IL PIEMONTE A FUOCO, LA NATURA COMPROMESSA, IL VUOTO DELLA POCHEZZA

DI ANNA LISA MINUTILLO

Dal 10 Ottobre l’Assessore all’ambiente Alberto Valmaggia ha dichiarato in Consiglio regionale che in Piemonte sono attivi almeno 20 incendi di varia intensità e distribuiti in varie provincie.
I più significativi sono nei Comuni di Cumiana, Caprie, Rubiana, Bussoleno e Ribordone nel Torinese; Pietraporzio, Sambuco e Casteldelfino in provincia di Cuneo, unitamente a Murazzano, San Damiano Macra, Borgo San Dalmazzo e Cortemilia; anche Oleggio e Bellinzago nel Novarese e Candelo in provincia di Biella.
Da allora a oggi sono stati eseguiti 161 interventi sugli incendi boschivi di varia entità, con 1281 volontari e 353 mezzi a terra.
Ma vediamo la cronaca di questi giorni e l’evolversi della situazione non ancora risolta.
Nella giornata del 22 Ottobre anche se in presenza di maltempo, gli equipaggi di Canadair ed elicotteri della flotta aerea dello Stato, coordinati dal Dipartimento della Protezione Civile, hanno operato su quattro incendi a supporto delle operazioni svolte dalle squadre di terra e dei mezzi aerei regionali. In Piemonte, già dalla mattina un elicottero del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ha operato su un incendio nel cuneese, riprendendo le operazioni di spegnimento che erano iniziate già nel giorno precedente. Nel corso della giornata, inoltre, 3 Canadair dei Vigili del Fuoco si sono recati sul vasto incendio divampato a Bussoleno, in Val di Susa.
Il 24 Ottobre la Valle di Susa continua a bruciare. L’incendio, divampato nel fine settimana sopra Bussoleno, ormai prosegue la sua devastante corsa che dura  da 72 ore e non è ancora stato domato da volontari e Vigili del Fuoco che stanno lottando contro la forza delle fiamme.
Essendo alimentato dal vento si è esteso anche alle vicine Caprie e a Rubiana. Una cinquantina di persone sono state evacuate da borgata Rossero di Chianocco. Sono 235 le persone impegnate nelle operazioni di spegnimento, tra personale permanente e volontari. L’emergenza incendi prosegue coinvolgendo anche la provincia di Cuneo. Vigili del fuoco e Aib sono stati impegnati durante tutta la notte su più fronti nelle vallate alpine. Resta ancora da domare il rogo che da alcuni giorni interessa i boschi della Valle Stura, tra Sambuco e Pietraporzio. Ma nel frattempo, nuovi focolai boschivi sono stati segnalati in valle Maira e in valle Varaita. Preoccupante il rogo che sta interessando una fascia boschiva a ovest di Casteldelfino, verso il vallone di Bellino. Anche qui, le fiamme alimentate dal vento, si stanno espandendo velocemente, salendo di quota e rendendo difficile il lavoro dei vigili del fuoco. Si è dovuto provvedere anche alla chiusura in entrambe le direzioni la statale 21 del Colle della Maddalena, nel tratto di Sambuco, dove le fiamme sono arrivate a lambire la strada.
Giorni di natura che viene rasa al suolo, impegno e rischio, salute che viene compromessa, lotta ad armi impari quella dei vigili del fuoco che si impegnano nel cercare di salvare il salvabile per giornate intere ma fino a ieri 27 Ottobre, la situazione non è ancora stata risolta.
Vi è stato l’impegno straordinario degli equipaggi di Canadair ed elicotteri della flotta aerea dello Stato coordinati dal Dipartimento della Protezione Civile a supporto delle operazioni svolte dalle squadre di terra e dei mezzi aerei regionali, poiché per due giorni le condizioni di visibilità sono state scarse e non hanno permesso di continuare . Si è verificata infatti la necessità di interrompere, per diverse ore, le operazioni di spegnimento aereo.
