AFFERMAZIONE DEI CONSERVATORI ALLE ELEZIONI IN ISLANDA

DI MARINA POMANTE

Il Partito dell’Indipendenza, (attualmente al Governo) risulta il primo Partito, dopo lo spoglio. I conservatori quindi, partito uscente, si riconfermano ottenendo oltre il 28% dei consensi.
Disattese le previsioni dei sondaggi che vedevano al Governo la formazione Piratar, (che invece è solo terzo Partito), una formazione anti sistema paragonabile a Podemos in Spagna o al Movimento 5 Stelle italiano. Negli scorsi anni avevano conseguito larghi consensi, grazie alle loro battaglie per l’affermazione della Democrazia Diretta e contro la corruzione e il sistema, I Pirati in queste elezioni hanno ottenuto il 14% dei voti.

GOVERNABILITA’ A RISCHIO.
Piratar, Movimento Sinistra-Verdi, socialdemocratici e centristi di Futuro Luminoso, arriverebbero a superare la metà dei 63 seggi del Parlamento monocamerale, l’Althing.
Mentre la coalizione di Governo, guidata dal leader Bjarni Benediktsson, con il Partito dell’Indipendenza e col Partito Progressista, che porterebbe in dote il suo quasi 11%, non arriverebbe alla maggioranza.

PROMESSA DI DEMOCRAZIA DIRETTA.
Piratar annuncia l’introduzione della Democrazia Diretta, una politica di trasparenza e l’accesso pubblico alle decisioni del Governo. Piratar, punta alla tutela dello Stato, tutte le risorse naturali dell’Islanda.
Secondo i sondaggi pre elettorali, il partito dei Pirati, avrebbe dovuto conseguire una vittoria netta. La stessa Birgitta Jónsdóttir, leader dei Pirati, s’era detta sorpresa dalle previsioni ottimistiche, aggiungendo di non aver mai nemmeno osato pensare ad una vittoria.
Alla luce di quanto espresso dai risultati definitivi, il cauto entusiasmo della Jónsdóttir, appare più realistico ed addirittura il ridimensionamento non prefigurato, lo fa somigliare ad una utopistica speranza.

ELEZIONI ANTICIPATE E SCANDALI.
L’islanda ha dovuto procedere nuovamente alle Elezioni Anticipate (ben due volte nell’ultimo anno) poichè nel settembre 2017 il padre del premier Benediktsson, venne coinvolto in uno scandalo che lo vide protagonista nell’aver coperto un pedofilo, responsabile di aver commesso uno dei peggiori casi di abuso sui minori. In seguito allo scandalo, il partito: Futuro Luminoso, alleato di coalizione di Governo, sfiduciò il Partito dell’Indipendenza, il quale, sempre a causa di questo scandalo, registrava già una caduta verticale, tutto ciò determinò così la crisi di Governo.
Il 7 ottobre 2017, il primo ministro, venne accusato dalla Stampa, di aver venduto nel 2008 azioni e titoli, poco prima della crisi finanziaria islandese, che determinò il fallimento delle tre principali banche. A rivelarlo è il Guardian, secondo cui l’allora parlamentare (membro della commissione Economia e Fisco) avrebbe venduto circa 1,1 milioni di euro di quote di un fondo gestito dalla banca Glitnir. Stesse operazioni di speculazione finanziaria, avrebbero commesso anche suoi familiari, ovviamente prima che la banca in questione fosse commissariata dal Governo e successivamente fallisse, insieme ad altre due istituzioni finanziarie islandesi, Kaupthing e Landsbanki, innescando una forte crisi economica in Islanda, con un fardello di debiti non pagati, corrispondenti a 11 volte il PIL del Paese. La Borsa ebbe un crollo del 97% e la svalutazione della corona (la divisa svedese) dimezzò il suo valore.
Nel gennaio 2017, dopo la nomina a Primo Ministro, e la presentazione a Reykjavik del nuovo Governo, iniziarono a circolare nuove accuse riguardanti Benendiktsson che avevano a che fare con i Panama Papers.
L’Islanda, è stato uno dei Paesi maggiormente coinvolti dallo scandalo e dai documenti riguardanti la Mossack Fonseca, una delle più importanti società del Mondo, che si occupa di creazione e gestione di società offshore e in paradisi fiscali. Le inchieste, avevano dimostrato un conflitto di interessi dell’allora primo ministro Sigmundur Davíð Gunnlaugsson, che si era dimesso, mostrando inoltre che anche Benediktsson aveva, con due altre persone, una società alle Seychelles.
Benediktsson, era già riuscito a non essere coinvolto nello scandalo, prima delle elezioni del 2016, non si dimise e in quanto Ministro delle Finanze si impegnò ad avviare un’inchiesta sull’evasione fiscale relativa ai Panama Papers. come già detto, L’inchiesta si concluse a metà settembre, dimostrando che, lo Stato, dal 2006 al 2014 perse tra i 23 e i 54 milioni di euro a causa dei paradisi fiscali.
La notizia arrivò in piena campagna elettorale e le elezioni videro la vittoria di Benediktsson e soltanto il 7 gennaio, l’inchiesta fu pubblicata.
La leader dei Pirati, Birgitta Jónsdóttir, accusò Benediktsson, di aver insabbiato la notizia, poiché se questa fosse stata resa nota ai cittadini, sicuramente l’esito elettorale avrebbe avuto una risposta diversa.

