SI E’ VIETATA LA PAROLA CLANDESTINI, MA NON SI VIETA IL TERMINE PUTTANA. PERCHE’?

DI BARBARA PAVAROTTI

Se i migranti non sono clandestini, le donne non sono puttane, ok? Via questo termine dal vocabolario e dall’uso corrente. Che si decida una buona volta di censurare e di reprimere chi apostrofa le donne con “puttana, troia, mignotta, zoccola”. E con tutti gli insulti a sfondo sessuale così ampiamente in voga. Voi direte: ma è un dato di fatto, in certe occasioni tali sono. Ebbene, è un dato di fatto anche che molti migranti siano entrati illegalmente in Italia, quindi da clandestini, ma questa parola non si può più usare. Nel 2014 la commissione del Senato per i diritti umani ha deciso che doveva essere cancellata da tutti gli atti ufficiali e dai documenti del ministero dell’Interno. E’ stata ritenuta denigratoria, offensiva. Visto che tutti coloro che arrivano illegalmente e senza documenti nel nostro paese, fanno subito, aiutati dalle associazioni, domanda di asilo politico o umanitario, devono – si è deciso – essere chiamati richiedenti asilo.

Se questo si può fare per un gruppo di persone, fino al punto di essere riusciti a cambiare completamente in pochi anni la mentalità collettiva, lo si può fare anche per le donne. Perché non può essere siglata una Carta di Roma o di dove vi pare che impedisca l’uso, anche in privato, di queste terminologie offensive per le femmine e le sanzioni? Se dietro alle parole c’è un mondo di significati, allora è giusto che certi termini vengano, una volta per tutte, aboliti.
Non si dice più spazzini, ma operatori ecologici. Non si dice più da un pezzo, per fortuna, handicappati, ma disabili o diversamente abili. Non si dice più negro, ma nero. Non si dice più ciechi o sordi, ma non vedenti e non udenti, anche se queste stesse persone contestano le nuove espressioni perché contengono una negazione. L’avverbio “non” indica una menomazione, un “non avere”, invece noi per certi versi, spiegano, abbiamo di più, maggiori capacità sensoriali e non vogliamo essere classificati come persone che hanno meno degli altri.

Cosa ci vuole dunque a vietare che le donne vengano ancora etichettate così? La civiltà passa dalle parole, giusto? Allora, via la parola “puttana” e tutte le implicazioni negative che comporta. Ma si sa, le donne rimangono l’ultima ruota del carro, accettano tutto e porgono l’altra guancia. E il potere delle parole, checché si dica, lo hanno ancora gli uomini. Eppure le donne sono la maggioranza, i migranti rimangono una minoranza. Perché questa maggioranza deve sopportare di essere appellata ancora e sempre con insulti a sfondo sessuale con la complicità e il totale disinteresse del potere maschile? Si sono varate le quote rosa, si è deciso di dire “ministra, sindaca, assessora”. Non si è deciso su una cosa ben più grave, il cui divieto andrebbe a incidere profondamente sulla mentalità. E’ l’ennesima prova che questo è un mondo di uomini e il rispetto per le donne rimane chiacchiera. Signori legislatori, si avvicina il 25 novembre, la giornata contro la violenza sulle donne. Fate una bella azione, anziché riempiervi la bocca di vuota solidarietà. Abolite e vietate la parola “puttana”. Le parole non sono solo forma, ma sostanza, visto che avete abolito il termine “clandestini”. Vedrete quanto il mondo cambierà.

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