Al momento sono 11 le richieste di intervento aereo ricevute dal Centro Operativo Aereo Unificato (COAU) del Dipartimento, 8 dal Piemonte, 2 dalla Sicilia e una dal Lazio.
Nella giornata di mercoledì 25 ottobre, sono stati messi sotto controllo 5 incendi. Sempre giovedì Giustino Bello, sindaco di Cantalupa, ha dichiarato che «la situazione è grave» e che chiederà al prefetto di mandare l’esercito «per controllare le nostre montagne». Il sindaco ha anche detto che «C’è stato un ritardo negli interventi», che «il fuoco non è stato bloccato come si poteva» e che «il fumo ha impedito a elicotteri e Canadair di levarsi in volo». A Cantalupa un ragazzo di 26 anni, Alberto Arbrile, è morto di infarto mentre tagliava alcuni alberi in un terreno di sua proprietà per non alimentare il fuoco: sono intervenuti i vigili del fuoco presenti nella zona e hanno tentato di rianimarlo, ma inutilmente.
Nella notte tra mercoledì e giovedì 26 ottobre si sono accesi nuovi incendi nei boschi di Rubiana, soprattutto a Favella e Rocca Sella, e a Caprie. Le fiamme sono alte in entrambe le aree, i volontari e i vigili del fuoco stanno già operando da ore e alcune case sono state evacuate.
Da giorni in Piemonte stanno bruciando migliaia di ettari di pinete, boschi e pascoli, devastati dal fuoco e un denso fumo che fatica a disperdersi, avvolgendo intere vallate.
A ieri 27 Ottobre risultavano essere ancora attivi una ventina di focolai, in alcuni casi su fronti molto ampi: 3-4 chilometri tra Cumiana e Cantalupa, oltre un chilometro in Valchiusella; roghi anche in Valle di Susa e Valle Pellice. A bruciare da giorni i boschi del Cuneese, in Valle Stura, tra Pietraporzio e Sambuco, ma anche
in Valle Varaita, nell’Alta Langa, a Cortemilia, e nel Novarese, a Borgomanero.
L’assessore regionale all’Agricoltura, Giorgio Ferrero chiede ai cacciatori di evitare le aree vicine a quelle percorse dal fuoco, anche per non intralciare le operazioni di spegnimento e bonifica.
Una sessantina i Comuni che hanno avuto danni, con oltre 1.600 ettari di vegetazione devastati.
E’ nel Canavese (Torino) la situazione più allarmante, con il Comune di Traversella, in Valchiusella, che ha consigliato a tutti i cittadini di restare in casa ed eventualmente usare mascherine protettive. A Locana, in valle Orco, dove i boschi bruciano da lunedì, le fiamme hanno raggiunto le abitazioni di cinque frazioni della borgata capoluogo, andando a lambire anche la strada provinciale 460. Il Comune ha chiesto di intervenire, oltre ai vigili del fuoco, anche a volontari con autobotti agricole. Le fiamme continuano a espandersi verso il Parco nazionale del Gran Paradiso e si estendono ormai per otto chilometri.
A rendere difficili le operazioni di soccorso sono la cenere e il denso fumo, che consentono l’utilizzo di Canadair ed elicotteri solo a tratti. Le previsioni meteo non sono rassicuranti. Attesi venti forti in alta quota, con progressivo sviluppo di condizioni di foehn nelle vallate alpine, Val Susa compresa, dove è ripreso l’incendio di Caprie. Resta quindi “molto elevato” il pericolo incendi boschivi su tutto il territorio regionale.
Anche a Mompantero, una borgata della Val di Susa, diversi abitanti hanno lasciato le loro case perché le fiamme sono arrivati a lambirle. Difficile spegnere i roghi per il vento molto forte.
i Carabinieri della Forestale ne sono convinti, sono incendi dolosi quelli che da giorni stringono in una morsa tutta la zona attorno a Pinerolo fino alla Val Susa.
Non si può pensare che fiamme, cenere, inquinamento, non abbiano poi ripercussioni sull’ecosistema ma anche sull’aria e sulla qualità delle acque dei fiumi che giungono fino a Torino, infatti
torna ad essere molto alto il livello di PM10 nell’aria di Torino.
