IL SUSSIDIARIO DELLO SCANDALO

DI BARBARA PAVAROTTI

Se i vostri figli di quinta elementare stanno usando il sussidiario “Diventa protagonista”, bruciatelo. E’ perfetto tranne che per una frase che ha suscitato il disgusto dei benpensanti. Questa:

“E’ aumentata la presenza di stranieri, provenienti soprattutto dai paesi asiatici e dal Nord Africa. Molti vengono accolti in centri di accoglienza per i profughi e sono clandestini, cioè la loro permanenza in Italia non è autorizzata dalla legge. Nelle nostre città gli immigrati vivono spesso in condizioni precarie: non trovano un lavoro, seppure umile e pesante, né case dignitose. Perciò la loro integrazione è difficile: per motivi economici e sociali , i residenti talvolta li considerano una minaccia per il proprio benessere e manifestano intolleranza nei loro confronti”.

Insomma, in questo testo c’è scritta la verità, che fa male, quindi non si deve dire. Dopo due anni che questo libro è in uso nella scuola primaria, in tutte le regioni, una mamma di Monza ha denunciato sui social, ormai il vero tribunale mondiale, la scandalosa frase. Ed è stato subito dramma. L’ex sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, assunta ad ambasciatrice dei diritti dei migranti nel mondo, è insorta: “Questi libri sono stati adottati per formare i cittadini di domani all’intolleranza. Chi ha scelto questo testo? Qualcuno deve rispondere”. Sono state annunciate interrogazioni parlamentari, è stato chiesto di ritirare immediatamente il libro dalle scuole, di identificare il responsabile che ne ha permesso la diffusione per comminargli esemplare condanna e il ministro dell’istruzione Fedeli si è impegnata alle dovute verifiche. Grande eco e risalto alla notizia su stampa e tv e ovviamente nessun giornalista, tranne quelli de “Il fatto quotidiano”, si è disturbato a sentire le ragioni della casa editrice, Il Capitello, attiva dal 1978, sede a Torino.

Peraltro l’editore Alessandro Castellani risponde subito al telefono e si capisce al volo che ha timore di dire qualcosa che non va, di essere nuovamente crocifisso:

“Oggi, dice, da una parola si emettono giudizi. Comunque è vero, nessuno ci ha interpellato. Possiamo anche aver sbagliato, ma allora chiediamo suggerimenti su come dobbiamo scrivere. Cercheremo di andare incontro ai signori che ci hanno criticato, eventualmente con una sorta di rettifica. Ma stiamo aspettando di ricevere motivazioni serie e corrette sulla riscrittura del testo. Finora non ci è arrivato nulla di ufficiale. Questo peraltro è il primo problema legato a un nostro testo diventato così mediaticamente rilevante. Avrei preferito una segnalazione su errori di significato. Se la parola è sbagliata, correggeremo la parola. Se è sbagliato il concetto ne dovremo parlare”.

Dato che nessuno si è preso la briga di ascoltarlo, ha mandato un comunicato, che nessun giornale finora ha pubblicato, perché la replica non è così ghiotta come l’accusa. Eccolo:

“In merito alla questione emersa, relativamente al nostro sussidiario per la scuola primaria ‘Diventa protagonista 5’, non intendiamo entrare nella polemica e rischiare altre interpretazioni distorte, come già è avvenuto. Basta leggere senza pregiudizi il testo ‘incriminato’ per accorgersi che si tratta di una fotografia purtroppo realistica della situazione attuale. Anzi, se proprio si vuole dare una connotazione, il testo suggerisce esattamente l’opposto di quanto ci viene rimproverato. Semmai emerge la connotazione che i residenti tendono a interpretare in modo distorto la questione degli immigrati. Facciamo infine presente che la casa editrice vanta una tradizione democratica, da sempre evidente nei testi pubblicati. E, proprio per questo, è disponibile e aperta a consigli e suggerimenti costruttivi per eventualmente rivedere quanto pubblicato”.

Gli autori, Berardi, Giorgi e Rubaudo, preferiscono star zitti, tante volte – loro che scrivono libri di testo da anni – perdessero il lavoro per aver osato scrivere la verità.

L’abolizione della parola clandestino è frutto di una decisione della commissione del Senato per i diritti umani, che nel 2014 l’ha fatta cancellare da tutti gli atti ufficiali e dal sito del ministero dell’Interno. E’ stata ritenuta denigratoria, offensiva. Visto che tutti coloro che arrivano illegalmente e senza documenti nel nostro paese, fanno subito, aiutati dalle associazioni, domanda di asilo politico o umanitario, devono – si è deciso – essere chiamati richiedenti asilo. Che questa parola appaia su un libro per le scuole è una beffa per il corretto dalla politica. Ma la frase sotto accusa è sostanzialmente giusta: perché, come scrivono gli autori, “la loro permanenza non è autorizzata dalla legge”. Lo sarà solo se e quando otterranno il permesso di soggiorno. Per il momento definiamoli come volete: in transito, migranti, ma non regolari. E invece, secondo l’avvocato Livio Neri, dell’associazione studi giuridici sull’immigrazione, il testo andrebbe riscritto così:

“Non si tratta di irregolari o clandestini, senza documenti in regola, ma di persone in fuga da violenze e persecuzioni personali che poi fanno domanda di asilo politico in Italia”.

Due errori in un colpo solo. La maggioranza, è assodato, scappa per motivi economici e i documenti non ce li hanno affatto, non se li portano appresso, altro che in regola.

Comunque è una battaglia persa. Il vocabolario cambia a seconda di chi comanda e delle esigenze politiche del momento, basta pensare all’abolizione dei termini stranieri durante il fascismo. Naturalmente cambia anche in base alle mutazioni sociali, con l’uso di parole nuove ormai entrate nel linguaggio della comunità. Abbiamo un sogno: a quando l’abolizione della parola puttana per la donna? Su questo nessuna commissione per i diritti civili ha mai legiferato.

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