in sede costituente dopo l’approvazione delle norme transitorie).
Rajoy e il parlamento spagnolo hanno decretato, in un colpo solo, il commissariamento della Catalogna, polizia locale inclusa, la destituzione del suo governo e la sospensione della sua autonomia, in forza del mitico art. 155 che tutti citano a modo loro. Possibile l’incriminazione e l’arresto di Puigdemont; sciolto il parlamento catalano ed elezioni entro sei mesi. Gli stati esteri approvano.

Rajoy, che ha già parlato di una scelta criminale del governo catalano, in serata tiene una minacciosa conferenza stampa nella quale conferma tutto. Apparentemente è linea dura. Di morbido solo l’affermazione che tutto si svolgerà pacificamente.

Per il premier catalano è stata una mossa obbligata. Non poteva certo rinunciare alla dichiarazione di indipendenza, dopo che da Madrid si era sentito rispondere picche tanto dal premier che dal sovrano. In cuor suo non sappiamo però quanto ci tenesse. Folla plaudente in piazza, ma difficili adesso le prossime mosse.

Vengono fatti proclami di lotta pacifica, ma in quali forme potrà essere efficace? Il boicottaggio delle banche che si erano trasferite a Madrid ha avuto valore solo simbolico.

Inoltre la non-violenza paga quando c’è condivisione diffusa di un progetto. Invece circa la metà del parlamento gli è contro, Podemos e la sindaca di Barcellona lo sostengono quasi soltanto per quel che riguarda le critiche alla repressione del governo centrale.
L’appoggio leale della sinistra indipendentista è un’arma a doppio taglio perché il suo carattere fortemente repubblicano preclude qualsiasi spazio di mediazione alla corona che, da parte sua, non pare averne la minima intenzione.
Per di più è venuto meno l’appoggio politico ed economico di quella borghesia catalana che doveva garantire le risorse indispensabili al processo secessionista e che ora pare intenzionata a fare business con sede altrove, per non perdere i benefici dell’appartenenza alla Ue.

A chi si potrà affidare il nostro, nei mesi futuri, se vorrà evitare svolte politico militari devastanti e perdenti, rinunciando a quel poco di credibilità su cui può giocare per ottenere proposte di mediazione in sede internazionale?

Come spesso avviene, quando ci si trova in difficoltà in una partita difficilissima, l’ultima speranza risiede negli errori dell’avversario.
Solo se Rajoy tradurrà in pesanti scelte repressive i provvedimenti fin qui decisi; solo se forzerà i tempi, andando oltre la “melina a centro campo”; solo se non saprà attendere che vicine elezioni tolgano ulteriormente potere al rivale catalano ormai invischiato negli effetti perversi delle scelte passate; solo con una svolta pesantemente autoritaria Rajoy darebbe nuovo spazio e nuovi consensi a un Puigdemont ormai alle corde e ne farebbe una vittima cui buona parte dei catalani si sentirebbero in dovere di prestare soccorso, A prescindere dalla loro effettiva volontà indipendentista.

Stiamo ai fatti: non è che finora Rajoy si sia mostrato di mente aperta e flessibile e quindi non è del tutto da escludere che scelga di fare del male agli altri e magari anche a sé (lo spread è in agguato).

Ma nonostante tutto noi proviamo ancora a dare fiducia al genere umano e al prevalere della forza della ragione.