ECONOMIA PASSATA E RECENTE
Per meglio comprendere gli accadimenti che hanno contraddistinto le scelte politiche operate dagli islandesi, ma anche e soprattutto, per riuscire a capire, le trasformazioni di un Paese che assiste agli intrallazzi borsistici dei propri Amministratori, è bene fare un breve excursus, proprio sull’economia e su come essa abbia subito trasformazioni, almeno negli ultimi decenni.
L’islanda è stata per molti anni un Paese con un’economia mediamente povera. Non integrata negli “scambi internazionali”, essa, viveva prevalentemente della pesca al merluzzo, attività principale che, portò l’Islanda alla “guerra del merluzzo” nel 1976 contro la Gran Bretagna, per l’estensione delle acque territoriali. L’islanda, di fatto, costruiva la propria economia, fondando le basi su una sorta di micro-autarchia, vivendo di pesca, pastorizia e prodotti autoctoni.
Dagli anni ’90, avvia un processo di rapido sviluppo economico, uscendo così dall’isolamento dai Mercati. Il reddito medio pro capite, arriva ad essere il più alto al mondo, welfare che tiene conto di tutti i bisogni dei cittadini, ottimi risultati per Sanità ed Istruzione, che sono gratuiti, come pure la Previdenza Sociale tra le migliori e alto tenore di vita. Va comunque detto chein Islanda viveno 320 mila abitanti…
Uno sviluppo economico così rapido, sembrava dovuto in buona parte ai meccanismi di una politica capitalistica ed alla globalizzazione, nonché alla diffusione di internet.
Ma un’analisi più approfondita indica che, il picco all’economia proviene dalle speculazioni finanziarie, incentrate su investimenti rischiosi, oltre all’industria dell’alluminio, che ha arricchito la nazione a danno dell’ambiente, sfruttando al limite il potenziale energetico.
Le banche, negli ultimi anni, hanno condotto investimenti aggressivi, risultati poi avventati, operazioni che, rivolte soprattutto alla Gran Bretagna, non hanno tenuto conto degli avvertimenti sulla loro pericolosità.
Con la svalutazione della corona islandese si è inevitabilmente compromessa la fragile economia dell’Isola che, si “reggeva” più su investimenti finanziari che su una reale ricchezza. L’industria dell’alluminio è quella che resiste meglio alla crisi, grazie alle “simpatie” di alcuni parlamentari, con delle multinazionali americane.
La soluzione alle difficoltà economiche islandesi, a detta di molti, potrebbe essere quella di svendere l’isola agli stranieri, distruggendo la sua vera immensa ricchezza, costituita dall’ambiente.