La scorsa settimana i valori sullo smog nella città avevano raggiunto livelli ben oltre i limiti, costringendo il Comune a varare blocchi della circolazione per i mezzi inquinanti. Da domenica scorsa la situazione aveva avuto miglioramenti, ma ora Torino viene raggiunta da fumi e caligine provocati dai roghi che hanno contribuito alla formazione di una spessa e pericolosa cappa di polveri sottili.
Dallo scorso 24 ottobre l’Arpa Piemonte sta rilevando gli inquinanti atmosferici nei centri abitati più prossimi agli incendi, misurazioni finalizzate a rilevare la presenza di sostanze aerodisperse prodotte dalla combustione in quantità tali da poter rappresentare un potenziale danno alla salute in termini di tossicità acuta. Stamani infatti nel torinese il valore del PM10 era di 359 MCG, ovvero superava di ben 7 VOLTE LA SOGLIA MASSIMA.
Una situazione diffusa in tutte le città dell’hinterland torinese, dove in decine di Comuni sono stati rilevati valori di PM10 di 112 µg/m3 e in molti casi di 191 µg/m3.

Nessuno stop alle auto nel fine settimana nonostante l’alto livello di inquinamento . L’ha stabilito il tavolo riunitosi in Comune, tra Città di Torino, Città Metropolitana e Regione Piemonte, Arpa Piemonte e l’Asl cittadina al fine di non limitare la libertà di spostamento delle persone
Prosegue l’emergenza incendi boschivi nel Canavese, nelle valli Orco e Chiusella. A Locana i fronti di fuoco sono due: il primo è diretto verso l’area del Parco nazionale del Gran Paradiso, in località Montepiano, il secondo verso il territorio del Comune di Sparone, nei pressi delle borgate Nose e Calsazio che in nottata sono state lambite dalle fiamme.
Fiamme anche a Varese, abitazioni evacuate. E’ emergenza incendi anche in Lombardia, nel Varesotto. Nel parco regionale del Campo dei Fiori le fiamme, divampate ieri mattina, continuano a minacciare l’area. Le operazioni di spegnimento sono proseguite tutta la notte.
E’ utile ricordare che la maggior parte degli incendi boschivi è causata da comportamenti superficiali o, spesso, dolosi e che la collaborazione dei cittadini può essere decisiva nel segnalare tempestivamente al numero di soccorso del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco 115 o, dove attivato, al numero unico di emergenza 112 anche le prime avvisaglie di un possibile incendio boschivo. Rilasciando informazioni il più possibile precise, si contribuisce in modo determinante nel limitare i danni all’ambiente, consentendo a chi dovrà operare sul fuoco di intervenire con tempestività, prima che l’incendio aumenti di forza e di capacità distruttiva.
Il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino intende chiedere lo stato di calamità per gli incendi sviluppatisi nella regione in questi giorni che hanno distrutto diverse centinaia di ettari di bosco. Nei prossimi giorni verrà perfezionatala relazione d’evento da presentare assieme alla richiesta, rendono noto dalla Regione.
Ma ora qualche domanda, qualche considerazione e qualche dubbio circa ciò che sta avvenendo nel nostro paese in questi ultimi anni, assistiamo sempre più spesso a questi indegni spettacoli che fanno balzare alla cronaca paesi che potevano diventare ambite mete turistiche e di cui si parla solo per incendi, deturpazioni del territorio ed evacuazioni, quando non ci “scappano” anche dei morti.
Pensare ad una paese dove bisogna difendersi oltre che da tante piccole/grandi cose che non funzionano , anche dalle fiamme che distruggono le nostre case, dall’aria che ci ritroviamo a respirare, dal patrimonio naturistico che veniamo a perdere per colpa delle fiamme appiccate da criminali non è per nulla edificante.
Si parla di piromani, si dice che sono dei folli e non si pensa che la sindrome della piromania è una cosa davvero molto rara, relativa a persone particolarmente frustrate, che si “vendicano” della vita che conducono appiccando il fuoco. Quando questo accade spesso danno fuoco a se stessi oppure alle loro cose. Per cui, sgombriamo il panorama da questi soggetti, che opererebbero durante tutto l’anno, e non solo d’estate. Quando, c’è la scusa delle alte temperature, utilizzata come giustificazione al divampare di roghi spontanei . Anche gli stessi vigili del fuoco riferiscono che il fuoco divampa spontaneamente davvero in pochissime occasioni. Percentuali bassissime che si attestano sotto l’1%. , compreso il caso di temperature  pari a  40 gradi all’ombra. Quindi non si può far finta di non vedere che gli incendi a cui stiamo assistendo siano il frutto della mano dell’uomo.
Possiamo anche togliere una piccola percentuale di “errori umani”, derivanti dalle azioni di incauti agricoltori che, per fare pulizia nel loro terreno, appiccano il fuoco, che poi magari sfugge al loro controllo per il vento, portandolo oltre l’arrivo preventivato.
Poi ci sono anche quelli che vogliono “liberare” terreni per il pascolo. La natura sa il fatto suo, e sui territori percorsi dal fuoco fa nascere subito un bel prato. Utile al bestiame nella prossima stagione. A questi “piromani del gregge” possiamo aggiungere anche i disperati che, impiegati come “volontari” di diverse associazioni utilizzate per il soccorso, e anche per lo spegnimento degli incendi, invece di spegnere il fuoco lo appiccano. Magari solo con il fine di potersi garantire 10 euro all’ora di paga. Il fuoco usato per distruggere che si trasforma in un’occasione di sopravvivenza.  Una vera tristezza, che non sminuisce certo le colpe di queste persone. La fetta più grande del business degli incendi, perchè di business si tratta, riguarderebbe altri due settori di cui ancora non si parla molto. Il primo potrebbe essere legato all’utilizzo degli stessi mezzi aerei usati nello spegnimento dei roghi. Infatti lo Stato italiano possiede la flotta aerea più grande del mondo, una ventina di aerei e una decina di grossi elicotteri che viene però gestita da privati.
Un Canadair costa quasi 40 milioni di euro. Il suo volo costa 14.000 euro all’ora. Se si moltiplica per 20 mezzi, impiegati per 12 ore al giorno, facciamo per 60 giorni di emergenza, si supererebbero i 200 milioni di euro. Cifra da non sottovalutare affatto.
Sospetti, che non sono mai belli, vero anche questo ma che non possono far passare in secondo piano la coincidenza che negli anni scorsi, gli incendi boschivi sono iniziati dopo la firma delle concessioni relative alla gestione degli aerei.
Negli ultimi anni, l’aumento degli incendi boschivi è ricondotto al il proliferare degli impianti di produzione di energia a “biomasse”, che devono bruciare, ironia della sorte, legname. Ma questo legname dove lo trovano se non lo fanno tagliare perchè le aree di verde protetto aumentano? Se brucia un bosco, la legge dice che, entro un anno, i comuni interessati devono farlo ripulire. Devono individuare una ditta, pagata, che si occupi del taglio degli alberi bruciati, che spesso bruciano solo all’esterno, sulla corteccia, ma all’interno il legno è perfettamente utilizzabile. Una volta tagliato viene rivenduto e non occorre troppa fantasia per indovinare a chi..
Sono molte le domande per cercare di comprendere chi guadagna di più nel business degli incendi. Forse i pastori? Chi gestisce i soccorsi? Chi vende i mezzi aerei? Chi si occupa di ripulire i boschi? Chi rivende il legno alle centrali a biomasse? Le aziende che gestiscono le centrali, così acquistano il “carburante” a basso prezzo? Sospetti che si intrecciano agli eventi, domande a cui si deve trovare una risposta poiché tutto questo danneggiare l’ambiente che ci circonda inevitabilmente pregiudica anche le nostre condizioni di vita rendendoci più poveri e facendoci andare incontro ad un futuro che brucia ancor prima di poter arrivare a destinazione.